Nuovo DPCM insufficiente per fermare seconda ondata, secondo la Fondazione Gimbe

Il nuovo DPCM emanato dal governo non convince la Fondazione Gimbe, che di fronte all’impennata delle nuove infezioni lo ritiene insufficiente per fermare la seconda ondata di contagi.

Nuovo DPCM insufficiente per fermare seconda ondata, secondo la Fondazione Gimbe

Le misure previste dal nuovo DPCM non sembrano essere sufficienti per la Fondazione Gimbe, e il suo presidente, Nino Cartabellotta lancia un appello ai sindaci e ai governatori delle Regioni.

Secondo Cartabellotta infatti, alle misure previste dal governo è necessario affiancare anche dei lockdown locali, in vista soprattutto delle cifre riportate oggi che monitorano l’andamento epidemiologico nel nostro Paese, con “numeri in aumento su tutti i fronti” durante l’ultima settimana.

Nuovo DPCM insufficiente per fermare seconda ondata

Cartabellotta, il presidente della Fondazione Gimbe, analizzando i dati dell’ultima settimana, che riportano un raddoppio dei contagi ed un incremento del 40% dei ricoveri in ospedale e del 61% per le terapie intensive, spiga che è necessario “intervenire tempestivamente con misure restrittive locali per circoscrivere i focolai, non perdere il controllo della curva epidemica e prevenire il sovraccarico degli ospedali, anticamera di lockdown più estesi”.

Su tutti i fronti infatti la situazione epidemica sembra essere fuori controllo rispetto alla scorsa settimana. Basti pesare che si è passati da circa 17.000 nuove infezioni a oltre 35.000. Anche il numero dei ricoveri è aumentato e adesso si teme nuovamente un collasso del sistema sanitario, proprio come accaduto durante la fase acuta della pandemia.

Sul territorio nazionale tuttavia si registrano delle significative differenze a livello regionale, in media l’incremento dei nuovi contagi è stata di circa il 10%, con delle percentuali che oscillano dal 4% nella Provincia Autonoma di Trento al 30,9% dell’Umbria. Anche le capacità di testing & tracing sono molto variabili: si passa infatti dai 523 delle Marche ai 1.276 della Toscana. Tuttavia i dati complessivi confermano che il coronavirus sta circolando in modo più rapido e violento rispetto a qualche settimana fa.

Necessari degli interventi locali

Le enormi differenze che si registrano a livello regionale e ancora più a livello comunale rendono evidente il fatto che non si possa più pensare a livello nazionale, ma che sia necessario agire a livello locale per bloccare sul nascere gli eventuali focolai, spiega Cartabellotta:

“Con l’aumentare vertiginoso dei numeri il dato nazionale non rende conto delle marcate differenze regionali e provinciali che richiedono provvedimenti più restrittivi per circoscrivere tempestivamente tutti i focolai e arginare il contagio diffuso”.

Proprio dall’analisi di queste cifre il presidente della Fondazione lancia un appello “alla responsabilità e alla massima collaborazione tra Presidenti di Regioni e amministratori locali, sindaci in primis: intervenire tempestivamente con misure restrittive locali, compresi lockdown mirati.

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Italia Coronavirus

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