Figlio, ma quanto mi costi? Ecco quanto può spendere una famiglia per mantenere un figlio in Italia fino ai 18 anni e oltre, e quali bonus e agevolazioni riconosce lo Stato.
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I figli sono pezzi di cuore e l’amore dato loro e ricevuto non ha prezzo... Anzi, un prezzo ce l’ha, e anche piuttosto alto.
L’Italia è tra i Paesi europei con la fecondità più bassa: secondo l’Istat, nel 2025 le nascite si sono fermate a 355mila, il 3,9% in meno rispetto al 2024, e il numero medio di figli per donna è sceso a 1,14 (era 1,18 l’anno prima).
Le cause sono diverse e tra queste pesa anche l’aspetto economico: lavoro instabile e stipendi bassi, specialmente nei primi anni, possono frenare una coppia davanti al costo di mettere al mondo un figlio. Non è un caso che lo Stato riconosca ogni anno incentivi e agevolazioni per le famiglie.
Ma quanto costa un figlio, davvero? I monitoraggi dell’Osservatorio Nazionale Federconsumatori (O.N.F.) sul caro-bimbo permettono di ricostruire il conto fase per fase. Si tratta di stime: la spesa effettiva dipende da reddito, territorio, scelte di consumo e servizi utilizzati.
Le spese del primo anno del neonato: fino a 17.500 euro
Il figlio è caro ancor prima di nascere. Tra indumenti premaman, controlli medici e specialistici, farmaci e shopping per il nascituro, nel monitoraggio pubblicato nel 2024 Federconsumatori stima la spesa in gestazione in 2.747 euro.
Il primo anno di vita, poi, è il più impegnativo. Tra pannolini, culla, passeggino, latte, pappe e spese mediche, secondo la rilevazione 2024 dell’O.N.F. i neo-genitori spendono da 7.431,58 a 17.585,78 euro, con un aumento del 5% sui costi minimi e del 3% su quelli massimi rispetto al 2023.
Le voci più pesanti sono l’abbigliamento e le calzature (da 1.184,80 a 3.098 euro, perché un neonato cambia taglia nel giro di poche settimane), le visite mediche (da 984,50 a 1.809 euro), i pannolini (da 552 a 1.212 euro, a cui si sommano salviette e creme) e i farmaci (da 454,60 a 799 euro).
Sui beni durevoli, esclusi quindi pannolini, latte, pappe, farmaci e visite, acquistare online fa risparmiare dal 30% al 36%, mentre con l’usato il risparmio sale al 53-61%. Il pediatra di libera scelta del Servizio sanitario nazionale garantisce gratis l’assistenza di base, mentre le visite private restano a carico della famiglia.
Quanto costa mantenere un figlio fino a 18 anni?
Fino alla maggiore età il riferimento resta la stima dell’O.N.F. pubblicata nel 2021: per due genitori con reddito di 34.000 euro l’anno, crescere un figlio fino a 18 anni costa 175.642,72 euro, in media indicativa circa 9.758 euro l’anno, poco più di 810 euro al mese.
Le cifre cambiano molto in base al reddito dei genitori: con 22.500 euro annui il conto scende a 118.234,15 euro, oltre i 70.000 euro sale a 321.617,36 euro. E con l’età la spesa mensile cresce: per un ragazzo di 16 anni la stessa stima indica 955 euro al mese, quasi 11.500 euro l’anno.
| Fase | Spesa stimata | Riferimento |
|---|---|---|
| Gravidanza | 2.747 euro | Federconsumatori, 2024 |
| Primo anno di vita | da 7.431,58 a 17.585,78 euro | Federconsumatori, 2024 |
| Da 0 a 18 anni, reddito di 34.000 euro | 175.642,72 euro (circa 813 euro al mese) | Federconsumatori, 2021 |
| Da 0 a 18 anni, per fascia di reddito | da 118.234,15 a 321.617,36 euro | Federconsumatori, 2021 |
| Figlio di 16 anni | 955 euro al mese | Federconsumatori, 2021 |
| Università da fuori sede | fino a 19.000 euro l’anno | Udu e Federconsumatori, 2024 |
Si spende di più per scuola e istruzione
A pesare in maniera più consistente sul bilancio familiare è l’istruzione, insieme alla cultura, su cui le famiglie di oggi investono molto più di ieri. A questa voce bisogna aggiungere il dentista, le gite, i capi d’abbigliamento, lo sport e gli hobby, la babysitter, il cibo e i trasporti. Le cifre variano anche in base all’area geografica: si spende molto di più nelle città medio-grandi del Centro-Nord rispetto al Sud e alle Isole.
