Petrolio: le ragioni della caduta del prezzo. Perché non accade lo stesso per la benzina?

Il prezzo del petrolio raggiunge i minimi da 11 anni per colpa degli squilibri di domanda e offerta sul mercato. Perché il prezzo della benzina non cala altrettanto velocemente?

Anche all’inizio del 2016 il petrolio non ferma la sua corsa al ribasso, raggiungendo per la prima volta da 11 anni i minimi, sotto i 33 dollari al barile. Ormai da più di un anno il prezzo dell’oro nero è in caduta libera, per una serie di fattori di natura economica e geopolitica.

Innanziutto il mercato soffre di un eccesso di offerta, ovvero una sovraproduzione. Da quando gli Stati Uniti qualche anno fa hanno cominiciato a produrre petrolio con nuove tecniche di estrazione che consentono di ricavare il greggio anche dai pori delle rocce impermeabili (shale oil) per ridurre la loro dipendenza da quello estero, il mercato è stato inondato di petrolio e gli USA hanno sottratto importanti quote di mercato ai produttori storici aderenti al cartello dell’Opec. Sulla scena poi si riaffaccerà presto anche l’Iran, che tornerà a breve sui mercati globali grazie all’accordo raggiunto sul nucleare, con la rimozione delle sanzioni occidentali. In questo scenario, i paesi componenti dell’Opec, non riescono più come in passato a trovare un accordo per calmierare i prezzi, e sicuramente la rottura diplomatica tra Iran e Arabia Saudita non fa ben sperare in questo senso. Sembrano finiti i tempi in cui il cartello lavorava in maniera compatta e riusciva ad esercitare una pressione tale sui mercati da creare crisi come quella energetica del 1973.

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Dall’altro lato, anche la domanda è in sofferenza. Con il rallentamento della Cina, il più grande importatore del mondo, e di altre economie emergenti che hanno trainato in passato la domanda, la richiesta di petrolio ha subito un forte contraccolpo.

Infine, potrebbe giocare un ruolo importante anche la quotazione del dollaro. Come per tutte le materie prime commerciate in dollari statunitensi, quando questa valuta si apprezza, il prezzo del greggio risulta in moneta estera più elevato. E come sappiamo sono alcuni anni che il dollaro è in rialzo, registrando anche nel 2016 un inizio anno positivo.

Ma perchè ad un drastico abbassamento del prezzo del petrolio non corrisponde uno speculare abbassamento del prezzo della benzina? Una delle ragioni potrebbe essere legata ai futures, contratti con i quali si decide di scambiare nel futuro un determinato bene ad un prezzo prefissato e concordato nel presente. Nella compravendita di petrolio i produttori di benzina fanno largo uso di questa tipologia di accordo, che tuttavia non può spiegare un andamento nel lungo periodo; i prezzi “industriali” (deteriminati dai produttori, diversi da quelli esposti al consumatore finale) seguono comunque l’andamento del petrolio. Una seconda ragione è invece legata alla tassazione imposta nel nostro paese sulla benzina. Di fatti, secondo dell’Osservatorio Prezzi e Tariffe del Ministero dello Sviluppo Economico (aggiornato ad Ottobre 2015), “la differenza positiva con gli altri paesi è in larga misura dovuta alla tassazione superiore: la componente fiscale della benzina italiana è superiore di 15 e 13 centesimi rispetto a Francia e Germania ed è inferiore di 4 centesimi rispetto prezzo medio nel Regno Unito, convertito in euro”. Di fatti, In Italia la benzina a monte di tasse e accise costa 0,479€/l, evidenziando un differenziale di +3 centesimi rispetto a Francia, Germania e Regno Unito, e uno stacco di 1,4 centesimi rispetto all’area euro; considerando invece la benzina al consumo, si registra un prezzo di 1,473 €/l, con un differenziale di + 18, +16 e -1 centesimi rispetto a Francia Germania e Regno Unito. Di conseguenza, anche se il prezzo del petrolio raggiunge livelli molto bassi, la componente fiscale del prezzo della benzina rallenta la discesa del costo del carburante.

E’ infine interessante far notare che alcune delle accise pagate dagli italiani sulla benzina risalgono a oltre 80 anni fa, ed erano state introdotte per il finanziamento di specifici progetti o a copertura di necessità straordinarie, senza più essere rimosse una volta terminata l’esigenza, come ad esempio il finanziamento della guerra d’Etiopia 1935-36, che pesa per lo € 0,000981 sulla formazione del prezzo, o il finanziamento della missione in Bosnia del 1996, che pesa per il 0,0114.

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