Dopo un anno esplosivo Wall Street e, a ruota, l’azionario globale, potrebbero essere destinati a iniziare il 2025 con il piede sbagliato.
Il faro per i mercati azionari di tutto il mondo rimane la borsa USA: la speranza è di conseguenza che Wall Street torni a infiammarsi nelle ultime sedute del 2024, sostenuta magari dal cosiddetto rally di Natale.
Sell off post rally di Natale?
La storia è di buon auspicio visto che, in media, dai dati di Stock Trader’s Almanac emerge che, a partire dal 1969, l’indice S&P 500 ha guadagnato l’1,3%, in media, nelle ultime cinque sessioni dell’anno e nelle prime due di gennaio.
Detto questo, la minaccia che si ripresenti un forte sell off già a partire dai primi giorni del 2025 è stata già agitata da alcuni esperti di mercato, che hanno messo in evidenza alcuni segnali non proprio rassicuranti provenienti dal mercato.
Citata in particolare la performance dello S&P 500 Equal Weight Index che, dall’inizio del 2024 ha riportato un guadagno a un ritmo inferiore alla metà del balzo messo a segno dallo S&P 500, pari all’incirca del 24,7% (in data 21 dicembre).
Il listino S&P 500 Equal Weight Index ha continuato inoltre a sottoperformare nel mese di dicembre, scendendo fino alla seduta del 21 dicembre del 7,1% su base mensile, rispetto al calo del 2,7% dello S&P 500.
Al trend negativo delle azioni ha contribuito sicuramente la raffica di vendite che hanno colpito l’azionario USA nell’ultimo Fed Day del 2024, ovvero lo scorso 18 dicembre, quando gli investitori si sono visti propinare un outlook sul taglio dei tassi da parte della banca centrale americana, per il 2025, del tutto stravolto rispetto a quello che, appena tre mesi prima, aveva portato le colombe a trionfare.
Il brusco risveglio scatenato dalla Federal Reserve ha inevitabilmente intaccato il sentiment del mercato, già assillato dal timore che le azioni avessero corso troppo, creando casi diffusi di bolle speculative.
“Agli insider questo mercato non piace”
Ora c’è chi ha già scritto che gli indici azionari USA potrebbero tornare a soffrire flessioni importanti all’inizio del 2025. “Preparatevi a un sell off agli inizi del 2025”, ha avvertito in una nota Michael Brush, editorialista di Marketwatch.com, presentando tre motivi che avallerebbero le sue preoccupazioni.
Il primo motivo è semplice: agli insider, questo mercato non piace. Lo dimostra un rapporto ben preciso, ovvero il ratio sell/buy degli insider monitorato da Smart Insider che, di recente - ha fatto notare Brush - è salito fino a quota 3: “un valore che il rapporto non raggiunge quasi mai”, ha commentato il numero uno di Smart Insider Bill Lattimer in una intervista recente, ricordando che la sua società è solita reputare bearish un valore già superiore a quota 2.
L’ultima volta che gli insider furono così cauti, ha ricordato Brush, è stato agli inizi del 2021, prima che nel 2022 facesse la sua comparsa il mercato orso.
Il Bull-Bear Ratio
Il secondo motivo non sarà una novità per chi segue il mercato da molto tempo. “Gli investitori sono troppo bullish ” e per Brush un sentiment così impregnato di ottimismo può rappresentare un fattore negativo.
Tra i segnali che confermano il sentiment bullish eccessivo, l’esperto ha citato il risultato del recente sondaggio stilato dal Conference Board sulle attese dei consumatori USA per il trend di Wall Street, che ha mostrato che il 56,4% degli interpellati ritiene che le azioni continueranno a salire. Era dagli anni Novanta che i consumatori non erano così bullish nei confronti della borsa americana.
Ancora, una indicazione che secondo l’esperto invita alla prudenza è il Bull/Bear ratio, ovvero il rapporto tra i tori e gli orsi che, la scorsa settimana, si è attestato a quota 3,8: il problema è che un qualsiasi valore che si avvicini a 40 punti o lo superi è un segnale di allerta.
Il terzo motivo che ha indotto Brush alla cautela è il trend che la borsa USA ha sofferto nelle ultime settimane, e che ha visto il numero di azioni scambiate sullo S&P 500 (SPX) in territorio negativo superare quello dei titoli in rialzo, per ben 10 sedute consecutive.
Il fenomeno non è passato inosservato, soprattutto agli occhi di Willie Delwiche, esperto di analisti tenica di Hi Mount Research, che ha osservato che, per trovare un altro momento in cui la fase è stata così ribassista e così lunga bisognerebbe risalire al 2001.
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Ma quale potrebbe essere il fattore scatenante di importanti sell proprio nei primi giorni del 2025?
Brush ha risposto ricordando che potrebbe essere sufficiente lo scoccare della mezzanotte per provocare l’arrivo delle vendite; in anni di forti guadagni come questo che volge a conclusione, infatti, sono molti gli investitori che decidono di solito di posticipare all’anno successivo il momento di far cassa.
Proprio questo approccio ha creato storicamente ondate di smobilizzi nella prima settimana o nelle prime due dell’anno nuovo.
Esempi in tal senso non mancano. Brush ha ricordato che, a seguito del balzo dell’86% che riportò nel 1999, l’indice Nasdaq Composite scivolò di ben l’8,4% nei primi quattro giorni di trading del 2000, per poi rimbalzare fino al mese di marzo.
Dopo un rally del 21,9% nel 2015, pesanti vendite azzannarono inoltre l’indice Nasdaq 100 NDX nei primi giorni del 2016, fino a provocare un ribasso del 10,8% fino alla sessione del 27 gennaio di quell’anno.
Infine, nelle prime tre sedute del 2015 e del 2024, il Nasdaq perse il 3,3%, dopo essersi lasciato alle spalle due anni positivi.