Francia, arriva la tassa sulle bibite gassate. Ma così i negozi la aggirano

Laura Pellegrini

14 Febbraio 2026 - 07:37

Dallo scorso aprile l’imposta sulle bibite gassate è più che raddoppiata, ma le aziende hanno trovato un modo per aggirarla. Le perdite superano i 20 milioni.

Francia, arriva la tassa sulle bibite gassate. Ma così i negozi la aggirano

In Francia le aziende produttrici di bibite gassate e zuccherate sono soggette a una «tassa sullo zucchero», la cosiddetta sugar tax. Introdotta a partire dal 2018, questa imposta è stata recentemente incrementata: a partire dal 1° aprile 2025, infatti, il suo valore è più che raddoppiato, aumentando i costi per i grossisti e rendendo necessario un adeguamento dei prezzi finali nei negozi.

Una bottiglia di Coca-Cola che prima si poteva acquistare a 2,50 euro, ad oggi costa circa 60 centesimi in più, proprio per il fatto che la sugar tax è aumentata ed è andata a ricadere sui consumatori.

Sebbene questa tassa sulle bibite zuccherate abbia inizialmente riscosso grande successo e abbia limitato il consumo di queste bevande tra i cittadini, sembra che alcuni distributori abbiano trovato un metodo che gli permette di aggirare l’imposta e quindi vendere le bibite a un costo ridotto.

Le imprese francesi aggirano la tassa sulle bibite gassate

La tassa sullo zucchero entrata in vigore in Francia si applica a tutte le bibite gassate e zuccherate: trattandosi di un’imposta progressiva, più alto è il contenuto di zucchero, maggiore è l’imposta. L’obiettivo è quello di ridurre il consumo di queste bevande soprattutto tra le fasce di popolazione più giovani, oppure spingere le aziende produttrici a rivedere le ricette in modo da ridurre il contenuto di zucchero presente in ogni bevanda.

Le imprese, però, hanno adottato una serie di strategie che gli hanno permesso di aggirare questa tassa, creando un buco di decine di milioni di euro. In primis, alcune grandi aziende produttrici di bibite gassate e zuccherate, come Coca-Cola e Pepsi, hanno cercato di evitare la tassa riducendo i livelli di zucchero nelle loro bevande, riformulando le ricette per scendere sotto le soglie critiche di tassazione.

In altri casi, invece, è emerso un vero e proprio mercato parallelo nel quale le imprese importano lattine di soda dall’Est Europa, sottraendosi così al controllo fiscale francese. Molte persone potrebbero aver già notato delle scritte in lingua straniera sulle lattine, a conferma del fatto che l’acquisto avviene in un Paese dell’Est.

Come opera il mercato parallelo

Le aziende produttrici che intendono eludere la tassa sullo zucchero hanno creato una o più società in Francia per acquistare spedizioni di Coca-Cola o Pepsi in Polonia, Repubblica Ceca, Germania e altri paesi dell’Europa orientale. Trovandosi a tutti gli effetti nel Vecchio Continente, le merci possono circolare liberamente.

Mentre i camion effettuano il loro viaggio, i contrabbandieri cercano di vendere queste lattine ai grossisti in modo che possano importarle in Francia senza dover pagare alcuna tassa. I camion effettuano poi le consegne in piccoli negozi, panetterie, bar che acquisteranno le lattine e saranno soddisfatti di pagare un prezzo ridotto.

Queste aziende, però, omettono la dichiarazione di importazione di migliaia di lattine creando così un’economia sommersa che - secondo le testimonianze di alcuni grossisti contattati da RTL.fr - ammonterebbe addirittura a oltre 20 milioni di euro.

Sulle lattine di questi prodotti non sono elencati tutti gli ingredienti contenuti al loro interno e ciò violerebbe anche un ulteriore obbligo di conformità previsto dalla legge nazionale (che in Francia è molto severa). Molte bevande potrebbero contenere lo sciroppo di glucosio anziché lo zucchero e costituirebbero quindi un rischio per la salute pubblica.

A quanto ammonta la perdita per la Francia?

L’esistenza di questo meccanismo di contrabbando sulle lattine di bibite zuccherate sta creando gravi perdite per le casse statali francesi: basti pensare che la tassa sullo zucchero genera un gettito di entrata pari a 300 milioni di euro all’anno.

Oltre che un problema economico, questi contrabbandieri stanno generando anche un problema per la salute dei cittadini che non sono a conoscenza degli ingredienti contenuti in questi prodotti contraffatti.

I responsabili di questo mercato parallelo, se venissero intercettati dalle autorità fiscali, potrebbero essere arrestati dalla Direzione Generale della Concorrenza, del Consumo e della Repressione delle Frodi (DGCCRF).

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