Pensione quota 41: spetta dopo Naspi per licenziamento da tempo determinato?

Lorenzo Rubini

17 Dicembre 2020 - 15:30

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La pensione per lavoratori precoci spetta solo nel caso che si rientri nei 5 profili di tutela previsti. Vediamo cosa prevede la normativa per i disoccupati.

Pensione quota 41: spetta dopo Naspi per licenziamento da tempo determinato?

La quota 41 prevede che i lavoratori precoci, ovvero coloro che hanno versato almeno 12 mesi di contributi prima del compimento dei 19 anni di età, possano accedere alla quiescenza, indipendentemente dall’età, a patto di rientrare in uno dei 5 profili di tutela.

Rispondiamo ad un lettore di Money.it che ci scrive:

“Salve,
Leggo con attenzione le vostre delucidazioni in materia di pensioni.
Pensavo dopo circa 38 settimane di NASPI, generata da lavoro a tempo determinato, di poter usufruire della legge - LAVORATORI PRECOCI- avendo 1 anno di contribuzione effettiva prima dei 19 anni di età, di aver raggiunto con la NASPI i 41 anni di contributi, e di essere nella condizione di Disoccupazione.
Salvo scoprire che, per essere riconosciuta, per la legge PRECOCI, la NASPI deve essere generata da un contratto a tempo indeterminato, con licenziamento, anche collettivo.
Io sono stato licenziato «collettivamente» da contratto a tempo indeterminato ( Ex dipendente PININFARINA -35 anni.....) Nel Maggio 2014, prima della legge nata nel 2016..... Come posso fare a 60 anni, senza ammortizzatori sociali, senza lavoro, senza contributi?? Sì potrebbe essere aiutati per capire se c’è un modo per accedere alla meritatissima pensione dopo 41 anni di lavoro? Grazie mille”

Pensione quota 41 disoccupati

E’ bene chiarire subito che la quota 41 disoccupati non spetta esclusivamente da licenziamento da contratto a tempo indeterminato.

Sul sito dell’INPS, infatti, si legge che occorre «stato di disoccupazione a seguito di cessazione del rapporto di lavoro per licenziamento, anche collettivo, dimissioni per giusta causa o risoluzione consensuale nell’ambito della procedura di cui all’articolo 7, legge 15 luglio 1966, n. 604 e conclusione integrale della prestazione per la disoccupazione da almeno tre mesi».

Si comprende quindi, che ad essere determinante non è il contratto a tempo indeterminato (non menzionato affatto) ma il licenziamento anche collettivo, le dimissioni per giusta causa o la risoluzione consensuale.

Quello che non permette l’accesso alla pensione quota 41 è l’aver percepito la Naspi a seguito di scadenza di contratto a termine non rinnovato.

A seguito del licenziamento collettivo che ha subito nel 2014, ha perduto lo status di disoccupato avendo accettato il contratto a termine.

Se, quindi, si è stati licenziati prima della scadenza di un contratto a termine la pensione quota 41, al termine della Naspi spetta.

Se, invece, il contratto a termine è scaduto senza che le sia stato rinnovato, purtroppo non ha diritto alla pensione quota 41 e dovrà o attendere la pensione di vecchiaia o trovare un nuovo impiego per continuare a versare contributi o versare contribuzione volontaria fino al raggiungimento dei 42 anni e 10 mesi necessari per accedere alla pensione anticipata.

«Se hai dubbi e domande contattaci all’indirizzo email chiediloamoney@money.it»

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