Passaporto di immunità in arrivo? Cos’è, utilità e rischi

I certificati, o passaporti, di immunità per il coronavirus dovrebbero indicare chi è guarito dal virus e quindi è immune da una seconda infezione. Ma l’OMS mette in guardia: ecco perché sono rischiosi.

Passaporto di immunità in arrivo? Cos'è, utilità e rischi

Si chiama passaporto di immunità o certificato di libertà dal rischio, ed è il documento con cui chi è guarito dal coronavirus può tornare al lavoro o a viaggiare poiché non rischia di contagiare altre persone.

In queste settimane se ne è parlato tanto dopo l’annuncio della loro introduzione in Germania e il via ai test sierologici in Italia.

Il prof. Sergio Rosati, ordinario di malattie infettive del Dipartimento di scienze veterinarie dell’Università di Torino, ha detto che in Italia ci sono più di un milione e mezzo di persone immuni al coronavirus senza saperlo, e che è necessario scovarle per far ripartire il Paese. “La speranza è che le persone sieropositive siano resistenti a successive infezioni con lo stesso virus, almeno per un certo periodo. Un po’ come se queste persone avessero vinto un biglietto della lotteria”, aveva detto in un’intervista ad AdnKronos.

In un documento pubblicato di recente, però, l’OMS ha espresso grandi perplessità circa l’utilità e l’efficacia di un passaporto/certificato di immunità. Ad oggi, ricordano gli esperti, non ci sono prove scientifiche che le persone guarite dalla COVID-19 abbiano sviluppato gli anticorpi che proteggono da una seconda infezione.

Cos’è il passaporto di immunità al coronavirus

Il documento di immunità alla COVID-19 sarebbe una sorta di patentino, una certificato di vaccinazione grazie al quale le persone che ne sono in possesso potrebbero essere esonerate dai vari divieti e restrizioni imposti dal governo per limitare i contagi.

Questi dati saranno utili per contribuire a un graduale sblocco delle attività e al ritorno alla normalità in sicurezza.

I certificati di immunità per coronavirus potrebbero essere presto introdotti in Germania, secondo quanto riportato dai media locali. Stando a un articolo del Der Spiegel, questi sono attualmente al vaglio dei ricercatori tedeschi e serviranno a indicare chi ha contratto l’infezione ed è guarito, ed è quindi pronto a rientrare nella società.

Questa novità fa parte di un progetto di ricerca condotto dal Centro Helmholtz per la ricerca sulle infezioni a Braunschweig, che condurrà esami del sangue sulla popolazione per scovare gli anticorpi sviluppati per sconfiggere il virus.

Si potrà vedere chi tra le persone esaminate ha avuto il virus, anche senza sintomi, ed è guarito. Secondo quanto riportato dal quotidiano tedesco, saranno testate 100.000 persone alla volta e i certificati di indennità rilasciati a chi è stato trovato positivo.

Chi ha avuto il virus è immune o può riammalarsi?

In Italia si pianifica di fare test rapidi sierologici a tappeto per tracciare il vero profilo dell’epidemia nel Paese e aiutare nella fase del rientro e della ripresa di tutte le attività commerciali e produttive.

I test sierologici consistono in un piccolo prelievo di sangue dal dito per sapere se si sono sviluppati anticorpi che dimostrano che una persona, anche se negativa al virus o senza sintomi, potrebbe aver contratto l’infezione e potrebbe quindi essere immune alla malattia. Questo secondo scenario farebbe sì che questi individui possano muoversi liberamente senza rappresentare un rischio per gli altri.

L’OMS, però, avverte: “A questo punto della pandemia non ci sono abbastanza evidenze sull’efficacia dell’immunità data dagli anticorpi per garantire l’accuratezza di un passaporto di immunità o un certificato di libertà dal rischio”.

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