Quanto costa crescere un figlio? Spese e costi reali

Emanuele Di Baldo

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Figlio, ma quanto mi costi? Ecco quanto può spendere una famiglia per mantenere un figlio in Italia fino ai 18 anni e oltre, e quali bonus e agevolazioni riconosce lo Stato.

Quanto costa crescere un figlio? Spese e costi reali

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I figli sono pezzi di cuore e l’amore dato loro e ricevuto non ha prezzo... Anzi, un prezzo ce l’ha, e anche piuttosto alto.

L’Italia è tra i Paesi europei con la fecondità più bassa: secondo l’Istat, nel 2025 le nascite si sono fermate a 355mila, il 3,9% in meno rispetto al 2024, e il numero medio di figli per donna è sceso a 1,14 (era 1,18 l’anno prima).

Le cause sono diverse e tra queste pesa anche l’aspetto economico: lavoro instabile e stipendi bassi, specialmente nei primi anni, possono frenare una coppia davanti al costo di mettere al mondo un figlio. Non è un caso che lo Stato riconosca ogni anno incentivi e agevolazioni per le famiglie.

Ma quanto costa un figlio, davvero? I monitoraggi dell’Osservatorio Nazionale Federconsumatori (O.N.F.) sul caro-bimbo permettono di ricostruire il conto fase per fase. Si tratta di stime: la spesa effettiva dipende da reddito, territorio, scelte di consumo e servizi utilizzati.

Le spese del primo anno del neonato: fino a 17.500 euro

Il figlio è caro ancor prima di nascere. Tra indumenti premaman, controlli medici e specialistici, farmaci e shopping per il nascituro, nel monitoraggio pubblicato nel 2024 Federconsumatori stima la spesa in gestazione in 2.747 euro.

Il primo anno di vita, poi, è il più impegnativo. Tra pannolini, culla, passeggino, latte, pappe e spese mediche, secondo la rilevazione 2024 dell’O.N.F. i neo-genitori spendono da 7.431,58 a 17.585,78 euro, con un aumento del 5% sui costi minimi e del 3% su quelli massimi rispetto al 2023.

Le voci più pesanti sono l’abbigliamento e le calzature (da 1.184,80 a 3.098 euro, perché un neonato cambia taglia nel giro di poche settimane), le visite mediche (da 984,50 a 1.809 euro), i pannolini (da 552 a 1.212 euro, a cui si sommano salviette e creme) e i farmaci (da 454,60 a 799 euro).

Sui beni durevoli, esclusi quindi pannolini, latte, pappe, farmaci e visite, acquistare online fa risparmiare dal 30% al 36%, mentre con l’usato il risparmio sale al 53-61%. Il pediatra di libera scelta del Servizio sanitario nazionale garantisce gratis l’assistenza di base, mentre le visite private restano a carico della famiglia.

Quanto costa mantenere un figlio fino a 18 anni?

Fino alla maggiore età il riferimento resta la stima dell’O.N.F. pubblicata nel 2021: per due genitori con reddito di 34.000 euro l’anno, crescere un figlio fino a 18 anni costa 175.642,72 euro, in media indicativa circa 9.758 euro l’anno, poco più di 810 euro al mese.

Le cifre cambiano molto in base al reddito dei genitori: con 22.500 euro annui il conto scende a 118.234,15 euro, oltre i 70.000 euro sale a 321.617,36 euro. E con l’età la spesa mensile cresce: per un ragazzo di 16 anni la stessa stima indica 955 euro al mese, quasi 11.500 euro l’anno.

Fase Spesa stimata Riferimento
Gravidanza 2.747 euro Federconsumatori, 2024
Primo anno di vita da 7.431,58 a 17.585,78 euro Federconsumatori, 2024
Da 0 a 18 anni, reddito di 34.000 euro 175.642,72 euro (circa 813 euro al mese) Federconsumatori, 2021
Da 0 a 18 anni, per fascia di reddito da 118.234,15 a 321.617,36 euro Federconsumatori, 2021
Figlio di 16 anni 955 euro al mese Federconsumatori, 2021
Università da fuori sede fino a 19.000 euro l’anno Udu e Federconsumatori, 2024

Si spende di più per scuola e istruzione

A pesare in maniera più consistente sul bilancio familiare è l’istruzione, insieme alla cultura, su cui le famiglie di oggi investono molto più di ieri. A questa voce bisogna aggiungere il dentista, le gite, i capi d’abbigliamento, lo sport e gli hobby, la babysitter, il cibo e i trasporti. Le cifre variano anche in base all’area geografica: si spende molto di più nelle città medio-grandi del Centro-Nord rispetto al Sud e alle Isole.

