Parità di stipendio tra uomini e donne: cosa prevede il Disegno di legge

Giorgia Bonamoneta

17/10/2021

27/10/2021 - 10:06

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Approvato il Decreto legge per la parità di stipendio tra uomini e donne. Il Decreto legge prevede premi o sanzioni per le aziende dal 1° gennaio 2022.

Parità di stipendio tra uomini e donne: cosa prevede il Disegno di legge

Un decisivo e unanime passo avanti per la parità di stipendio tra uomini e donne è stato fatto mercoledì 13 ottobre alla Camera. Con 393 voti favorevoli, il Disegno di legge per la parità salariale passa ora al Senato.

I numeri del Gender Pay Gap sono pesanti, tanto per il raggiungimento della piena parità di genere (prevista tra 100 anni secondo il ritmo attuale), quanto per l’economia italiana. Infatti secondo uno studio della Banca d’Italia la parità di salario vale un più 7% del Pil.

Il Disegno di legge approvato il 13 ottobre aggiorna i criteri per la parità di salario e istituisce una certificazione di parità per monitorare la situazione sul territorio, con tanto di sgravi o penalizzazioni per le aziende.

Disegno di legge sulla parità di salario tra uomo e donna: le novità

Il Disegno di legge, come anticipato in apertura, prevede alcune migliorie, ma anche sostanziali novità, come l’introduzione di una certificazione di parità.

Ma andiamo con ordine, infatti il Decreto legge tenterà di minimizzare la discriminazione a partire dal colloquio di lavoro, quindi prima ancora della prima busta paga. Come?

Parità di stipendio tra uomini e donne: selezione del personale

Cosa vuol dire “discriminazione” durante la selezione? Il Decreto legge definisce finalmente la condizione di discriminazione in ragione del sesso, dell’età anagrafica, stato di gravidanza, paternità o maternità (anche adottive) quando ci presentano determinate condizioni.

Sul testo di legge troviamo scritto:

  • posizione di svantaggio rispetto alla generalità degli altri lavoratori;
  • limitazione delle opportunità di partecipazione alla vita o alle scelte aziendali;
  • limitazione dell’accesso ai meccanismi di avanzamento e di progressione nella carriera.

Parità di stipendio tra uomini e donne: certificazione della parità di genere

Una volta all’interno dell’azienda ci sono ovviamente dei criteri di parità e non discriminazione da seguire. In questo senso il Decreto legge per la parità salariale ha pensato a un sistema di monitoraggio: la certificazione sulla parità.

Dal 1° gennaio 2022 viene istituita la “certificazione della parità di genere”, con l’obiettivo di “riconoscere le misure adottate dai datori di lavoro per ridurre il divario di genere in relazione” a:

  • pari opportunità di crescita in azienda
  • parità salariale a parità di mansioni
  • politiche di gestione delle differenze di genere
  • tutela della maternità

Per monitorare il territorio viene istituto anche il Comitato tecnico permanente sulla certificazione di genere nelle imprese, che userà i dati delle certificazioni anche per redigere un quadro biennale dell’andamento della parità di genere sul lavoro.

Parità di stipendio tra uomini e donne: report e sgravi

Monitorare e informare non basta, altrimenti non ci troveremo con una percentuale di disparità tanto alta (20%) per parità di studi, mansioni e carico di lavoro tra uomini e donne.

Per questo le aziende più grandi, a partire dai 50 dipendenti in su, saranno tenute a redigere un rapporto online preimpostato per trasmettere i dati sulla parità.

A partire da questo report il Decreto legge prevede premi o sanzioni.

Meccanismo premiale: le aziende in possesso del certificato di parità accedono a una valutazione per il riconoscimento di aiuti di Stato e/o investimenti come appalti e fondi europei.

Sgravi fiscali fino a 50 mila euro: le aziende con certificazione sulla parità possono usufruire di uno sgravio dell’1%, per un massimo di 50 mila euro annui.

Parità di stipendio tra uomini e donne: report falsi e multe

Al contrario, per chi non presenta la certificazione sulla parità sono previste delle sanzioni. In particolare la falsificazione del rapporto può comportare una sanzione amministrativa da 1.000 euro a 5.000 euro.

Questo sistema premia le aziende che sanno valorizzare, e non discriminare, la maggior preparazione delle donne (+56% laureate rispetto agli uomini) in un sistema ancora fortemente a stampo maschile, dove sono gli uomini - a parità di competenze e mansioni - a raggiungere le più alte posizioni aziendali.

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