20 anni senza tasse sui redditi esteri, successione all’1%, incentivi per multinazionali e grandi patrimoni. La riforma fiscale di questo Paese attira i ricchi.
La Turchia ha appena introdotto una storica riforma fiscale che prevede l’azzeramento delle tasse (esenzione totale) per 20 anni sui redditi prodotti all’estero per i nuovi residenti fiscali. Il provvedimento, annunciato dal presidente Erdoğan, mira a trasformare il Paese in un hub finanziario globale in diretta concorrenza con Dubai e Singapore.
Qualcuno parla già della possibile nascita di un nuovo paradiso fiscale a due passi dall’Italia, dove lavoratori e pensionati potranno trasferirsi per godere di agevolazioni fiscali. Altri invece ritengono che queste agevolazioni possano attrarre imprenditori e investitori stranieri titolari di grandi patrimoni o almeno far rientrare i capitali perduti negli ultimi anni.
Vediamo nel dettaglio cosa prevede la nuova riforma fiscale della Turchia e quali sono le agevolazioni fiscali per i nuovi residenti nel Paese.
Zero tasse per 20 anni sui redditi esteri: la Turchia diventa un paradiso fiscale
La nuova riforma appena approvata dal Governo punta ad attirare grandi capitali all’interno del Paese: secondo il provvedimento, dividendi, plusvalenze, rendite finanziarie e utili societari generati fuori dalla Turchia non saranno tassati per 20 anni e non dovranno neppure essere dichiarati al fisco turco. In un periodo storico di difficoltà economiche e geopolitiche, la Turchia vuole sfruttare la sua posizione geografica strategica per sottrarre capitali e talenti ad altre piazze competitive, a cavallo tra Europa, Medio Oriente e Asia Centrale.
Le agevolazioni fiscali saranno però riservate ai nuovi residenti che dovranno dimostrare di non essere stati residenti fiscali in Turchia nei tre anni precedenti.
Per evitare contestazioni dall’Agenzia delle Entrate italiana, il trasferimento deve essere effettivo. Sarà necessario spostare la propria dimora abituale in Turchia per almeno 183 giorni all’anno e procedere all’iscrizione all’AIRE (Anagrafe Italiani Residenti all’Estero).
I redditi prodotti in Turchia, invece, continueranno ad essere tassati secondo il sistema fiscale nazionale (con aliquote ordinarie dal 15% al 40%), che ricorda i regimi “non-dom” utilizzati in passato da alcuni Paesi europei, ma con qualche vantaggio aggiuntivo.
Imposta di successione all’1% e sanatoria sui capitali
Oltre alla misura principale, che prevede l’azzeramento delle tasse per 20 anni ai nuovi residenti, nella riforma fiscale turca rientrano anche altre interessanti agevolazioni fiscali per i contribuenti. Tra questo c’è una forte riduzione dell’imposta di successione, che per i soggetti ammessi al nuovo regime speciale scenderà all’1%.
Per incentivare il rientro dei capitali detenuti all’estero, inoltre, il governo turco ha optato per una nuova sanatoria fiscale che consenta di riportare all’interno del Paese denaro, titoli, valuta e oro con aliquote estremamente ridotte e vantaggiose.
Con questa mossa il governo vuole rafforzare la tenuta finanziaria del Paese in un periodo storico particolarmente delicato a livello geopolitico mondiale.
Agevolazioni per aziende, freelance e crypto
La riforma non tutela solo i capitali personali, ma introduce forti sconti anche per il mondo business
- sviluppatori software, designer e consulenti freelance che risiedono in Turchia ma fatturano a clienti esteri possono accedere a una detrazione d’imposta fino al 100% (fisco a zero o quasi sul fatturato estero);
- le società con sede nell’Istanbul Financial Center (IFC) ottengono l’imposta societaria pari a zero sui profitti derivanti dal commercio di transito (transit trade);
- per le aziende manifatturiere locali, la Corporate Tax ordinaria viene dimezzata dal 25% al 12,5%.
Infine, agevolazioni anche sulle crypto: viene introdotta una tassazione agevolata del 10% sui guadagni realizzati tramite piattaforme locali regolamentate, con il Presidente che mantiene il potere di azzerarla a seconda del token o del periodo di detenzione.
Il contesto economico e le difficoltà del Paese
Non è tutto oro quello che luccica: nonostante le agevolazioni fiscali appena introdotte, prima di effettuare un trasferimento fiscale è utile considerare anche il contesto economico. La Turchia continua a fare i conti con un’inflazione ormai superiore al 30%, registrando gravi pressioni sulla lira turca e numerose difficoltà per molte aziende esportatrici.
La riforma fiscale intende quindi attirare grandi capitali provenienti dall’estero, rafforzare le riserve finanziarie del Paese e spingere i capitali usciti negli anni precedenti a rientrare in Turchia. La grande sfida sarà intercettare i giusti investitori per ottenere un discreto successo.
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