Mps e la gufata di Goldman Sachs sul referendum: se vince il No sarà bail in

Mps: la banca d’affari USA esclude le urne anticipate in caso di vittoria del No, ma dipinge uno scenario negativo per il Monte dei Paschi di Siena e per le altre banche italiane.

Mps e la gufata di Goldman Sachs sul voto per la riforma - Il prossimo referendum costituzionale, salvo sorprese o ulteriori rinvii, dovrebbe tenersi tra la fine di novembre e l’inizio di dicembre.

All’esito della consultazione, com’è noto, è legato il destino non solo del governo in carica ma anche di una grossa fetta del comparto bancario italiano. Parallelamente al voto dovrebbe avere luogo infatti l’aumento di capitale da 5 miliardi di euro di Mps, che rappresenta l’anello debole di tutto il sistema del credito nostrano.

Secondo gli analisti della banca d’affari Usa Goldman Sachs (che fa parte del consorzio di garanzia per la ricapitalizzazione di Rocca Salimbeni) una eventuale vittoria del No al referendum costituzionale potrebbe seriamente compromettere l’operazione di aumento di Mps.

Mps e il referendum costituzionale: la profezia di Goldman Sachs

Proprio come la burrasca pre e post Brexit che ha scombussolato i mercati finanziari, gli analisti statunitensi scrivono che il referendum italiano “sta riaccendendo le ansie degli investitori”.

Il premier Matteo Renzi ha smesso di personalizzare la consultazione e dunque di prospettare le proprie dimissioni in caso di debacle, ma Goldman Sachs ha preso in considerazione anche questo scenario, ipotizzando un’attività legislativa paralizzata, con Pd e M5S appollaiati intorno 30% di consensi.

Qualora dovesse vincere il No - si legge sempre nel report stilato ieri dalla banca d’affari, che stima intorno 40% le probabilità di successo del fronte contrario al ddl Renzi-Boschi - non si andrebbe a elezioni anticipate, ma il percorso riformatore di cui l’Italia ha bisogno subirebbe una brusca battuta d’arresto.

A causa del clima di instabilità che ne deriverebbe, inoltre, “gli investitori potrebbero preferire di aspettare in attesa di maggiore chiarezza”: il riferimento è a Jp Morgan e alle altre banche che si sono impegnate a garantire l’aumento di capitale.

Con il No crescerebbe dunque “la probabilità di una ristrutturazione di Mps con fondi pubblici”: il che vorrebbe dire l’azzeramento dei risparmi di milioni di italiani attraverso il meccanismo del bail in.

Per Goldman Sachs, comunque, anche le ricapitalizzazioni delle altre banche rischierebbero di arenarsi e non solo l’aumento di Mps.

Mps: riflettori puntati sul cda

Intanto a Rocca Salimbeni i riflettori sono puntati sul cda di oggi che dovrà fare il punto della situazione sulla cessione di circa 9 miliardi di crediti deteriorati e sull’aumento.

Fra tre settimane sarà reso noto il piano strategico che dovrebbe prevedere anche una ulteriore riduzione delle attuali 2.100 filiali entro il 2019. I vertici del Monte dei Paschi di Siena sono al lavoro per ridurre il costo del credito e puntano a remunerare i soci con una cedola del 6-7%.

La conversione in azioni dei bond subordinati si farà ma non è ancora chiaro se nell’operazione sarà coinvolta anche la clientela retail, oltre agli investitori istituzionali.

Ieri a Piazza Affari il titolo Mps è salito a 0,23 euro, guadagnando lo 0,38%. Al momento in Borsa si registra un notevole rialzo delle azioni Mps, che mettono a segno un +3,43%.

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