Il prezzo del petrolio torna a salire, proprio in coincidenza con la fine del lockdown causata dall’emergenza Coronavirus. Di conseguenza subiscono rincari anche i carburanti. L’Unione Nazionale Consumatori definisce «vergognoso» l’aumento così rapido a dispetto di una lento calo nel periodo in un cui il costo del greggio era crollato.

L’aumento prezzi dei carburanti

Lo scoppio della pandemia mondiale da COVID-19 aveva provocato il crollo del prezzo del greggio, nemmeno i Paesi produttori erano riusciti con la riduzione della produzione a fermarne la forte tendenza al ribasso. Tuttavia, appena terminato il lockdown la quotazione del petrolio è risalita superando i 30 dollari al barile, sono aumentati i costi di raffinazione e come conseguenza si è verificato un immediato aumento del prezzo dei carburanti.

Il prezzo medio nazionale della benzina è salito da 1,356 euro al litro della settimana precedente alle riaperture del 18 maggio 2020 a 1,378 euro al litro dell’ultima settimana (costo al self service).Il servito è arrivato a 1,520. Come riportato dal ministero dello Sviluppo economico anche il prezzo del diesel è aumentato nello stesso periodo, da 1,247 € al litro a 1,264 € al litro per il self service, mentre il servito è salito a 1,410. Per quanto concerne il prezzo del Gpl, il servito costa 0,586 euro al litro e il metano 0,980 €/Kg.

La protesta dell’Unione Nazionale Consumatori

A questo repentino aumento replica il presidente dell’Unione Nazionale Consumatori Massimiliano Dona che fa notare come sia vergognoso che appena terminato il lockdown, il prezzo dei carburanti sia tornato a salire velocemente a dispetto del crollo del prezzo del greggio che aveva portato a una lenta e lunga diminuzione dei prezzi durante l’emergenza Coronavirus.

Massimiliano Dona pone l’accento su come l’aumento dei prezzi di benzina e diesel corrisponda all’incremento delle auto in circolazione, diretta conseguenza della fine del lockdown. Il timore è che il prezzo di tutti i carburanti possa aumentare ancora nel corso delle prossime settimane. La richiesta al governo è di ridurre le accise.

Purtroppo l’aumento del prezzo dei carburanti non è un caso isolato, i rincari si sono registrati in Italia con le riaperture del 18 maggio, anche nei bar e in altre attività commerciali come parrucchieri e centri estetici. Addirittura qualche esercente ha applicato anche una tassa che in realtà non esiste: un contributo COVID-19 dai 2 ai 4 euro prontamente denunciato dal Codacons su segnalazioni ricevute dai consumatori.