Petrolio: future in positivo dopo dati sugli stock Usa

Dopo tre sedute con il segno meno, in cui il Wti è sceso di oltre 6 dollari, tornano a crescere le quotazioni del greggio made in Usa (nonostante l’andamento degli stock)

Petrolio: future in positivo dopo dati sugli stock Usa

Giornata con il segno più per le quotazioni del greggio. Dopo i sell-off degli ultimi giorni, nel corso dei quali il Wti ha perso oltre 6 dollari, il prezzo del petrolio statunitense, prendendo a riferimento il future con consegna febbraio scambiato al Nymex, passa di mano a 47,91 dollari il barile, +2,9% sul dato precedente.

Nelle ultime cinque sedute le quotazioni del petrolio hanno segnato un calo di oltre il 7% portando il saldo trimestrale a segnare un rosso di 32 punti percentuali.

Alle 16:30 è stato pubblicato l’aggiornamento elaborato dal Dipartimento dell’Energia Usa (o, meglio, dalla sua divisione statistica, l’EIA, Energy Information Administration) sull’andamento delle scorte. Attesi in rosso di 2,5 milioni di barili, gli stock di petrolio sono scesi di 1,5 milioni di barili (Stati Uniti: scorte di petrolio scendono meno del previsto.

I numeri sugli stock dell’API (American Petroleum Institute), che a differenza dell’EIA elabora il suo dato sui numeri comunicati su base volontaria, hanno evidenziato un rialzo degli stock di 3,5 milioni di barili. Gli esperti si attendevano una contrazione di circa 2,4 milioni.

Cali legati a rallentamento attività economica

L’accordo per il taglio dell’output raggiunto in sede Opec Plus lo scorso 7 dicembre, quando i rappresentanti del cartello e i maggiori produttori hanno convenuto di ridurre il greggio estratto di 1,2 milioni di barili giornalieri, non è servito a rilanciare i prezzi.

Questo perché se al meeting di Vienna si è potuti intervenire sull’andamento dell’offerta, che negli ultimi mesi, proprio in vista della riunione, è stata spinta a livelli da record, non si è potuto fare niente per quanto riguarda la domanda, vero driver dei prezzi negli ultimi mesi.

Michael Hewson, Chief Market Analyst di CMC Markets, rileva come il rallentamento della domanda di petrolio sia evidente dall’andamento degli stock. “L’incremento delle scorte […] è arrivato proprio nel momento in cui è stato registrato un rallentamento dell’attività economica”.

“Mentre alcuni hanno incolpato le tensioni commerciali o l’imposizione di tariffe, non può essere una coincidenza che […] l’attività economica, dopo aver spinto i prezzi in estate […] abbia anche contribuito a rallentare le richieste nel corso del terzo trimestre”.

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