Pensione quota 41: attenzione alla cessazione del lavoro

Lorenzo Rubini

14 Dicembre 2020 - 12:25

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La quota 41 permette il pensionamento dei lavoratori precoci che appartengono a determinati profili di tutela. Per i disoccupati rilevante il motivo della cessazione.

Pensione quota 41: attenzione alla cessazione del lavoro

La pensione quota 41 è riservata ai lavoratori precoci che rientrano in determinati profili di tutela. In particolare per i lavoratori precoci disoccupati è richiesto di aver terminato da almeno 3 mesi di aver terminato di fruire dell’intera indennità di disoccupazione spettante.

Rispondiamo ad un lettore di Money.it che ci scrive:

“Spett. redazione,
seguo costantemente i vostri articoli sui social e con questa vorrei togliermi alcuni dubbi.
Sono un impiegato di 58 anni (08-08-1962) e lavoro per una azienda privata nel settore metalmeccanico.
Ho 39 anni di contributi a settembre 2020 ed un anno versato prima del compimento dei 19 (allego copia dell’estratto conto previdenziale)
A seguito di un accordo tra azienda-sindacale-confindustria (di cui allego copia) vorrei sapere se posso licenziarmi (ho un dubbio sulla motivazione), entrare in NASPI ed una volta finita fare regolare domanda di pensione.
Certo di una vostra cortese risposta porgo
Distinti saluti”

Pensione quota 41 disoccupati

Avendo iniziato a lavorare, come è chiaramente riportato sul suo estratto conto contributivo, 2 mesi prima del compimento dei 18 anni e avendo versato oltre 12 mesi di contributi prima del compimento dei 19 anni, rientra appieno nella categoria dei lavoratori precoci.

Per poter accedere alla pensione quota 41 in qualità di lavoratore precoce disoccupato, le condizioni da rispettare, così come riporta il sito dell’INPS, sono le seguenti: stato di disoccupazione a seguito di cessazione del rapporto di lavoro per licenziamento, anche collettivo, dimissioni per giusta causa o risoluzione consensuale nell’ambito della procedura di cui all’articolo 7, legge 15 luglio 1966, n. 604 e conclusione integrale della prestazione per la disoccupazione da almeno tre mesi.

L’accordo che mi ha mandato in allegato, sottoscritto dalla sua azienda e dalle parti sociali è stato sottoscritto ai sensi dell’articolo 3, legge 15 luglio 1966 numero 604, possibilità che è rimasta possibile per i datori di lavoro che intendano cessare i rapporti di lavoro per giustificato motivo oggettivo nonostante il blocco dei licenziamenti imposti dai decreti emergenziali che si sono susseguiti dallo scorso marzo.

Come può notare, quindi, l’articolo di legge applicabile alla quota 41 è il 7 mentre la sua azienda nell’accordo ha previsto l’articolo 3. La differenza tra i due articoli è che nell’articolo 7 è previsto che il datore di lavoro possa licenziare dopo avere comunicato alla Direzione territoriale del lavoro il licenziamento, trasmesso per conoscenza anche al lavoratore.

Le consiglio, per sua maggiore tranquillità, di chiedere come mai sia stato scelta la procedura consensuale in base all’articolo 3 e non in base all’articolo 7 (che ricordo si applica soltanto ad aziende con determinati requisiti dimensionali). Entrambi gli articoli garantiscono l’accesso alla Naspi ma per la quota 41 è citato solo l’articolo 7.

Le consiglio, quindi, prima di accettare tale accordo, di consultarsi con un professionista abilitato per capire se lo stesso le permetta l’accesso alla quota 41, in caso contrario si troverebbe nella difficile situazione di esodato.

«Se hai dubbi e domande contattaci all’indirizzo email chiediloamoney@money.it»

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