Petrolio: scorte USA, verbali FOMC e Iran per un nuovo ribasso

Il prezzo del petrolio corregge al ribasso durante la giornata di oggi: i motivi sono molteplici e potrebbero tutti contribuire a ridimensionare la quotazione dell’oro nero.

Il petrolio sta vivendo un ribasso durante la giornata di oggi, dopo il rally che ha vissuto nelle ultime sedute.

I dati sulle scorte di petrolio di greggio americane di ieri hanno cominciato a frenare le prospettive di rialzo della quotazione, sulle quali sono poi intervenuti i verbali del FOMC.

L’apprezzamento del dollaro che ha seguito di lì a poco ha portato ad una giornata in rosso per tutte le materie prime, petrolio compreso.

Tra i fattori c’è anche da considerare la situazione dell’Iran e la sua ripresa della produzione e dell’esportazione, dopo le sanzioni, che sembrano accrescere e di molto l’offerta.

Vediamo di capire la situazione attuale del petrolio e i fattori che sono alla base del suo attuale ribasso.

Petrolio: tre ragioni alla base del ribasso del prezzo

I future sul Brent LCOc1 sono scesi di 87 centesimi, ovvero del -1,8%, mentre quelli sul greggio (CLc1) hanno perso il -1,5%, giù di 74 centesimi.

Entrambi questi contratti avevano stabilito i loro massimi nel 2016 proprio durante questa settimana, dopo le notizie di un taglio della produzione di petrolio in diversi paesi dell’America, dell’Africa e dell’Asia.

Ma la corsa al rialzo è finita proprio tra ieri e oggi.

Il primo segnale è stato fornito nel pomeriggio di ieri, quando è stato comunicato il consueto dato sulle scorte di petrolio greggio USA.

L’aumento importante, che le ha portate a passare da -3,4 milioni di barili a +1,3 milioni, ha colto in contropiede gli operatori, con BNP Paribas che afferma:

“Il nostro sospetto è che il mercato del petrolio si sia mosso troppo in rialzo, troppo a lungo e troppo presto. ”

La sorpresa causata dal dato sulle scorte americane è derivata anche dalla produzione di petrolio greggio negli Stati Uniti che, avendo segnato un ribasso da 9,6 a 8,8 milioni di barili al giorno, portava ad aspettarsi dati del tutto diversi.

Oltre a questo, si è aggiunto un secondo fattore, relativo ai verbali del FOMC di ieri sera.

L’accresciuto ottimismo riguardo un possibile, addirittura probabile, rialzo dei tassi di interesse americani a giugno, ha causato un forte apprezzamento del dollaro.

Dal momento in cui il petrolio è scambiato in dollari, un rafforzamento della valuta americana porta ad un aumento dei costi per gli altri paesi che vogliano acquistare oro nero, danneggiando la domanda.

Da aprile il dollaro ha recuperato il 3,5% del suo valore contro le altre valute, dopo essere sceso dell’8% nei quattro mesi precedenti, fattore che pesa nei confronti degli scambi legati al petrolio.

Il terzo elemento che sta accompagnando il calo nel prezzo del petrolio è stata l’ondata di esportazione proveniente dall’Iran, dopo che sono state sollevate le sanzioni nei suoi confronti, che duravano da anni.

La produzione di petrolio da parte dell’Iran è infatti pronta a crescere del 60% su base annuale, arrivando a 2,1 milioni di barili al giorno. Questo rialzo fa credere che i problemi logistici incontrati dal paese medio-orientale a causa delle sanzioni siano state superati e non inficino sulle sue capacità produttive.

Tuttavia gli analisti, nonostante il calo del prezzo del petrolio di oggi, ritengono che lo spettro di una interruzione della produzione continui ad essere vivo.

ANZ Bank ha affermato che dall’inizio del 2016 si sono persi quasi 2,5 milioni di barili di produzione giornaliera e che ulteriori ribassi siano ancora previsti.

“La situazione in Venezuela sembra molto difficile. Il nostro sospetto è che i recenti problemi che hanno incontrato porterebbero a maggio la produzione giornaliera sotto i 2 milioni. ”

Queste le parole di ANZ, che sottolinea come la produzione del paese sud-americano sia sia già scesa da 2,4 a 2,15 milioni di barili, dalla fine del 2015 ad aprile.

L’ottica dei trader è invece quella di vedere il mercato globale del petrolio in leggero surplus di produzione nel prossimo futuro (tra 0,1 e 1 milione di barili al giorno), anche se sensibilmente meno dello scorso anno (2,5).

Fonte: Reuters

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