Quanto costa mandare un figlio all’università

La stima sui 18 anni non considera che, pur compiuta la maggiore età, nella maggior parte dei casi i genitori in Italia continuano a mantenere i figli pagando loro l’università, corsi, master, vitto e alloggio.

Sul fronte delle tasse, l’ultimo approfondimento del ministero dell’Università e della Ricerca, riferito all’anno accademico 2023/24, indica in 943 euro la contribuzione media versata dagli iscritti agli atenei statali. Per il 2025/26 Federconsumatori ha rilevato un ulteriore aumento medio del 5,9%, con l’Università di Milano e quella di Pavia in testa per importi massimi.

Il vero salasso riguarda i fuori sede: secondo l’indagine 2024 di Unione degli Universitari e Federconsumatori, tra affitto, vitto, tasse e spostamenti si può arrivare a 19mila euro l’anno. Nell’ipotesi più costosa, una laurea magistrale da fuori sede vale fino a circa 95mila euro in cinque anni. Per l’anno accademico 2026/27 gli importi minimi delle borse di studio sono fissati a 7.171,11 euro per i fuori sede, 4.190,71 euro per i pendolari e 2.890,16 euro per chi studia in sede.

Bonus e detrazioni 2026: quanto restituisce lo Stato

Il pilastro del sostegno è l’Assegno unico e universale, che dal 2022 ha sostituito bonus bebè, premio alla nascita, assegni familiari e detrazioni per i figli under 21. Nel 2026, rivalutato dell’1,4%, l’importo base mensile per ogni figlio minorenne va da 203,80 euro (ISEE fino a 17.468,51 euro) a 58,30 euro (ISEE pari o superiore a 46.582,71 euro o assente). Fino al primo compleanno l’importo è maggiorato del 50%, mentre per i figli tra 18 e 20 anni va da 99,10 a 29,10 euro.

Per i nati nel 2026 c’è poi il bonus nuovi nati, un contributo una tantum da 1.000 euro riservato ai nuclei con ISEE fino a 40.000 euro (calcolato al netto dell’Assegno unico), da richiedere all’Inps entro 120 giorni dalla nascita o dall’adozione, pena la perdita del diritto.

Chi affronta la retta dell’asilo può contare sul bonus nido, un rimborso commisurato alle rette effettivamente pagate: per i bambini nati dal 1° gennaio 2024 arriva a 3.600 euro l’anno con ISEE fino a 40.000 euro e scende a 1.500 euro oltre questa soglia o senza ISEE; per i nati prima resta lo schema a tre fasce da 3.000, 2.500 e 1.500 euro. Dal 2026 la domanda vale fino ad agosto dell’anno del terzo compleanno, ma ogni anno vanno indicate le mensilità e allegati i giustificativi. Non è cumulabile con la detrazione per l’asilo nido.

Il bonus mamme vale 60 euro per ogni mese di lavoro, fino a 720 euro esentasse pagati in un’unica soluzione a dicembre 2026. Spetta alle lavoratrici dipendenti e autonome con reddito da lavoro fino a 40.000 euro, madri di due figli con il più piccolo sotto i 10 anni oppure di tre o più figli con il più piccolo sotto i 18 anni. Escluse le lavoratrici domestiche. Serve la domanda all’Inps, che ha fissato le regole con la circolare n. 106 del 16 ottobre 2026 e comunicherà l’apertura del servizio.

Superati i 21 anni torna in gioco la detrazione per figli a carico: spetta per i figli tra 21 e 30 anni non compiuti (senza limite di età in caso di disabilità) e vale 950 euro teorici, che si riducono all’aumentare del reddito del genitore. Per essere a carico il figlio non deve superare 4.000 euro di reddito annuo fino a 24 anni e 2.840,51 euro oltre.

In concreto, una famiglia con ISEE fino a 17.468,51 euro e un bambino nato nel 2026 può ottenere, se ricorrono tutti i requisiti, fino a 3.668,40 euro di Assegno unico nel primo anno (305,70 euro al mese), oltre al bonus nuovi nati da 1.000 euro. Se il bambino frequenta il nido, può aggiungersi un rimborso fino a 3.600 euro, commisurato alle rette pagate.

Il sostegno può superare gli 8.000 euro ma non azzera il conto: per questo, avverte Federconsumatori, fare un figlio rischia di diventare un lusso riservato a pochi.

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