Quando si prescrivono le cartelle esattoriali?

Le cartelle esattoriali si prescrivono dopo 10 o 5 anni? La giurisprudenza è sempre più propensa al termine breve, misura che favorisce i debitori. Ecco cosa dice la legge.

Quando si prescrivono le cartelle esattoriali?

Anche le cartelle esattoriali cadono in prescrizione. Dopo quanti anni esattamente? Questo è un tema molto sentito dai contribuenti perché una volta maturati i termini di prescrizione il debito si estingue. In altre parole, il Fisco cancella automaticamente le somme pretese.

La prescrizione ordinaria vuole che il debito si estingua dopo 10 anni, e questa è la posizione favorita dall’Amministrazione finanziaria; invece in diverse occasioni le Commissioni tributarie territoriali hanno stabilito che alle cartelle esattoriali si applica il termine di prescrizione più breve e quindi favorevole per il debitore: 5 anni. Ultima a riguardo la Commissione tributaria della Regione Lazio. La decisione in esame riguarda tutte le tipologie di debito: Irpef, Iva, Imu, Tasi, e così via.

Vediamo come funziona la prescrizione delle cartelle e quali sono gli atti interruttivi.

Prescrizione breve delle cartelle esattoriali: la decisione della Commissione tributaria del Lazio

Come si è anticipato, sul tema della prescrizione delle cartelle esattoriali si sta facendo strada poco a poco un orientamento più favorevole al contribuente insolvente: la prescrizione breve anziché decennale.

Fondamentale in tal senso è la decisione della Commissione tributaria della Regione Lazio, in particolare la sentenza numero 1416 del 2019. Qui i giudici hanno stabilito che tutte le cartelle contenenti l’intimazione al pagamento di Iva, Irpef e Iva si prescrivono nel termine di 5 anni anziché 10. vale a dire che se il debitore non paga entro 5 anni, il debito si estingue.

In termini giuridici, la decisione in esame si considera “pro reo”, vale a dire favorevole al soggetto insolvente, in questo caso il contribuente. Il privato cittadino dunque si pone in una condizioni di vantaggio nei confronti dell’Amministrazione finanziaria.

Nella stessa sentenza la Commissione tributaria regionale ha stabilito anche che se il contribuente chiede la rateizzazione del debito la prescrizione della cartella non si interrompe. Questa è un’altra decisione pro reo, in quanto accelera i tempi per la prescrizione della cartella e quindi la possibilità di evitare il pagamento.

Cartelle esattoriali: quali atti interrompono la prescrizione?

A questo punto è lecito chiedersi quali siano gli atti che interrompono la prescrizione delle cartelle esattoriali. Vediamoli subito.

Innanzitutto occorre spiegare che per “atto interruttivo” si intende il fatto o l’atto compiuto dal debitore che manifesta la volontà di esercitare il diritto. Quando il termine viene interrotto significa che, dopo il fatto o l’atto in questione, inizierà a trascorrere un nuovo termine prescrizionale, con l’effetto quindi di allungare l’arco temporale in cui il Fisco può pretendere il pagamento della cartella.

Per consuetudine, si considerano atti interruttivi ad esempio il pignoramento, la richiesta di pagamento con qualunque mezzo (Pec o raccomandata A/R), il preavviso di fermo amministrativo. Dopo la decisione della Commissione tributaria romana, la richiesta di rateizzazione delle somme dovute non opera come atto interruttivo della prescrizione.

Cartelle esattoriali, dopo 5 anni si prescrivono automaticamente

Tornando alla prescrizione breve delle cartelle, la Commissione ha stabilito che questa opera automaticamente. Che cosa significa? Vuol dire che il contribuente non dovrà compiere nessun atto successivo o ulteriori adempimenti formali affinché il debito si consideri estinto.

In altre parole, la situazione di insolvenza nei confronti del Fisco si sana automaticamente alla fine dei 5 anni.

Se, nonostante il decorso del termine, il Fisco notifica una nuova richiesta di pagamento, il contribuente ha 60 giorni per impugnarla innanzi al giudice, in quanto illegittima. Tuttavia, in caso di mancata impugnazione entro i termini stabiliti, il debito viene riconosciuto e il contribuente non può più far valere il decorso della prescrizione.

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