Petrolio: il crollo dei prezzi era prevedibile, come un futuro rialzo. Ecco perché.

Simone Casavecchia

12/01/2015

Al di là delle decisioni che l’Opec ha preso negli ultimi mesi e che prenderà nel prossimo futuro, analisi economiche di lungo periodo dimostrano la ciclicità dei prezzi del petrolio e la presenza di indicatori di lungo periodo che ne consentirebbero di prevedere l’andamento dei prezzi.

Petrolio: il crollo dei prezzi era prevedibile, come un futuro rialzo. Ecco perché.

Le evoluzioni del prezzo del petrolio saranno nel 2015, in larga parte imprevedibili e, in ogni caso, soggette a variazioni discontinue, tuttavia, per raccapezzarsi in quello che è stato di certo uno dei fenomeni economici maggiormente eclatanti del 2014, appare opportuno considerare un’opinione particolarmente consapevole in materia: quella di Jim O’Neill, già capo economista di Goldman Sachs che scrisse la sua tesi di dottorato sull’andamento dei prezzi del petrolio e che è intervenuto in proposito la scorsa settimana su Project Syndacate.

Nei suoi precedenti studi O’Neill aveva analizzato l’andamento dei prezzi del petrolio, rilevando un andamento ciclico dove a picchi di prezzo (come si sono verificati nel 1979) sono seguite fase ventennali di caduta dei prezzi e, poi, ancora, fasi di nuova ripresa (nel 2008 il prezzo del greggio si aggirava intorno ai 100 dollari al barile), di nuovo interrotte da eventi quali la crisi economica (quella iniziata nel 2009 negli USA).
Impegnato nella ricerca di un modello per la previsione del prezzo del petrolio, Jim O’Neill si chiese se poteva esistere un «prezzo di equilibrio del petrolio» e si accorse che un eventuale modello che prevedesse l’andamento del greggio era fortemente influenzato dal prezzo marginale di produzione del petrolio che è una variabile molto instabile.

Nel corso delle sue ricerche O’Neill si rese conto che il fattore più indicativo su cui concentrarsi non era tanto il prezzo spot del Brent, ovvero il prezzo del petrolio oggi ma il prezzo dei contratti petroliferi quinquennali a termine, ovvero la cifra che sarebbe stata pagata tra 5 anni per la consegna garantita del greggio. Stando a quest’ultimo indicatore il crollo del prezzo del petrolio che si è concretizzato nei mesi scorsi sarebbe il frutto di una flessione di cui le prime avvisaglie potevano già essere rintracciate nel 2011, quando tutti gridavano alla ripresa del greggio dopo le fasi più acute della crisi finanziaria statunitense.

Anche se il prezzo spot del petrolio continuò per alcuni mesi a crescere, nel 2014 nei primi mesi del 2014 il prezzo di un barile di greggio era di nuovo sceso a 80 dollari al barile per poi crollare quota 60 a fine anno.

Anche se la determinazione del prezzo del petrolio deve tener conto di altri fondamentali elementi come le decisioni dell’OPEC e l’incidenza del gas di scisto nella ridefinizione degli equilibri energetici mondiali, secondo O’Neill, considerando il prezzo dei contratti petroliferi quinquennali a termine, che è senz’altro un indicatore di lungo periodo, il rialzo dei prezzi del petrolio è sulla linea dell’orizzonte. Ciò significa che nel 2015 i prezzi, molto probabilmente continueranno a diminuire sul breve periodo ma alla fine dell’anno, saranno, molto probabilmente più alti che all’inizio.

Ciò non si evince solo dall’analisi del prezzo spot (attualmente intorno ai 48 dollari) e dei prezzi dei contratti petroliferi quinquennali a termine (circa 80 dollari) ma anche da altri indicatori. In base a due rapporti circolati nei mesi scorsi negli USA, si apprende, infatti, che anche qualora il prezzo del petrolio scendesse fino a 40 dollari al barile, solo l’1,6% della produzione mondiale subirebbe perdite negative, mentre già l’attuale prezzo del petrolio statunitense sta rendendo l’estrazione di shale oil poco competitiva (a causa degli elevati costi delle trivellazioni) e ha già messo a segno la prima vittima: la società texana Wbh che si occupava di estrarre gas di scisto e che è fallita nei giorni scorsi.

Mentre il numero delle trivelle per lo shale oil potrebbe sensibilmente diminuire nel 2015, sul fronte del petrolio potrebbe configurarsi un nuovo accumulo a fini speculativi, simile a quello già verificatosi nel 2009 quando le maggiori società petrolifere americane e internazionali ricorsero anche allo stockaggio in mare, con apposite petroliere, per mettere in atto la vendita immediata a prezzi scontati.
Anche se questa eventualità è più remota rispetto al 2009 e le possibilità di speculazione sarebbero comunque minori, uno stockaggio a fini speculativi sarebbe un altro mezzo di prim’ordine per far risalire il prezzo del petrolio.

Anche per questo secondo Jim O’Neill il rialzo dei prezzi del petrolio avverrà di certo, anche se in tempi dilatati e lenti.