Negli ultimi mesi, migliaia di investitori, fondi d’investimento e consulenti finanziari si sono trovati di fronte a un paradosso che ha generato non poco nervosismo.
La relazione apparentemente consolidata tra il calo dei tassi d’interesse e l’aumento del valore delle obbligazioni sembrava non funzionare più.
Nonostante i tassi abbiano iniziato a scendere, il mercato obbligazionario ha continuato a languire vicino ai minimi degli ultimi vent’anni. Perfino coloro che avevano puntato su duration elevate, normalmente più sensibili ai movimenti dei tassi, non hanno visto alcun beneficio tangibile.
Tuttavia, qualcosa è cambiato. E ora, finalmente, abbiamo un’idea più chiara del motivo per cui i prezzi delle obbligazioni si sono mossi in controtendenza per tanto tempo.
Il paradosso della Fed e la svolta dei bond
La conferenza della Federal Reserve di ieri ha messo in evidenza una contraddizione ancor più evidente. Durante il suo intervento, Jerome Powell ha confermato che la banca centrale statunitense non prevede tagli ai tassi nel breve periodo. Un annuncio che, in teoria, avrebbe dovuto rafforzare la tendenza ribassista dei titoli obbligazionari. E invece, abbiamo assistito a un rally obbligazionario su tutte le scadenze.
La domanda sorge spontanea: se fino a poco tempo fa il mercato vedeva le obbligazioni scendere anche con tassi in calo, come è possibile che oggi salgano mentre la Fed conferma l’assenza di tagli? La risposta sta tutta nella percezione del mercato e nel cambio di paradigma delle aspettative future.
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L’importanza della prospettiva
Il messaggio della Fed ha generato un effetto che va oltre la semplice reazione istintiva agli annunci sui tassi. Il «no tagli» comunicato da Powell, combinato con le nuove proiezioni economiche, suggerisce che il mercato prevede ora un solo taglio nel 2025. Questa prospettiva ha un impatto decisivo sulla valutazione del rischio e sulla percezione della stabilità economica.
Per gli investitori, ciò significa che l’inflazione potrebbe restare sotto controllo, la recessione potrebbe essere evitata e il tanto auspicato soft landing potrebbe concretizzarsi. Di conseguenza, il mercato obbligazionario si è adattato rapidamente, con una rinnovata fiducia che ha portato al rialzo dei prezzi dei titoli di Stato.
Il mercato detta le regole
Questo fenomeno dimostra che le equazioni matematiche e le correlazioni che hanno funzionato in passato non sempre si applicano in modo automatico ai mercati finanziari. La convinzione che «tassi bassi significano obbligazioni in rialzo» non ha retto alla prova dei fatti. Alla fine, come sempre, è il mercato a decidere la direzione degli asset, e non semplici formule teoriche.
Opportunità nel mercato obbligazionario
Le borse sembrano aver trovato un punto d’accordo con Powell, e questo ha contribuito a cambiare le aspettative sul lungo termine. In questo contesto, gli ETF obbligazionari con duration modificata superiore ai 10 anni hanno trovato spazio per crescere. Con lo steepening della curva dei rendimenti, questi strumenti offrono un rendimento elevato e al contempo una maggiore sensibilità alle variazioni delle aspettative sui tassi.
Un esempio emblematico è il TLT (iShares 20+ Year Treasury Bond ETF), che ha iniziato a mostrare segnali di ripresa. Dopo mesi di debolezza, il suo andamento suggerisce che gli investitori stanno nuovamente puntando sui bond con duration lunga, scommettendo su un contesto di maggiore stabilità economica e tassi contenuti nel lungo periodo.
iShares 20+ Year Treasury Bond ETF
Grafico ad are del iShares 20+ Year Treasury Bond ETF. Fonte: baha.com