OPEC: il petrolio non subirà alcun taglio alla produzione nei prossimi sei mesi

Paesi Opec sul piedi di guerra contro gli altri produttori di greggio: il calo del prezzo del petrolio sarebbe da imputare a politiche di sovrapproduzione per le quali, ora, quegli stessi Paesi, pagano le conseguenze.

Sul caldissimo fronte del petrolio e dell’andamento ribassista dei suoi prezzi - attualmente intorno ai 55-57 dollari al barile, ai minimi storici dal 2009 - non accennano a diminuire le dichiarazioni che mantengono alta l’attenzione di analisti e investitori. Il prezzo del petrolio e il suo andamento è uno dei fattori che può sconvolgere l’economia mondiale e mettere all’angolo economie come quella della Russia, con tutte le rilevantissime conseguenze del caso per l’Europa, ma anche di altri Paesi come Venezuela e Algeria la cui sopravvivenza, in termini di debito, è strettamente collegata alle variazioni di prezzo dell’oro nero.

Le dichiarazioni che hanno destato maggiormente l’attenzione degli operatori economici sono state quelle recentemente rilasciate da Ali al-Naimi, ministro del Petrolio saudita, che, in occasione di un forum sull’energia in corso ad Abu Dhabi, ha segnalato come le tendenze ribassiste del prezzo del petrolio dureranno per tutto il 2015.

Arabia Saudita e Kuwait, infatti, due tra i maggiori produttori mondiali di petrolio, sembrano non avere alcuna intenzione di ridurre la produzione di greggio per l’anno a venire. Non solo, la produzione di greggio dell’Arabia Saudita rimarrà invariata anche qualora gli altri Paesi dell’Opec, in una loro futura riunione, decidessero di mettere in campo le loro «misure straordinarie» per riequilibrare il prezzo del greggio, anche alla luce del pericolo di un imminente default russo. Come ha dichiarato al-Naimi:

«Se vogliono tagliarla sono i benvenuti ma noi non la ridurremo, certamente l’Arabia Saudita non lo farà»

Nonostante questo, il ministro saudita ha manifestato anche la sua completa insoddisfazione per l’attuale prezzo del petrolio e ha ribadito la sua convinzione che il prezzo del petrolio greggio tornerà a crescere in un futuro più o meno prossimo che il segretario generale dell’Opec, Abdullah al-Badri, ha individuato nella fine del 2015.

La posizione di al-Naimi riguardo al prezzo del petrolio è condivisa anche dai rappresentanti di altri Paesi dell’Opec, come il ministro del petrolio del Kuwait, Ali al-Omair, che ha affermato che l’Opec non ha alcun bisogno di tagliare la produzione di greggio e che, per i prossimi sei mesi non ci saranno variazioni nella produzione di greggio, né vertici straordinari dell’Opec.

Per comprendere la strategia dell’Opec e l’insoddisfazione del ministro saudita del petrolio occorre, però, aggiungere che secondo i Paesi del cartello, la responsabilità principale dell’attuale andamento dei prezzi del greggio è da imputare ai Paesi produttori di petrolio e non appartenenti all’Opec, colpevoli, a detta ai al-Naimi di una politica energetica scriteriata:

«L’Arabia Saudita e altri Paesi hanno cercato di riportare il mercato in equilibrio, ma la mancanza di cooperazione dei Paesi produttori fuori dall’Opec e il diffondersi di informazioni fuorvianti e della speculazione hanno fatto crollare i prezzi».

Al ministro saudita del petrolio fa eco il suo omologo degli Emirati Arabi Uniti, Suhail al-Mazrui, che riguardo ai Paesi non appartenenti all’Opec ha parlato di produzione irresponsabile.

Insomma, la decisione di mantenere la produzione di petrolio invariata, con il conseguente calo dei prezzi del petrolio, sarebbe l’attuazione di una linea dura verso quei Paesi - Russia, Messico e Stati Uniti in primis - che hanno messo in campo una politica di sovrapproduzione, già da prima che i prezzi calassero e che, ora, sono costretti ad alzare la guardia contro i rischi di un probabile default (non solo la Russia ma soprattutto il Venezuela il cui deficit di bilancio è ormai fuori controllo).
Se ora questi Paesi (in particolare Russia e Messico) decidessero di tagliare la loro produzione per riequilibrare i prezzi, comunque

«l’Opec non taglierà. Nulla accadrà fino a giugno e non ci sarà alcun vertice di emergenza prima di allora».

Nonostante questo anche la strategia dell’Opec rimane cauta, accanto al desiderio di capire quali saranno le reali politiche che i Paesi non-Opec produttori di petrolio metteranno in campo nel settore energetico, rimane la speranza, espressa dal segretario dell’Opec, Abdullah al-Badri

«di assistere ad un rimbalzo del prezzo per la fine della seconda metà del 2015. Non possiamo prevedere il mercato ora, dobbiamo attendere fino alla fine della seconda metà dell’anno prossimo per vedere quali saranno le reazioni a questi bassi prezzi»

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