Perché Joe Biden piace sempre meno agli americani

Andrea Pastore

30 Settembre 2021 - 22:37

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Biden piace sempre meno all’elettorato Democratico. Il Presidente americano sembra perdere consensi, complice anche il “filibuster”.

Perché Joe Biden piace sempre meno agli americani

La luna di miele è finita: Joe Biden perde sempre più consensi negli Stati Uniti.

Dopo il ritiro delle truppe militari statunitensi dall’Afghanistan, Joe Biden deve misurarsi con il malcontento che si aggira nelle fila degli elettori del Partito Democratico.

Dalla mancata riforma della polizia, fino al diritto di voto per gli afroamericani. Quali sono quindi le questioni che l’inquilino della Casa Bianca deve affrontare? Vediamole nel dettaglio.

La riforma della polizia

Dopo l’omicidio di George Floyd consumato da parte di un poliziotto di Minneapolis il 25 maggio 2020, la comunità afroamericana e le associazioni per i diritti civili hanno richiesto a gran voce una riforma degli istituti di polizia. In particolare, è stato richiesto di prevedere la responsabilità penale nei confronti di quelle forze dell’ordine qualora queste perpetuassero abusi nei confronti dei cittadini statunitensi, nonché una riconfigurazione in toto che fissasse compiti e limiti dell’azione della polizia americana.

Non stavamo facendo alcun reale progresso sulla strada di una riforma della polizia”, afferma il senatore democratico Cory Booker, nell’annunciare la fine dei negoziati con i repubblicani per le questioni di cui sopra. I Democratici accusano gli avversari, che avrebbero fatto resistenza in tema di “qualified immunity”, l’immunità quasi totale di cui godono gli agenti quando sono in servizio. I membri del Grand Old Party (i Repubblicani N.d.A.) rispondono attaccando: i colleghi di partito di Biden avrebbero cercato di sottrarre finanziamenti ai Dipartimenti di polizia. Cosa che, per l’appunto, i conservatori non possono permettere.

Le dichiarazioni delle associazioni per i diritti civili non hanno tardato a fuoriuscire. “Incredibile e inaccettabile”. Così il reverendo Al Sharpton ha definito il naufragio della legge per riformare la polizia. E secondo Derrick Johnson, il presidente della Naacp (la National Association for the Advancement of Colored People), “sindacati di polizia e politici partigiani hanno scelto di stare dalla parte sbagliata della storia. Con quelli che linciavano le persone di colore”.

Nella diatriba sono intervenuti anche i vari sindacati di polizia. La National Sheriffs’ Association si è solidamente schierata contro qualsiasi concessione, il Fraternal Order of Police e l’Association of chiefs of Police, invece, sono stati più disponibili a un compromesso. Ma alla fine nulla è stato fatto.

Riforma dell’immigrazione

I democratici hanno presentato un pacchetto di riforme per un totale di 3.500 miliardi di dollari. In questo pacchetto di riforme erano previste anche spese sociali per l’integrazione di otto milioni di persone nel sistema americano.

Il ragionamento dei democratici è quello seguente: legalizzare otto milioni di persone (Dreamers, lavoratori agricoli, chi ha prestato servizio nei servizi di assistenza durante la pandemia, certe categorie di profughi) avrà un costo importante e dunque la riforma va inserita in una legge finanziaria. Legge finanziaria che va però approvata dal Congresso.

Subito è arrivata l’opposizione da parte della parliamentarian Elizabeth MacDonough, figura di garanzia che presiede alla costituzionalità delle procedure del Senato. La riforma dell’immigrazione non può essere inserita nella legge di bilancio, perché il suo impatto sulla società “va ben al di là di una semplice misura finanziaria” ha affermato la MacDonough.

Il blocco della riforma è avvenuto nello stesso periodo in cui le guardie di frontiera a cavallo picchiavano i migranti, soprattutto provenienti da Haiti, accampati alla frontiera tra Texas e Messico, mentre il Dipartimento alla Sicurezza Nazionale annunciava la riapertura di un campo di detenzione per migranti a Guantanamo.

Il controllo sulla vendita delle armi

Un altro fallimento è stata la mancata approvazione della riforma sul controllo della vendita sulle armi. Si sono susseguiti alcuni ordini esecutivi per limitare la vendita di armi convenzionali, ma i provvedimenti non rientrano nella categoria delle riforme legislative: in sostanza non hanno la stessa portata.

La linea dell’amministrazione Biden ha cozzato, oltre che con le opposizioni e le lobby delle armi, anche con la decisione dello Stato del Texas di liberalizzare l’acquisto e il possesso di armi da parte dei cittadini.

A fine agosto quattro importanti gruppi per il gun control hanno scritto a Biden, lamentando che i suoi provvedimenti in tema di armi “sono significativamente più deboli rispetto alle promesse della campagna elettorale”. Insomma, molte promesse, ma pochi numeri al Congresso.

Il tema dell’aborto

Un altro tema scottante è quello sull’aborto. Biden ha fatto delle dichiarazioni pesanti in merito alla legge da poco passata in Texas, che ha fissato i termini per l’interruzione della gravidanza a sei settimane: “Un assalto senza precedenti ai diritti costituzionali di una donna”.

Ma dopo le dichiarazioni, il silenzio è calato sulla questione: l’amministrazione Biden sembra non aver fatto tutto il possibile per cambiare le cose. Complice i numeri al Congresso che, nonostante la vittoria delle presidenziali, non permettono a Biden un ampio margine di decisione.

La questione di fondo: il filibuster

Perché l’amministrazione Biden non riesce a essere incisiva nella politica americana? La questione di fondo è il c.d. filibuster. “L’elefante nella stanza”, come è stato denominato, è il “filibuster”, la regola del Senato per cui sono necessari 60 voti per superare l’ostruzionismo anche di un solo senatore. Ogni iniziativa di riforma di Biden non ha quei voti necessari per passare nelle Camere e l’esito inevitabile è quindi la bocciatura del provvedimento.

Molti progressisti hanno chiesto a Biden di riformare la regola del filibuster, ma Joe non sembra ascoltare le richieste. Anche per il fatto che Biden non è così progressista, non è un Bernie Sanders per dirla in soldoni. Il Presidente degli Stati Uniti sembra ancorato alle regole della politica americana essendo un moderato: sarà complicato per i Democratici superare queste complicazioni e mantenere le promesse.

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