Noleggio auto: dopo un 2018 record si addensano nubi all’orizzonte

Il 2018 è stato ancora un anno record per il noleggio auto, nonostante il mercato in flessione. Ma sul 2019 regnano incertezza e dati negativi. E manca una strategia politica.

Noleggio auto: dopo un 2018 record si addensano nubi all'orizzonte

Il noleggio auto ha continuato a macinare immatricolazioni e utili anche nel 2018, nonostante il rallentamento della seconda parte dell’anno e il contesto di un mercato auto che ha chiuso l’anno con il segno meno. Ma sul 2019 si addensano nubi scure: a pesare sono diversi fattori tra cui l’incertezza sulle politiche ambientali e la mancanza di strategie per l’automotive.

E non aiuta certo il contesto economico italiano, con gli indici fiducia dei consumatori e delle aziende in calo e una flessione decisa del livello degli investimenti. L’incertezza economica si somma a quella politica, che continua a vedere l’automobile come una mucca da mungere senza neppure pensare a strategie di lungo periodo, in grado di incentivare un circolo virtuoso di rinnovamento del parco auto.

Su quest’utlimo punto basti pensare alla fiscalità opprimente nei confronti delle auto aziendali, che in altri paesi europei godono di benefici fiscali capaci di attirare l’interesse di aziende e professionisti, e al tempo stesso di immettere nei parchi auto circolanti vetture più recenti, più pulite e più sicure.

Di questi e di altri temi legati alla mobilità e al noleggio auto si è parlato al recente convegno di ANIASA - l’associazione che raggruppa le aziende che operano nel noleggio auto a breve e a lungo termine - durante in quale è stato pubblicato il 18° rapporto che analizza dati, scenari e trend sullo sviluppo della “New Mobility”.

Noleggio auto: un 2018 da record e un 2019 con molti dubbi

Uno dei primi dati che emerge dal convegno ANIASA è il confronto tra l’andamento del noleggio auto nel 2018 e le indicazioni che arrivano dai primi mesi del 2019. Lo scorso anno, il dato relativo alla flotta circolante di auto a noleggio - che include il lungo termine, il breve termine e il car sharing - ha superato il milione di unità, arrivando a 1.092.000 veicoli (+12% rispetto al 2017). In crescita anche gli utili del comparto: 6,8 mld di euro (+10% vs 2017).

Le immatricolazioni sono rimaste a livelli di quelle del 2017 (482.000, +0,4%), a causa di un secondo semestre in deciso rallentamento rispetto al primo. Una frenata che prosegue anche nel 2019, che vedono le immatricolazioni del noleggio auto scendere del 14% rispetto agli stessi mesi del 2018. Le ragioni - al di là del calendario e dei “ponti” pasquali - sono da ricercare nel quadro di incertezza economica e nella mancanza di vere strategie per la mobilità. Ma di questo parleremo nelle prossime righe.

A fare da contraltare al calo di immatricolazioni di auto prese a noleggio da aziende a da partite IVA c’è la crescita dei privati che decidono di prendere un’auto in Noleggio a Lungo Termine. Se nel 2017 erano stati 25.000 gli automobilisti passati dalla proprietà all’uso del veicolo, nel 2018 sono stati 40.000 e per il 2019 se ne stimano 50.000.

Il car-sharing consolida la sua posizione. Roma e Milano in vetta.

Un altro dato positivo nel contesto a luci e ombre del noleggio auto arriva dal car-sharing. L’auto condivisa piace soprattutto nelle grandi città, e la flotta è ormai stabilmente a 6.600 unità. Sono 1 milione e 800mila gli iscritti ai vari servizi di condivisione, mentre i noleggi hanno raggiunto quota 12 milioni. A fare la parte del leone sono Roma e Milano: con 9,5 milioni di noleggi si prendono l’80% del mercato car-sharing.

