Made in Italy a rischio estinzione, probabilmente entro una generazione, parola di Ermanno Scervino. Perché? Semplice, dopo anni di storia nell’industria della moda, l’artigianato italiano sta per sparire, senza eredi. I giovani italiani non sembrano interessati ad entrare nel settore e chi prenderà il posto degli attuali artigiani vicini al pensionamento?
Dietro gli eleganti abiti delle boutique di alta moda si cela un grande lavoro di precisione e pratica, dietro le cuciture a mano ci sono abilità di artigianato e modellistica, taglio, cucito, ricamo, che trasformano le idee degli stilisti in prodotti finiti. Dietro questo lavoro ci sono: ricamatrici, sarti, modellisti in via d’estinzione. Le macchine sostituiranno l’artigianato?
Ciò che è certo è che la perdita di know-how è drammatica, come afferma Franco Baccani, il boss di B&G, che produce borse per Cartier, Gucci e altre firme. Nonostante l’avvento delle macchine oggi B&G può ancora contare sulle abilità umane necessarie per selezionare le pelli, tagliare, assemblare e cucire le parti che compongono il prodotto finito, ma domani?
Cercasi artigiani, nonostante la disoccupazione
Secondo l’Economist con i tassi di disoccupazione attuali e la retribuzione annuale netta di un tagliatore di pelli che parte da 18.000 euro ($24,000) le aziende dovrebbero avere la fila di candidati e invece no. Come tutte le persone dei Paesi ricchi, gli italiani guardano dall’alto in basso il lavoro manuale, anche se qualificato, e le famiglie preferiscono spingere i loro figli verso una carriera in altre professioni e nel settore pubblico.
Come spiega il noto settimanale, il sistema educativo, a tutti i livelli, in genere fornisce una scarsa preparazione per il mercato del lavoro. Le università italiane sono piene di giovani che studiano materie alle quali non sono interessati, pur di non deludere le aspettative dei genitori.
Nonostante tra laurea e lavoro non sembra esistere un connubio perfetto il titolo universitario continua ad essere considerato una garanzia, ma purtroppo la realtà smentisce queste aspettative.
Dal 2006 nel settore della moda e nel tessile italiano sono stati persi circa 86.000 posti di lavoro, per lo più poco qualificati, e molti altri posti nel settore delle calzature. Il lavoro si è allora spostato verso i paesi a basso costo, il che potrebbe aver dato ai giovani italiani l’impressione che non vi siano più opportunità sicure in questi settori.
Invece la carenza di artigiani è così alta che alcune aziende hanno cominciato a cooptare dipendenti dei loro concorrenti, cosa che consente agli artigiani più competenti di poter negoziare condizioni economiche più vantaggiose.
La penuria di artigiani fa emergere anche un altro problema secondo l’Economist. Infatti non sono mancate le polemiche per capi su cui troneggia l’etichetta made in Italy, ma in realtà prodotti all’estero. Non solo. Molte aziende si sono rivolte a specialisti della Bosnia e la Moldavia visto che il talento italiano fatica a trovarsi.
Altre professioni a rischio
Ma non è solo il mondo della moda ad essere alla ricerca del giovane talento italiano. Secondo la Federazione Italiana Pubblici Esercizi sarebbero anche altre le professioni a rischio, tra cui il pizzaiolo, un paradosso per il nostro Paese.
Molte ore di lavoro per una scarsa retribuzione sono caratteristiche che rendono spesso questo mestiere “un lavoro da immigrato” ed infatti gli egiziani stanno diventando la forza dominante sul mercato.
A riempire le fila dei lavori che nessuno vuole più fare ci sono anche:
- falegnami;
- pasticceri;
- panettieri.