Quanti soldi servono all’Italia e come far ripartire l’economia? La ricetta di Carlo Cottarelli

Flavia Provenzani

26/04/2020

15/04/2021 - 09:58

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Carlo Cottarelli, economista: «Come ritirare su l’economia italiana? È il momento di fare deficit pubblico» e i soldi devono arrivare dall’Europa.

Quanti soldi servono all'Italia e come far ripartire l'economia? La ricetta di Carlo Cottarelli

Come far ripartire l’economia italiana? La risposta è nell’aumento del deficit pubblico con fondi provenienti dall’Unione Europea: è questo il punto di vista di Carlo Cottarelli, noto economista intervistato da Lorenza Baroncelli, Direttore Artistico di Triennale Milano. Per comprendere il futuro del mondo dell’arte e dei musei in un’era post-COVID-19, infatti, è necessaria una seria riflessione economica.

Per Cottarelli vi è «la necessità di una spinta della spesa pubblica per ripartire». L’economia, infatti, «ci metterebbe troppo tempo» a farlo in autonomia «a causa dell’incertezza e la mancanza di domanda, quindi è il momento di fare deficit pubblico e non solamente nell’immediato».

«L’unico vincolo è che questi soldi qualcuno ce li deve dare», specifica l’economista.
Se da una parte Paesi come la Germania, avendo un debito pubblico basso, hanno maggiore flessibilità, «noi abbiamo bisogno del sostegno dell’Europa».

Quanti soldi servono all’Italia? La risposta di Cottarelli

Quanto serve quest’anno allo Stato italiano per finanziare le famiglie, le imprese, la ripartenza economia e per pagare i titoli che giungono a scadenza?
La stima dell’economista è di 500-550 miliardi di euro se il PIL cade del 9% e il deficit arriva tra il 9-10 % del PIL.

Di questi, 220 miliardi arrivano già dalla BCE tramite gli acquisti titoli di Stato italiani che sta compiendo secondo i programmi attuali - potrebbero anche essere aumentati, spiega Cottarelli, ma per ora è così.
17-18 miliardi potrebbero venire dallo SURE, meccanismo di finanziamento europeo della cassa integrazione, e dal «MES buono» - che ha come condizionalità quella di spendere la liquidità nel settore sanitario - arriverebbero altri 36-37 miliardi.

Stiamo parlando di 270 miliardi circa, contro il suddetto fabbisogno di 500-550 miliardi di euro, stima che tuttavia non tiene conto del fatto che arriverà altra liquidità dall’emissione di nuovi titoli di Stato italiani - è infatti improbabile che tali acquisti si fermino.

Come sottolineato da Cottarelli, «tanto più riusciamo a ridurre questo divario, tanto più è improbabile che a qualcuno sui mercati venga voglia di speculare sui titoli di Stato italiani ». «Dobbiamo», infatti, «evitare questo scenario nel modo più assoluto, è per questo che agli aiuti della BCE sarebbe utile integrare il piano anche con i famosi recovery bond».
Vi sono anche i 200 miliardi provenienti dalla BEI; questi andrebbero a convogliare nel settore privato, ma che in parte anch’essi potranno sostenere l’economia italiana.

Di seguito l’intervista integrale a Carlo Cottarelli:

Come sostenere il mondo della cultura, invece?

Per Cottarelli «servirebbe un sostegno più forte di quello che viene dato alle imprese, perché le aziende quando riapriranno potranno ripartire e recuperare il terreno perso, ad esempio producendo di più o facendo straordinari. Le istituzioni culturali però non possono recuperare in questo modo, non è che siccome sono state chiuse per due mesi, nei prossimi mesi si ritroveranno con il doppio dei visitatori.

Quindi la perdita economica è ancora più elevata e quello che servirebbe non è un prestito, ma un sussidio per aiutare a superare questa fase. Le imprese possono recuperare nel tempo le perdite dovute ai tagli di produzione che sono state costrette ad affrontare, ma per le istituzioni culturali è diverso e sarà molto più difficile recuperare. Inoltre, gli effetti secondari di non avere entrate economiche si traducono proprio nei tagli dei costi».

Alla domanda di Baroncelli «crede che il futuro sarà capace di rimettere al centro la cultura, la scienza e l’educazione, per riprendersi cura dell’essere umano?», per Cottarelli non ci sono dubbi:

Da tempo sostengo che la pubblica istruzione, la ricerca e l’università sono fondamentali per una crescita in Italia. Purtroppo ci sono state altre priorità.

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