Una nicchia che non si rivolge solo a noleggi “leisure” - turismo o svago - ma anche a quella clientela business che ha necessità di muoversi saltuariamente nei centri urbani, per ragioni di lavoro occasionali o durante trasferte. Il car-sharing è richiesto tutti i giorni della settimana e nelle diverse fasce orarie, con un picco di utilizzo nella fascia pre-serale (16-19). L’utilizzatore medio è uomo (63% del totale) e ha poco più di 35 anni.

L’incertezza sulle alimentazioni frena il noleggio auto

A tirare il freno delle immatricolazioni del noleggio auto - oltre al contesto economico e al calo di fiducia - sono due criticità: l’incertezza sulle politiche ambientali e sul destino delle diverse alimentazioni dei veicoli e la mancanza ormai cronica di una strategia di lungo periodo di indirizzo e incentivo per l’automobile e la mobilità in genere.

Per quanto riguarda il primo punto, c’è da mettere il luce la demonizzazione del diesel come fonte principale dell’inquinamento e delle emissioni di CO2, che ha causato un calo di immatricolazioni di auto diesel del 12%. Una campagna ideologica, dal momento che le moderne auto diesel hanno livelli di emissioni pari o inferiori rispetto alle auto a benzina.

Nonostante tutto, il diesel rimane la scelta preferita dalle flotte, soprattutto per i segmenti medi ed alti (il 60% del parco). La ragione è l’efficienza: i motori a gasolio consumano meno ed emettono meno CO2, parametro sul quale si basano gli obblighi ambientali. Impossibile quindi non sottolineare la contraddizione delle limitazione alla circolazione imposte alle auto diesel.

In questo contestano aumentano le immatricolazioni di auto a noleggio elettriche, arrivate nel 2018 a 2.800 veicoli (+150% rispetto al 2017). Numeri molto piccoli, quasi infinitesimali se consideriamo che i veicoli elettrici circolanti in Italia sono circa 13.000 su un parco totale di 38 milioni.

Manca una strategia politica per l’automotive

L’altro fattore che frena uno sviluppo virtuoso ed efficiente dell’automotive è la mancanza di una politica in grado di delineare strategie di lungo periodo. Una mancanza grave nei confronti di un settore che genera l’11% del PIL nazionale e il 16% del gettito fiscale. Appare naturale, quindi, la domanda di maggiore attenzione da parte delle istituzioni.

A fine 2018 in Italia circolavano circa 38 milioni di auto, con ben 12,5 milioni ante Euro 4, pari al 33% del parco totale. Servirebbe il coraggio di scelte in grado di incidere significativamente nell’opera di rinnovamento, alla quale la logica dell’Ecobonus e dell’Ecomalus non sono in grado di rispondere efficacemente. La proposta di ANIASA è quella di incentivare la rottamazione di Euro 0-1 con un usato Euro 5-6 e di prorogare il superammortamento per 5 anni.

Andrebbe poi aggiornato il Codice delle Strada - fermo al 1992 - che non non considera l’evoluzione della sharing mobility ed è in ritardo anche sul noleggio auto in genere. Inoltre, proposte come quella della targa portabile rischiano di essere un ulteriore aggravio per i noleggiatori e un’ulteriore complicazione per i driver.

Infine, sarebbe ora di superare il regime - in deroga rispetto alle normative europee - che limita al 40% la detraibilità dell’IVA sulle auto aziendali, per il quale l’attuale Governo ha richiesto la proroga alla UE fino a dicembre. Si tratta di una misura fortemente penalizzante per le aziende italiane, che risultato meno competitive rispetto a quelle di gran parte dell’Unione che godono del 100% di detraibilità.

Più in generale, da parte di ANIASA arriva al Governo la richiesta delle revisione integrale della fiscalità auto. È davvero assurdo pensare che, per un veicolo del valore di 30.000 euro, in Germania si gode di un vantaggio fiscale del 100% ed in Italia solo del 19%.

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