Qualcomm-NXP: salta acquisizione da $44 miliardi

Non arriva il via libera delle autorità cinesi e salta l’acquisizione di NXP da parte di Qualcomm, operazione dalle cifre astronomiche su cui pesa non poco la guerra commerciale tra Washington e Pechino

Qualcomm-NXP: salta acquisizione da $44 miliardi

Salta la fusione Qualcomm-NXP. L’attesa di quasi due anni da parte dell’azienda statunitense, nella speranza di una risoluzione degli ostacoli normativi, non è stata ripagata.
Così l’accordo tra le due società - dell’astronomica cifra di 44 miliardi di dollari - si arresta definitivamente; malgrado l’approvazione da parte delle autorità di regolamentazione di altre otto giurisdizioni, tra cui l’Unione europea e la Corea del sud, da Pechino è arrivato il no definitivo.

Il termine ultimo per la revisione dell’accordo era infatti fissato per il mezzogiorno di giovedì in Cina (le 6 AM in Italia) e il Ministero del commercio del Dragone non si è espresso.
Qualcomm aveva già anticipato agli investitori che l’acquisizione sarebbe con grossa probabilità andata verso un nulla di fatto, prevedendo il silenzio dell’Authority di Pechino.

Qualcomm, specializzata nel settore delle telecomunicazioni e dei semiconduttori, aveva già annunciato nell’ottobre del 2016 l’offerta per la società olandese NXP Semiconductors - anch’essa specializzata nel settore dei semiconduttori.
Aveva però fatto seguito un blocco del ministero del Commercio cinese a causa dalle tensioni commerciali tra Stati Uniti e Pechino.

Qualcomm-NXP, fusione fallita: effetto della guerra commerciale

Secondo Steve Mollenkopf, ad del colosso tech statunitense, le continue incertezze che hanno circondato un affare così importante introducono un rischio maggiore:

“Si apre la concreta probabilità di un cambiamento nell’attuale contesto geopolitico, che non credevamo fosse ipotizzabile nel prossimo futuro”.

Un riferimento esplicito alla guerra commerciale quello arrivato dai vertici della società con sede a San Diego, che impiega oltre 33.000 persone e che da tempo si trova a subire le ripercussioni che l’attuale clima sta causando all’industria tecnologica.

A marzo, Trump ha bloccato l’acquisizione Qualcomm-Broadcom, altra operazione record da 117 miliardi di dollari, sostenendo che avrebbe aiutato la Cina superare gli States nello sviluppo della tecnologia 5G.

Il mese successivo la Casa Bianca ha vietato alla società cinese di telecomunicazioni e smartphone ZTE di acquistare componenti di società americane. Una vera e propria mossa da ko per Qualcomm, cruciale fornitore di chip per gli smartphone di ZTE e che ha visto probabilmente già in quel frangente svanire la sua fusione con NXP.

Eppure, a seguito della sigla da parte degli USA su un nuovo accordo che consentiva a ZTE di riprendere gli affari con le compagnie americane, c’era la speranza che Pechino approvasse la fusione Qualcomm-NXP.

Ma gli Stati Uniti hanno imposto a giugno tariffe doganali sui beni cinesi del valore di 34 miliardi di dollari, citando il furto di proprietà intellettuale subìto come giustificazione. La risposta cinese è stata immediata, e ha portato alla minaccia di Trump: altri 200 miliardi di dollari in tasse sui prodotti cinesi.

Secondo JH Lin, analista della società di ricerca Trend Force, l’accordo Qualcomm-NXP avrebbe aiutato gli Stati Uniti ad espandere la propria influenza nell’industria dei chip, con un impatto negativo su diversi altri settori dell’industria pechinese.

Qualcomm avrebbe anche avuto occasione di migliorare le sue qualità tecnologiche, cosa che - spiega Lin - avrebbe rappresentato un grosso rischio per i produttori cinesi di chip e per l’intera industria dei semiconduttori del Paese.

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