Quanto costa mandare un figlio all’università
La stima sui 18 anni non considera che, pur compiuta la maggiore età, nella maggior parte dei casi i genitori in Italia continuano a mantenere i figli pagando loro l’università, corsi, master, vitto e alloggio.
Sul fronte delle tasse, l’ultimo approfondimento del ministero dell’Università e della Ricerca, riferito all’anno accademico 2023/24, indica in 943 euro la contribuzione media versata dagli iscritti agli atenei statali. Per il 2025/26 Federconsumatori ha rilevato un ulteriore aumento medio del 5,9%, con l’Università di Milano e quella di Pavia in testa per importi massimi.
Il vero salasso riguarda i fuori sede: secondo l’indagine 2024 di Unione degli Universitari e Federconsumatori, tra affitto, vitto, tasse e spostamenti si può arrivare a 19mila euro l’anno. Nell’ipotesi più costosa, una laurea magistrale da fuori sede vale fino a circa 95mila euro in cinque anni. Per l’anno accademico 2026/27 gli importi minimi delle borse di studio sono fissati a 7.171,11 euro per i fuori sede, 4.190,71 euro per i pendolari e 2.890,16 euro per chi studia in sede.
Bonus e detrazioni 2026: quanto restituisce lo Stato
Il pilastro del sostegno è l’Assegno unico e universale, che dal 2022 ha sostituito bonus bebè, premio alla nascita, assegni familiari e detrazioni per i figli under 21. Nel 2026, rivalutato dell’1,4%, l’importo base mensile per ogni figlio minorenne va da 203,80 euro (ISEE fino a 17.468,51 euro) a 58,30 euro (ISEE pari o superiore a 46.582,71 euro o assente). Fino al primo compleanno l’importo è maggiorato del 50%, mentre per i figli tra 18 e 20 anni va da 99,10 a 29,10 euro.
Per i nati nel 2026 c’è poi il bonus nuovi nati, un contributo una tantum da 1.000 euro riservato ai nuclei con ISEE fino a 40.000 euro (calcolato al netto dell’Assegno unico), da richiedere all’Inps entro 120 giorni dalla nascita o dall’adozione, pena la perdita del diritto.
Chi affronta la retta dell’asilo può contare sul bonus nido, un rimborso commisurato alle rette effettivamente pagate: per i bambini nati dal 1° gennaio 2024 arriva a 3.600 euro l’anno con ISEE fino a 40.000 euro e scende a 1.500 euro oltre questa soglia o senza ISEE; per i nati prima resta lo schema a tre fasce da 3.000, 2.500 e 1.500 euro. Dal 2026 la domanda vale fino ad agosto dell’anno del terzo compleanno, ma ogni anno vanno indicate le mensilità e allegati i giustificativi. Non è cumulabile con la detrazione per l’asilo nido.
Il bonus mamme vale 60 euro per ogni mese di lavoro, fino a 720 euro esentasse pagati in un’unica soluzione a dicembre 2026. Spetta alle lavoratrici dipendenti e autonome con reddito da lavoro fino a 40.000 euro, madri di due figli con il più piccolo sotto i 10 anni oppure di tre o più figli con il più piccolo sotto i 18 anni. Escluse le lavoratrici domestiche. Serve la domanda all’Inps, che ha fissato le regole con la circolare n. 106 del 16 ottobre 2026 e comunicherà l’apertura del servizio.
Superati i 21 anni torna in gioco la detrazione per figli a carico: spetta per i figli tra 21 e 30 anni non compiuti (senza limite di età in caso di disabilità) e vale 950 euro teorici, che si riducono all’aumentare del reddito del genitore. Per essere a carico il figlio non deve superare 4.000 euro di reddito annuo fino a 24 anni e 2.840,51 euro oltre.
In concreto, una famiglia con ISEE fino a 17.468,51 euro e un bambino nato nel 2026 può ottenere, se ricorrono tutti i requisiti, fino a 3.668,40 euro di Assegno unico nel primo anno (305,70 euro al mese), oltre al bonus nuovi nati da 1.000 euro. Se il bambino frequenta il nido, può aggiungersi un rimborso fino a 3.600 euro, commisurato alle rette pagate.
Il sostegno può superare gli 8.000 euro ma non azzera il conto: per questo, avverte Federconsumatori, fare un figlio rischia di diventare un lusso riservato a pochi.
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