Montepaschi (MPS): senza proroga BCE scatta il bail-in?

Si fa difficile la partita per l’aumento di capitale del Montepaschi dopo la mancata proroga della BCE. A questo punto, il bail-in per MPS è inevitabile.

Si fa sempre più difficile la situazione in casa Montepaschi dopo la mancata proroga per gennaio dell’aumento di capitale da parte della BCE.
Il bail in per MPS sembra ormai inevitabile.
Il management di Rocca Salimbeni era piuttosto fiducioso che l’EuroTower comprendesse la difficoltà nel mandare in porto la ricapitalizzazione dopo la vittoria del NO al referendum con conseguente crisi di governo.

L’istituto centrale ha tuttavia rigettato le richieste di Montepaschi, il quale adesso dovrà cercare di effettuare l’aumento in un contesto politico e di mercato non facile. La prossima settimana ci sarà anche la presentazione del nuovo piano di Unicredit, nella quale verrà annunciato con ogni probabilità il maxi-aumento da €13 miliardi. A questo punto, quali sono gli scenari possibili?

Montepaschi: niente proroga da BCE per l’aumento di capitale

Niente proroga per la scadenza dell’aumento di capitale di Montepaschi. La BCE ha respinto la richiesta presentata dal management in seguito alla vittoria del NO al referendum con conseguenti dimissioni dell’esecutivo.

A questo punto le cose si fanno complicate in casa MPS, dato che il piano targato dal duo JpMorgan-Mediobanca può essere definitivamente accantonato.

Montepaschi: piano JpMorgan-Mediobanca a rischio flop

Il fondo del Qatar difficilmente prenderà parte alla ricapitalizzazione, così come gli altri investitori istituzionali stranieri contattati dalle banche che hanno organizzato il piano di ricapitalizzazione di Montepaschi.

In molti scommettono sull’intervento dello Stato, nonostante al momento vi sia un vuoto di governo dopo le dimissioni dell’esecutivo di Matteo Renzi.

Montepaschi: difficile che intervenga ESM, probabile il bail-in

Al momento non riteniamo possibile neanche la richiesta di intervento del fondo Salva-Stati (ESM), in quanto, per accedere a tali aiuti, gli istituti che ne beneficiano devono poi dimostrarsi solventi.

In più, le banche che usufruiscono di tale aiuto devono essere sistemiche e il Montepaschi con una capitalizzazione di €500 milioni al momento non lo è.

Montepaschi: intervento statale non è obbligatorio

In realtà, l’intervento statale non è necessario nè imposto dall’Unione Europea. Finora l’istituto senese è riuscito a reperire, tramite la conversione di bond subordinati detenuti da investitori istituzionali, poco più di €1 dei €5 miliardi necessari per la ricapitalizzazione. Difficile che i restanti €4 miliardi possano essere recuperati tramite il mercato e quindi si aprono diversi scenari.

Il primo è quello di convertire per intero le obbligazioni senior e subordinate. Vi sono abbastanza bond da poter convertire in azioni per ricapitalizzare Rocca Salimbeni, nell’attesa che la Vigilanza UE renda noto l’esito delle ispezioni sui NPL di MPS (in arrivo per la prima metà 2017).

Una volta che non si riusciranno a reperire i €4 miliardi che servono tramite il piano di Mediobanca e JpMorgan, si dovranno avviare le procedure di recovery, e non di risoluzione, BRRD.

Il limite previsto in tale ambito è che prima dell’intervento dello Stato vengano coinvolti nel salvataggio: azionisti, obbligazionisti subordinati, obbligazionisti senior e correntisti.

Come specificato in precedenza, ci sono abbastanza bond da poter convertire per sostenere la ricapitalizzazione del Paschi (per una cifra anche superiore a quella che serve). In questo contesto, l’intervento governativo non è né necessario né richiesto dall’UE ma sarà solo una scelta del governo.

Questo è un altro scenario, che deve determinare l’esecutivo, e cioè la portata della conversione di bond. Se il Tesoro interverrà (il come sarà deciso dal Ministero ma è probabile un coinvolgimento della Cdp), comunque bisognerà convertire parte dei bond subordinati.

Banche Italia: il governo potrebbe fare ricorso all’ESM per metterle in sicurezza

In precedenza abbiamo escluso la possibilità che si faccia richiesta formale all’ESM per mettere in sicurezza il Montepaschi.

L’ipotesi tornerebbe di moda solo nel caso in cui Unicredit decida di fare veramente un aumento di capitale da €13 miliardi che prosciugherebbe il mercato o, in alternativa, necessiterebbe dell’intervento statale.

Inoltre, bisogna tenere in considerazione che Ubi banca avrà necessità di ricapitalizzare per poter acquistare 3 delle 4 good bank, così come BPM/Banco Popolare a conclusione degli esami sulle sottocoperture di NPL.

Da vedere cosa succederà anche alle popolari dopo il blocco della riforma da parte della Consulta. Ricordiamo che la richiesta di aiuto all’ESM, strana dato che l’Italia è in attivo col fondo Salva Stati per oltre €60 mld, fa sì che con ogni probabilità si apra la porta ad un arrivo della famigerata Troika (FMI + BCE+ Commissione UE).

Tutto questo guaio del sistema bancario avviene in un momento di vuoto di potere. Renzi invoca un governo di coalizione per gestire la difficile situazione (anche, forse, per non far ricadere l’intera colpa sul PD) mentre le opposizioni vorrebbero andare al voto subito. Di sicuro, chi andrà al governo avrà un bel lavoro da fare.

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