Pensioni e Quota 100: è esodo nella PA, ma il turnover non c’è

Con Quota 100 ad agosto sono stati oltre 10mila i dipendenti pubblici ad aver usufruito del pensionamento anticipato. A settembre si aggiungeranno altri 17mila insegnati e il turnover con le assunzioni dei giovani tarda ad arrivare.

Pensioni e Quota 100: è esodo nella PA, ma il turnover non c'è

Pensioni e Quota 100 continua a essere, a buona causa, il tema caldo di un agosto infuocato dalla crisi di governo. Insieme alle dimissioni di Conte, alle incertezze sul futuro del nuovo esecutivo e all’affacciarsi di una maggioranza M5S-Pd (la possibile coalizione giallo-rossa mette ancora più incertezza sul sistema pensionistico in generale), si affianca lo spettro dell’esodo nella pubblica amministrazione.

Tutto succede grazie, o a causa, di Quota 100. Basti pensare che solo durante il mese di agosto sono stati più di 10mila i dipendenti pubblici a fare rotta sul pensionamento anticipato e, insieme a loro, molti altri si aggiungeranno con l’arrivo di settembre.

Il numero finale di esodati dalla pubblica amministrazione con le uscite di settembre dovrebbe aggirarsi intorno ai 27mila. Chi sono? Si tratta di 17mila insegnanti che salteranno l’avvio del nuovo anno scolastico 2019/2020 per godersi il meritato riposo.

Insomma la prima vera finestra di Quota 100 nella pubblica amministrazione si è ufficialmente aperta e le conseguenze si fanno già sentire, un pò in tutti i settori.

Pensioni e Quota 100, lontane le assunzioni dei giovani

Quota 100 ha fatto colpo soprattutto sui dipendenti pubblici: le oltre 10mila uscite di pensionamento anticipato si riversano soprattutto nella sanità e negli enti locali.

Ad andare in pensione anticipatamente con Quota 100, avendo quindi maturato i 38 anni di contributi richiesti e raggiunti i 62 anni di età, sono stati soprattutto i dipendenti di Regioni, Comuni e Province.

Nel settore degli enti locali sono arrivate oltre il 55% di domande di pensionamento: ovvero un totale di oltre 5mila domande accettate sulle più di 10mila arrivate dal settore pubblico in generale. Secondo posto sul podio va al settore sanitario con oltre 2mila domande accettate; ad approfittare dello scivolo di Quota 100 soprattutto medici, infermieri, veterinari e tecnici.

Bene. In teoria tutto questo dovrebbe rendere liberi migliaia di posti di lavoro che potranno ben prestarsi al tanto atteso turnover generazionale per i giovani. Male, perché non sarà così. Secondo i dati restituiti dalle analisi dei consulenti del lavoro sul 1 posto su 3 verrà realmente rimpiazzato.

Un esempio? La scuola dove a Quota 100, i famosi 17mila insegnanti in uscita, bisogna sommare i pensionamenti ordinari, circa 15mila. Di fatto saranno circa 32mila gli insegnanti ad andare in pensione lasciando un vuoto che toccherà ai supplenti (precari) colmare; risultato, una cattedra su cinque sarà precaria.

Quota 100, il mancato turnover sarà un problema?

Nel settore scolastico, visti i numeri, si grida ormai all’emergenza e le speranze che la situazione possa essere stabilizzata si rimette nella mani di un nuovo esecutivo.

Quello che di fatto si presenta come uno sblocco del turnover generazionale ha invece colto impreparate molte delle istituzioni appartenenti al settore degli enti locali.

Probabilmente non si aspettavano un esodo così importante e ora faticano non solo a indire concorsi, ma soprattutto a portarli a termine entro un tempo accettabile che permetta di evitare un disagio lavorativo per l’ente stesso.

Le uscite nella sanità, seppur al secondo posto del podio di pensionamento di Quota 100, sembrano al momento le più contenute. Certo, anche qui bisogna sempre tener conto della somma tra uscite di pensionamento ordinarie e Quota 100: un conto di circa 250mila uscite solo per quest’anno.

E con Quota 100 si prevedono, secondo le stime dell’Inps elaborate dal sindacato medici e dirigenti sanitari Anaao Assomed, 38mila uscite in tre anni. In realtà c’è da dire che Quota 100 non conviene a molti a causa delle penalizzazioni che derivano in primis dalla libera professione.

Le stime così si abbassano e saranno in realtà 24mila medici ad uscire nei prossimi tre anni, circa 8mila l’anno. In ogni caso ad oggi mancano 8mila medici nella Ssn a causa del blocco delle assunzioni e, se alle già mancate assunzioni si aggiungono le uscite annuali di Quota 100, il vuoto che si andrebbe creando non potrebbe fare altro che ripercuotersi sul sistema sanitario in toto.

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