Petrolio: tensioni Iran-Arabia Saudita, prezzi in rialzo. Nuove prospettive per l’oro nero

Tensioni tra Iran e Arabia Saudita spingono in rialzo i prezzi del petrolio sulle paure di uno stop alla produzione. Ecco cosa sta succedendo.

Le tensioni crescenti tra due dei più importanti produttori di petrolio - Arabia Saudita e Iran - stanno spingendo i prezzi del petrolio in forte rialzo nel primo giorno di trading del 2016 sulla prospettiva di uno stop della produzione dell’oro nero.

Il prezzo del petrolio statunitense WTI è aumentato dell’1,9 per cento a 37,76 dollari al barile durante le prime ore di sessione in Asia, in rialzo del 3,4 per cento dall’ultimo giorno di scambi nel 2015, mentre il prezzo del Brent è aumentato del 2,3 per cento a 38,12 dollari al barile.

Petrolio: prezzo in rialzo, conflitto Iran-Arabia Saudita

La spinta al rialzo sul prezzo del petrolio è stata generata dal taglio dei rapporti con l’Iran da parte dell’Arabia Saudita, dopo l’ambasciata saudita a Teheran è stata attaccata dagli iraniani per protestare contro l’esecuzione da parte di alcuni sauditi del religioso sciita Nimr al-Nimr

Perché il prezzo del petrolio sale?
Le tensioni tra Iran e Arabia Saudita, due Paesi produttori dell’OPEC, stanno mettendo nei guai gli investitori perché la maggior parte della produzione di petrolio saudita proviene dalla sua provincia orientale, che è controllata dagli sciiti.

Petrolio: cresce la tensione tra Iran e Arabia, ma il premio al rischio è basso

I prezzi del petrolio sono stati sotto pressione nel 2015, segnando oltre il 40 per cento di perdita a causa di un eccesso di produzione a livello mondiale.
Ma nonostante gli aumenti del prezzo del petrolio di lunedì, il premio al rischio sulle tensioni di questi giorni in Medio Oriente è «incredibilmente basso», come commenta Juerg Kiener, amministratore delegato e Chief Investment Officer alla Swiss Asia Capital a Singapore.

«Non ho mai visto una escalation e delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente come quelle che vediamo oggi e il prezzo del petrolio si sta muovendo molto lentamente dai minimi»

ha detto Kiener alla CNBC.

A circa 38 dollari al barile, i prezzi del petrolio sono ancora ai minimi pluriennali, dopo che l’OPEC ha rifiutato di abbassare il tetto massimo di produzione a 30 milioni di barili al giorno nella riunione di dicembre.

Leggi anche: Previsioni sul prezzo del petrolio nel 2016

Prezzo del petrolio: forti paure per la produzione di Arabia e Iran

Nonostante le previsioni parlino di una produzione di petrolio ancor più alta nel 2016, con l’Iran pronto a riprendere le esportazioni grazie alla revoca delle sanzioni degli Stati Uniti, il rischio generato dalle tensioni tra Iran e Arabia Saudita è un problema a lungo termine.

Gli ultimi avvenimenti geopolitici e il loro potenziale impatto sulla produzione del petrolio stanno dominando l’azione dei prezzi dell’oro nero.

L’Arabia Saudita produce circa 10 milioni di barili di petrolio al giorno, mentre la produzione dell’Iran è di circa 3 milioni di barili al giorno; una qualsiasi modifica alla produzione o al trasporto di petrolio potrebbe avere un impatto significativo sul mercato.

Petrolio: produzione mondiale in via di ribasso?

Una possibile interruzione della produzione in Arabia Saudita e in Iran potrebbe essere accompagnata da un rallentamento del pompaggio da parte di altri produttori. Mentre gli Stati Uniti hanno iniziato ad esportare greggio per la prima volta in 40 anni, la produzione è probabile che diminuisca a causa di una riduzione significativa degli investimenti causata dal basso prezzo del petrolio.

Anche un altro Paese non appartenente all’OPEC, la Russia, vedrà una crescita limitata della produzione su base annua a causa dei tagli aglio investimenti, ed è molto probabile che i massimi di produzione dei Paesi non-OPEC siano ormai alle nostre spalle.

Il consumo di petrolio, nel frattempo, è previsto essere in crescita anche nel 2016, dopo che le economie mondiali più grandi hanno segnato un aumento della domanda di circa il 2 per cento nel 2015.

La forza della domanda combinata ai tagli di produzione in vista rischia di spingere i mercati del petrolio a riequilibrarsi nella seconda metà dell’anno, soprattutto se la produzione degli Stati Uniti continuerà ad essere lenta.

Ma potrebbero giungere altre complicazioni e forte volatilità dall’Arabia Saudita, che potrebbe aumentare la produzione per contrastare la ricaduta del conflitto con l’Iran, il che significa che il prezzo del petrolio a 20 dollari al barile resta «una possibilità reale», in particolare fin quando i Paesi non-OPEC continueranno a lasciare invariata la produzione.

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