Perché la Turchia ha espulso 10 ambasciatori occidentali

Chiara Esposito

24/10/2021

24/10/2021 - 08:26

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Aspre tensioni tra Turchia e Occidente: espulsi dal paese 10 diplomatici rei di aver sostenuto la scarcerazione di un dissidente politico.

Perché la Turchia ha espulso 10 ambasciatori occidentali

Svolta storica nei rapporti tra Turchia e Occidente: Erdogan ordina la prima espulsione di massa di diplomatici dal paese. 10 ambasciatori occidentali sono da ora considerati «persona non gradita» e presto non potranno più restare sul suolo turco.

Non meglio precisata la data in cui dovranno lasciare Ankara, ma la motivazione del gesto è di chiara matrice politica. Rendendo note alla stampa internazionale le ragioni del suo gesto, il presidente turco ha infatti rilasciato delle dichiarazioni che lasciano poco spazio all’interpretazione.

I protagonisti della vicenda sono i rappresentanti di Stati Uniti, Francia, Germania, Canada, Finlandia, Danimarca, Paesi Bassi, Nuova Zelanda, Norvegia e Svezia. Insieme avrebbero firmato un appello per la liberazione del filantropo anti-Erdogan Osman Kavala detenuto dal 2017 poiché accusato di aver intrapreso varie azioni sovversive.

Alla cacciata dei dieci alti rappresentanti ha risposto anche l’UE lanciando un primo segnale di dissenso dagli esiti ancora indefiniti.

I retroscena del caso: chi è Osman Kavala

Per comprendere il gesto del presidente turco è necessario fare un passo indietro e indagare l’identità di Osman Kavala, il dissidente che i dieci diplomatici intendevano sostenere tramite il proprio appello.

Apporre la propria firma su un documento che invita il governo di Erdogan a scarcerare il detenuto è un chiaro indicatore di contrarietà alle pratiche vigenti nel paese, più volte tacciato di violazione dei diritti umani. Il caso di Kavala a tal proposito è particolarmente emblematico.

L’uomo è in prigione dal 2017, accusato di aver finanziato le proteste di Gezi Park e di aver partecipato al tentato golpe del 2016. Il suo arresto all’epoca avvenne proprio all’aeroporto Atatürk di Istanbul, al ritorno di Kavala da un viaggio nel sudest della Turchia, un territorio segnato da importanti vessazioni governative ai danni del popolo curdo.

Kavala infatti, in quanto fondatore dell’organizzazione Anadolu Kultur da sempre impegnata nella lotta alla violazione dei diritti dell’uomo, voleva contribuire alla causa e stava lavorando a diversi progetti legati alla difesa delle minoranze.

Ancor prima di questo episodio si ricordano inoltre le accuse relative alle proteste anti governative del 2013, accuse dalle quali sarebbe stato assolto solo a febbraio dello scorso anno.

Ad oggi, in nome del presunto ruolo che egli avrebbe avuto nel tentato colpo di Stato, è però ancora detenuto nel carcere di Silivri, una località situata alla periferia di Istanbul.

Le dichiarazioni di Erdogan e i precedenti storici

Le posizioni intransigenti del presidente Erdogan sono state riconfermate dalle sue ultime dichiarazioni. Il leader di Ankara avrebbe infatti ordinato al ministro degli Esteri di procedere contro i 10 ambasciatori occidentali e, riferendosi proprio a loro ha poi aggiunto:

«Vanno a coricarsi, si svegliano e pensano a Kavala. Kavala è il rappresentante turco di Soros. Impareranno a conoscere e capire la Turchia o dovranno andarsene».

Una reazione simile però non sorprende tanto nei termini quanto nell’assenza di precedenti. Mai prima d’ora si era verificato un incidente diplomatico di simile portata.

Negli ultimi 50 anni la dichiarazione di persona non grata è stata infatti emessa solo per tre diplomatici, tutti negli anni ’80: l’iraniano Manocher Mottaki, l’ambasciatore libico Abdulmalik e il secondo segretario all’ambasciata siriana Darwish Baladi.

Il commento di David Sassoli, presidente del Parlamento europeo

Non è la prima volta che la vicenda del dissidente riceve parte dell’attenzione internazionale. Già nel 2019 la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo aveva accolto le richieste degli avvocati del filantropo e ne aveva chiesto la scarcerazione mentre il Consiglio d’Europa, organizzazione a cui la Turchia ha aderito nel 1950, aveva fatto sapere che, se entro la fine del mese Kavala non fosse stato liberato, avrebbe potuto aprire una procedura per infrazione contro Ankara.

Proprio per tale ragione la risposta dell’UE a questo ulteriore affronto non si è fatta attendere. David Sassoli, il presidente del Parlamento europeo, ha commentato il gesto di Erdogan con un post su Twitter che recita:

«L’espulsione di dieci ambasciatori è un segno della deriva autoritaria del governo turco. Non saremo intimiditi. Libertà per Osman Kavala».

Si attendono ora possibili sviluppi e ulteriori rimostranze da parte dei capi di stato delle altre nazioni coinvolte così come ulteriori indicazioni sul destino dei firmatari. Probabilmente alcuni di loro si allontaneranno dalla Turchia ben prima dell’espulsione ufficiale.

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