Pensioni, il Governo vuole bloccare l’aumento dell’età pensionabile. Ce la farà?

Pietro Pisello

20 Aprile 2025 - 07:38

Il Governo vuole fermare il prossimo aumento dell’età pensionabile, ma la Corte dei Conti ha espresso riserve sulla sostenibilità di un eventuale blocco. L’analisi.

Pensioni, il Governo vuole bloccare l’aumento dell’età pensionabile. Ce la farà?

Il governo sta valutando di bloccare il prossimo aumento dell’età pensionabile, una misura che potrebbe entrare in vigore già dai prossimi aggiornamenti dei requisiti per la pensione di vecchiaia.

L’obiettivo, chiaramente, è quello di evitare che i lavoratori debbano restare in servizio ancora più a lungo in un contesto sociale e occupazionale sempre più complesso.

Ma l’ipotesi non convince tutti. La Corte dei Conti ha espresso riserve sulla sostenibilità di un eventuale blocco, sottolineando come l’adeguamento automatico dell’età pensionabile sia uno dei pilastri dell’equilibrio finanziario del sistema. Rinunciarvi, secondo i magistrati contabili, potrebbe comportare costi rilevanti per i conti pubblici.

Riforma Fornero e requisito anagrafico

In Italia, la speranza di vita continua ad aumentare progressivamente. Un dato che rappresenta senza dubbio una buona notizia sul piano personale e sociale, ma che comporta conseguenze sempre più pesanti per la sostenibilità economica del sistema previdenziale. Più a lungo si vive, più a lungo si percepisce la pensione: un equilibrio delicato che impone al legislatore continue riflessioni su età pensionabile, contributi e risorse disponibili.

È proprio per questo motivo che, con la riforma Fornero, è stato introdotto un meccanismo di adeguamento automatico dell’età pensionabile: il requisito anagrafico viene aggiornato ogni due anni, in base ai dati sull’aspettativa di vita forniti dall’Istat.
Attualmente, il sistema pensionistico italiano — basato sul modello contributivo a ripartizione — prevede l’accesso alla pensione di vecchiaia a 67 anni, a condizione di aver maturato almeno 20 anni di contributi. Ma questo traguardo non è immutabile: l’età per il pensionamento è destinata a seguire l’evoluzione demografica del Paese.

L’età per accedere alla pensione potrebbe salire ancora

Secondo gli ultimi dati resi noti dall’Istat, la speranza di vita in Italia ha ripreso a crescere, dopo il calo registrato durante gli anni più duri della pandemia. Si tratta di una tendenza che, come già detto, comporta effetti diretti e rilevanti sul sistema pensionistico. In base al meccanismo di adeguamento automatico introdotto dalla legge Fornero, infatti, l’aumento dell’aspettativa di vita si traduce in un progressivo innalzamento dell’età pensionabile.
In base a quest’ultimi rilevamenti, dunque, a partire dal 1° gennaio 2027 l’età per accedere alla pensione di vecchiaia dovrebbe salire da 67 a 67 anni e 3 mesi.

Tuttavia, il governo guidato da Giorgia Meloni sembra intenzionato a bloccare questo adeguamento. L’esecutivo sta infatti valutando un intervento normativo che impedisca l’aumento automatico dell’età pensionabile, almeno nel breve termine. In diverse occasioni, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha lasciato intendere che ci sarebbero margini di manovra per evitare lo scatto previsto nel 2027, sottolineando che la volontà politica c’è, a patto di riuscire a trovare le necessarie coperture economiche.
Non si tratta, però, di una decisione che può essere rimandata a lungo. Per bloccare formalmente tale adeguamento, sarà necessario intervenire entro la fine del 2025.
In gioco non c’è solo una questione tecnica, ma un tema profondamente politico e sociale: trovare un equilibrio tra la sostenibilità delle finanze pubbliche e il diritto dei lavoratori a un’uscita dal lavoro dignitosa e non eccessivamente posticipata.

Il monito della Corte dei Conti

Nonostante la sterilizzazione dell’aumento dell’età pensionabile per il biennio successivo non comporterebbe, almeno nell’immediato, un impatto finanziario particolarmente oneroso — si stima un costo attorno ai 200 milioni di euro — la Corte dei Conti non si è mostrata favorevole a un simile intervento.
Nel corso di una recente audizione, l’organo di controllo ha ribadito l’importanza di "dare certezza alle regole del sistema previdenziale, a partire dal riavvio, previsto dal 2027, del meccanismo di adeguamento alla speranza di vita dei requisiti di accesso alla quiescenza”.
Anche un ritocco apparentemente marginale, infatti, rischia di compromettere la coerenza del sistema nel lungo periodo. La sfida, per il governo, sarà dunque quella di trovare soluzioni sostenibili senza minare la credibilità delle regole pensionistiche.