Morgan Stanley: ecco i migliori e i peggiori titoli per la “data era”

AI e internet of things si apprestano a dominare la quotidianità: ecco allora quali sono i migliori e i peggiori titoli della cosiddetta “data era”, secondo Morgan Stanley

Morgan Stanley: ecco i migliori e i peggiori titoli per la “data era”

Mentre il mondo si sposta verso tecnologie basate sui dati come l’intelligenza artificiale e l’internet delle cose - internet of things - ci sono alcune aziende che potrebbero adattarsi molto meglio di altre alla rivoluzione in corso.

Parola di Morgan Stanley, che tramite una nota ha inquadrato lo scenario a cui potremmo trovarci di fronte visto l’arrivo della cosiddetta ’data era’, ovvero l’era in cui i dati saranno una parte principale e prevalente della quotidianità, muovendo quasi ogni dispositivo e processo meccanico esistente.

Uno spostamento che - spiega il colosso bancario newyorkese - potrebbe danneggiare le aziende che finora si sono “mostrate dipendenti dalle entrate in arrivo da smartphone e personal computer”.

Per contro, sono soprattutto tre i titoli che potrebbero resistere e persino sovraperformare in virtù di questa transizione: Foxconn di Taiwan, ovvero il più grande partner di Apple sul fronte manifatturiero, e la giapponese Murata Manufacturing.

Entrambi hanno un rating overweight, così come una terza realtà segnalata, Broadcom.

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Morgan Stanley: ecco i migliori e i peggiori titoli per la ’data era’

Nel suo più recente report, Morgan Stanley ha segnalato di aspettarsi un “ritorno all’innovazione a livello aziendale”, dopo quasi due decenni di investimenti che ritiene essere stati insufficienti per quanto riguarda quel frangente:

“Il cambiamento sconvolgerà l’attuale leadership tecnologica, che è più focalizzata agli interessi dei consumatori sul fronte mobile”.

Secondo il colosso bancario USA potremmo presto trovarci di fronte a “un’interruzione delle catene di approvvigionamento”, con il passaggio a più tecnologie ’data-based’:

“Questa interruzione potrebbe rivelarsi molto grave, vista la forte dipendenza dalle vendite di PC e smartphone e la necessità di diversificare la produzione di fronte alle tariffe”.

Il riferimento è quindi anche all’attuale battaglia a colpi di dazi tra Stati Uniti e Cina, che ha costretto le aziende a diversificare le loro catene di approvvigionamento.
Morgan Stanley ha sottolineato che personal computer e smartphone rappresentano circa il 40% delle entrate per i primi dieci fornitori di settore al mondo. Per le aziende cinesi, la dipendenza da tali entrate è persino maggiore, pari a circa il 55%.

Molte di queste società - spiega Morgan Stanley - sono troppo esposte al mercato di smartphone e PC, e non investono abbastanza nei nuovi mercati, tendendo ad avere “scarso potere sui prezzi”.

In particolare, sono due i titoli che potrebbero soffrire maggiormente: la compagnia giapponese Nissha e la cinese Visionox.

Per contro, ci sono tre titoli pronti ad adattarsi nella maniera migliore possibile al nuovo scenario, tanto da riuscire a sovraperformare segnando così un vero e proprio abisso rispetto alle compagnie più in difficoltà.

Il primo è Foxconn Industrial, colosso taiwanese che è al momento il maggior partner di Apple sul fronte manifatturiero, con una “solida esposizione ai dispositivi di rete e alle apparecchiature di cloud computing”, secondo il colosso finanziario USA.

Spicca poi Murata, produttore giapponese che - assicura Morgan Stanley - assisterà a una “sostanziale crescita dei profitti”, visti i suoi componenti elettronici “altamente competitivi” non solo nelle app smartphone, ma anche per le apparecchiature in settori del cosiddetto internet of things.

Infine Broadcom, chipmaker USA tra i principali fornitori Apple, vanta una proprietà intellettuale “leader di settore”, che si traduce in “prezzi e margini favorevoli”, visti i possibili reinvestimenti in ricerca e sviluppo e la conseguente “diversificazione di più prodotti nel tempo”.

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