Offerte di lavoro per chi non ha il Green pass: Telegram la nuova bacheca, tutti i rischi

Chiara Esposito

22/10/2021

22/10/2021 - 19:47

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Telegram: la nuova agenzia di collocamento negazionista. Sull’app spopolano gruppi con offerte di lavoro per i no Green pass.

Offerte di lavoro per chi non ha il Green pass: Telegram la nuova bacheca, tutti i rischi

Su Telegram fioccano offerte di lavoro per no-vax e no-Green pass: nascono così i gruppi di negazionisti che promuovono forme d’impiego in cui il certificato non è richiesto.

Il fenomeno vede la diffusione di molteplici group chat con migliaia di utenti provenienti da tutta Italia. L’obiettivo dei promotori è quello di agevolare i lavoratori sprovvisti di pass nella ricerca di nuove posizioni professionali con regolamentazioni meno stringenti.

La crescente diffusione di questa pratica illegale porta con sé una doverosa riflessione sull’impatto delle restrizioni vigenti e sui rischi che i cittadini corrono aderendo all’iniziativa.

Lavoro senza green pass: l’origine della mobilitazione

I lavoratori italiani non ancora vaccinati, stando al decreto entrato in vigore il 15 ottobre, hanno la possibilità di presentare ai propri datori un Green pass rilasciato tramite esito negativo del tampone antigenico.

La percentuale di richieste per questi test però è cresciuta a dismisura negli ultimi giorni tanto da gravare pericolosamente sull’efficacia dell’attività delle farmacie preposte.

Le lunghe code che si sono venute a creare causano infatti non pochi disagi: alcuni lavoratori rischiano di perdere parte del proprio stipendio non potendo presentare un Green pass valido ogni 48 ore.

Nasce quindi l’idea di aggirare l’ostacolo facendo rete e creando delle vere e proprie bacheche virtuali dedicate a chi si dichiara contrario al certificato verde.

Gruppi Telegram: come si struttura il sistema

Telegram, ancora una volta, è il luogo prediletto da chi vorrebbe smarcarsi delle normative. Dopo il caso delle certificazioni false si afferma anche quello dei posti di lavoro «Green pass free».

A segnalare per prima l’esistenza di queste chat è stata la Gazzetta di Modena grazie ad un’inchiesta condotta proprio a partire dalle realtà territoriali che si avvalgono di questo pericoloso sistema.

Al momento esisterebbero vari gruppi di questo genere, ma i più nutriti sarebbero due: «Liberi di lavorare (nel rispetto della Costituzione Italiana)» con ben 17500 utenti e «Lavoro No Green Pass» che conta circa 3000 iscritti.

Entrambi promuovono attività in ogni regione della penisola attraverso dei «sottogruppi» appositi, ma non mancano neppure locandine per indire manifestazioni di piazza e messaggi per aprire discussioni generali sul tema dei diritti dei lavoratori.

Il tasso di conformismo tuttavia regna sovrano e, più che uno spazio di dibattito, la sezione commenti si popola di link di cortei a supporto della causa.

Un’altra dinamica molto popolare è quella di ripubblicare articoli di giornale che criticano i gruppi stessi. Il commento degli utenti a quel punto è quasi sempre il seguente:

«Come vedete cominciamo a disturbare il sistema corrotto».

Non mancano infine simpatici meme con attacchi ai politici di punta quali, ad esempio, la ministra Lamorgese, rea di aver incentivato la pratica del pass a scapito di tutti i cittadini contrari.

Offerte di lavoro senza pass: rischi e conseguenze

Il rischio più concreto per chi si affida a questo sistema è rappresentato dalle sanzioni amministrative corrispondenti alle violazioni. Sia il datore di lavoro che il dipendente sono infatti perseguibili in caso di mancato controllo o mancata esibizione del pass.

Le segnalazioni in questi casi vengono inoltrate alla Prefettura per l’applicazione della multa. Quella attribuita al dipendente che entra in azienda senza dichiarare di non avere il Green pass va da 600 a 1.500 euro mentre la mancata supervisione viene punita con multe che vanno da 400 a 1.000 euro.

In barba alle sanzioni però ai non vaccinati continuano ad essere offerti lavori in smart working connessi ad attività di telemarketing, ma anche altri tipi di impieghi ben più rischiosi.

L’offerta più sorprendente e contro intuitiva è quella di colf e badante. Questa tipologia di professionisti si trova infatti a stretto contatto con la fascia della popolazione più vulnerabile; quella degli anziani. Il mondo assistenziale per la terza età però si compone anche di questa frangia di temerari che preferisce l’accudimento di personale «non inoculato».

Indagando a fondo ciononostante ci si accorge a colpo d’occhio che le richieste superano di gran lunga le domande. Il range di candidature è molto vasto: si spazia da lavori di manutenzione domestica a lezioni private fino a servizi di babysitting.

Finché le richieste supereranno le domande è plausibile pensare che il rischio si riduca, ma il fenomeno rischia comunque di incentivare l’assenteismo vaccinale e bloccare la curva dell’immunizzazione del paese.

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