Prezzo del petrolio a 100 dollari nel 2019. Le previsioni di Bank of America

Il prezzo del petrolio dovrebbe salire fino a 90 dollari al barile nel secondo trimestre del prossimo anno, ma potrebbe anche arrivare a 100 dollari secondo gli analisti di Bank of America. Vediamo perché.

Prezzo del petrolio a 100 dollari nel 2019. Le previsioni di Bank of America

Il prezzo del petrolio toccherà temporaneamente i 90 dollari al barile durante la prima metà del prossimo anno, se non prima, e potrebbe salire fino a 100 dollari al barile a seconda dei diversi eventi geopolitici e di altri fattori. È questa l’opinione dell’ultimo report sull’oro nero pubblicato dagli analisti di Bank of America Merrill Lynch.

Ma questi non prevedono un immediato rialzo della quotazione. Per quest’anno stimano un prezzo medio di 70 dollari al barile per il Brent; 75 dollari è la loro previsione per il prossimo anno, mentre la precedente era di 60 dollari.

I prezzi potrebbero comunque salire in modo significativo il prossimo anno. Il target della BoA è di 90 dollari al barile durante il secondo trimestre del 2019, con la possibilità che la quotazione arrivi anche a 100 dollari al barile. I futures sul Brent viaggiano al momento poco sopra i 77 dollari al barile.

Guardando ai prossimi 18 mesi, gli analisti si aspettano che l’offerta petrolifera globale “si riduca a causa del continuo collasso della produzione venezuelana, oltre che a causa dei rischi di un ribasso delle esportazioni di greggio dall’Iran. Inoltre, c’è secondo noi un’alta probabilità che l’OPEC collabori con la Russia nel 2019 per stabilire una soglia dei prezzi del petrolio”.

Secondo il report, l’OPEC e la Russia potrebbero gradualmente ridurre di 450.000 barili al giorno la quantità di petrolio che stanno trattenendo al di fuori dal mercato il prossimo anno. Ma se non faranno un passo indietro dal loro attuale accordo di limitare la produzione a 1,8 milioni di barili al giorno, il mercato si restringerà e i prezzi saranno più alti.

La banca d’investimento statunitense prevede inoltre che la produzione del Venezuela diminuirà di 500.000 barili al giorno nei prossimi 20 mesi, ma non ha incluso un forte calo delle esportazioni iraniane all’interno delle sue ultime previsioni. Se entro sei mesi non si raggiungerà un nuovo accordo sul nucleare, i mercati petroliferi globali potrebbero tornare a scendere. Nell’analisi si considera l’attuale produzione iraniana di circa 3,8 milioni di barili al giorno.

Per quanto riguarda gli Stati Uniti, gli analisti prevedono che i prezzi del greggio WTI saranno inferiori di circa 5 dollari rispetto al Brent quest’anno e di 6 dollari il prossimo anno, a causa di difficoltà nel trasporto del greggio sul mercato e per i vincoli di capitale imposti ai trivellatori. Il WTI al momento scambia a circa 71 dollari al barile.

Limitazioni dell’infrastruttura negli Stati Uniti, come la scarsa capacità degli oleodotti, stanno a significare che i trivellatori non possono aumentare la produzione come altrimenti farebbero. Gli analisti si aspettano che alcune delle problematiche che riguardano gli oleodotti a lungo raggio vengano risolte nella seconda metà del 2019. Hanno anche notato come le trivellazioni negli Stati Uniti sono limitate dalle pressioni esercitate sulle società affinché adattino il capitale investito all’aumento dei costi.

Il consumo mondiale di petrolio dovrebbe crescere di 1,5 milioni di barili al giorno quest’anno e di 1,4 milioni di barili al giorno l’anno prossimo.

L’OPEC e la Russia hanno tagliato la produzione a partire dal 2016 a causa di un massiccio eccesso di offerta. Bank of America ora vede un deficit di 630.000 barili al giorno quest’anno e 300.000 l’anno prossimo.

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