Petrolio: i cinque fattori che spingeranno nuovamente al rialzo i prezzi

Luca Fiore

20 Gennaio 2019 - 14:00

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Sono cinque i fattori che secondo Warren Patterson di ING potrebbero favorire una risalita dei prezzi del petrolio nei prossimi mesi. Vediamo quali.

- I tagli varati dall’Opec+

A dicembre i membri dell’Opec, di concerto con gli altri maggiori produttori (Stati Uniti esclusi), hanno raggiunto un accordo per una riduzione dell’output di petrolio 1,2 milioni di barili giornalieri.

L’intesa, che dovrà essere rinnovata ad aprile, è finalizzata a riportare il mercato di questa commodity in equilibrio.

“L’obiettivo –rileva Warren Patterson di ING-sarà raggiunto in caso di rispetto degli impegni presi” e, alla luce del fatto che il precedente deal ha registrato una riduzione della produzione maggiore di quanto stimato, “è probabile che questa volta accada lo stesso”.

- Risalita dei prezzi del petrolio canadese

La provincia dell’Alberta a fine 2018 ha annunciato misure drastiche di riduzione della produzione che hanno provocato un crollo dello spread tra il petrolio canadese (WCS, Western Canadian Select) e quello statunitense (WTI, West Texas Intermediate): il differenziale è passato dai 50 dollari di ottobre ai 7 delle ultime sedute (livello minore dal 2009).

Calcolando i costi di trasporto per arrivare a Cushing (Oklahoma), il principale snodo del Nordamerica, compresi tra 5,45 e 6,85 dollari il barile, i due benchmark quotano in sostanziale parità.

“Si tratta di un fenomeno –rileva Patterson – che evidenzia una questione più ampia nel mercato petrolifero globale: la maggior parte della crescita dell’offerta riguarda il petrolio greggio più leggero, mentre le qualità medie/pesanti (come appunto quella canadese, ndr) si trovano ad affrontare problemi di approvvigionamento e cali consistenti […]”.

Inoltre, sulla base dell’accordo OPEC +, “è probabile che i partecipanti taglino prima la produzione di qualità pesanti”.

La determinazione dimostrata dalle autorità canadesi nel sostenere i prezzi rappresenta un buon auspicio per i prezzi.

- Mercato globale bilanciato

I tagli varati dall’Opec+ puntano a un riequilibrio del mercato, ma, rileva l’esperto di ING, “potrebbero essere necessari diversi mesi per un ribilanciamento”.

Anche alla luce della gradualità della riduzione della produzione annunciata dalla Russia, nei prossimi mesi “il mercato potrebbe registrare deficit marginali”.

- Rallentamento della crescita dell’offerta statunitense

Nonostante sia stimata in ulteriore aumento, la crescita della produzione statunitense, causa quotazioni in area 50 dollari, sembrerebbe destinata a rallentare. “Diversi produttori hanno fatto sapere di voler ridurre gli investimenti nel 2019”, rileva l’analista.

“Questo non fa che aumentare le probabilità che il mercato globale registri deficit di offerta nella seconda metà del 2019”.

- Posizioni speculative

All’8 gennaio, le posizioni rialziste degli speculatori si attestavano a circa 158 mila lotti, contro gli oltre 500 mila di fine settembre e il tasso posizioni rialziste/ribassiste si attesta a 2,6, contro una media di 10,5 del 2018.

“Da tutti i dati emerge che gli speculatori detengono una posizione neutrale”.

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