Minzolini si è dimesso, ma il vero obiettivo è salvare Silvio Berlsuconi

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Minzolini si è dimesso, ma il vero obiettivo è salvare Silvio Berlsuconi

Sono state accettate dal Senato le dimissioni presentate da Augusto Minzolini, ma era Silvio Berlusconi quello che si voleva salvare con il precedente voto sulla decadenza.

Augusto Minzolini non è più un senatore, ma il voto di marzo che di fatto aveva stoppato la decadenza dell’ex direttore del Tg1 poteva avere uno scopo ben diverso, ovvero aiutare Silvio Berlusconi nel suo ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.

Le dimissioni presentate da Augusto Minzolini sono state accettate dal Senato con una maggioranza di 141 voti favorevoli, rimediando così in parte alle forti polemiche che erano scaturite dopo il salvataggio dell’ormai ex senatore dal decadimento.

Minzolini è stato condannato in via definitiva a due anni e mezzo per peculato, ma il Senato aveva respinto il decadimento previsto invece dalla Legge Severino, che quindi è stata in qualche modo delegittimata dal Parlamento stesso.

Tutta musica questa per le orecchie di Silvio Berlusconi, che proprio a causa della Legge Severino al momento non sarebbe candidabile alle prossime elezioni politiche, ma che ora può sperare proprio grazie al voto del Senato dello scorso marzo sulla decadenza di Minzolini.

Le dimissioni di Minzolini

La figura di Augusto Minzolini è una di quelle destinate a far discutere sempre e comunque. Quando era direttore del Tg1, era continuamente tacciato di imparzialità nel prendere le parti le Silvio Berlusconi.

Accuse queste che con ogni probabilità non erano prive di fondamento, visto che dopo il suo addio alla Rai Minzolini è stato prontamente candidato da Forza Italia ed eletto come senatore.

L’esser diventato un parlamentare non ha però esentato Minzolini dall’essere messo sotto processo con l’accusa di peculato, faccenda che si riferiva a quando era direttore del Tg1 e che gli è costata una condanna in via definitiva a due anni e mezzo di reclusione.

La Legge Severino per una condanna specifica prevede la decadenza parlamentare, ma dopo sette mesi di rinvii il Senato a marzo decise di salvare Minzolini grazie a 137 voti contrari, 94 favorevoli e 20 astenuti.

Un voto questo che fece divampare le polemiche, visto che Minzolini non venne dichiarato decaduto grazie ai voti di una parte del Partito Democratico e della Lega Nord, aprendo così un caso politico.

Dopo un mese, il Senato ha in qualche modo rimediato a quella votazione. Come era stato annunciato dell’ex direttore del Tg1, Minzolini ha poi presentato le sue dimissioni da senatore che questa volta sono state accolte con 141 voti favorevoli, 105 contrari e 4 astenuti.

Grazie per aver votato no alla decadenza il 16 marzo. Ma adesso il Senato non abbia paura. Io non ho nessun obbligo, il mio è un gesto di coerenza politica. Questa non è la partita di ritorno del voto di marzo, i giustizialisti quella partita l’hanno già persa.

Così Augusto Minzolini ha commentato il voto favorevole del Senato alle sue dimissioni. Parole queste che però suonano come un chiaro riferimento ad una partita più grande, ovvero quella che Silvio Berlusconi sta giocando a Strasburgo.

Le speranze di Silvio Berlusconi

Si scrive Augusto Minzolini ma si legge Silvio Berlusconi. Questa potrebbe essere la sintesi di tutta la vicenda riguardante la decadenza da senatore dell’ex direttore del Tg1, che alla fine si è dimesso come aveva annunciato già prima del voto di marzo.

Con le sue dimissioni, Minzolini non ha maturato il diritto alla lauta pensione da parlamentare che scatterà a settembre, ma comunque le lungaggini del Senato gli hanno garantito otto mesi di stipendio da quando, secondo la legge, doveva essere dichiarato decaduto.

Il sempre magnanimo sistema politico italiano siamo certi poi che si ricorderà di questo “martire del giustizialismo”, anche perché tutta la sua vicenda ha fatto un bel favore al grande capo Silvio Berlusconi.

Nel novembre 2013 infatti il Parlamento non fu altrettanto benevolo con il leader di Forza Italia, che venne dichiarato decaduto, rispettando i dettami della Legge Severino dopo la condanna definitiva a quattro anni di reclusione per frode fiscale nel processo Mediaset.

Allo stato attuale, Silvio Berlusconi sarebbe incandidabile fino al 2019, una situazione che di fatto lo taglierebbe fuori dalle prossime elezioni politiche in programma nel 2018, dove stando agli ultimi sondaggi elettorali il centrodestra unito avrebbe concrete chance di vittoria.

Silvio Berlusconi da tempo ha fatto ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, appellandosi all’articolo 7 della Convenzione europea che si basa sul principio della nessuna pena senza legge, un fattore questo che cozzerebbe con la retroattività della Legge Severino.

La sentenza di Strasburgo sul ricorso presentato dal leader di Forza Italia è attesa entro la fine del 2017, con la tesi di Berlusconi che ora assume maggiore forza dopo il voto contrario del Senato sulla decadenza di Minzolini.

Il fatto che ora, per una vicenda nel complesso quasi identica, il Senato abbia disatteso un procedimento previsto dalla legge Severino è sicuramente un altro importante mattone nel castello delle prove fornite da Berlusconi a proprio favore.

Quella dell’aver accettato le dimissioni di Minzolini quindi non è la classica toppa al buco, ma un fattore secondario rispetto al vero obiettivo del voto: restituire a Silvio Berlusconi la piena agibilità politica.

Che una sentenza favorevole da parte di Strasburgo sul ricorso di Berlusconi possa essere in parte agevolata dal voto di alcuni senatori del Partito Democratico, è un dato di fatto questo che non può essere cancellato dalle dimissioni di Minzolini.

Alla fine dei conti, Forza Italia senza Berlusconi sarebbe senza dubbio più debole, tutti voti che dagli azzurri potrebbero finire ad ingrossare le fila del Movimento 5 Stelle e della Lega Nord.

Un’ipotesi questa che rendenderebbe di fatto impossibile un probabile governo dalle larghe intese, spianando di fatto la strada per un governo pentastellato magari con un sostegno esterno proprio del carroccio.

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