Minibond: collocamenti in aumento nel 2018

Le emissioni di minibond hanno raggiunto quota 746 per un totale di 25,2 miliardi di euro. Cala il valore medio dei collocamenti

Minibond: collocamenti in aumento nel 2018

Sale il numero di collocamenti di minibond. Anche nel 2018 sono cresciute le emissioni dei piccoli prestiti obbligazionari che hanno visto la luce per la prima volta in Italia nel 2012. Si è però ridotto il controvalore dei minibond venduti. Sono questi, in sintesi, i dati illustrati dal quinto rapporto italiano sui minibond redatto dall’Osservatorio della School of Management del Politecnico di Milano.

In totale sono state 746 le emissioni di minibond effettuate finora dalle imprese italiane non quotate, per un controvalore complessivo di 25,2 miliardi di euro. Solo lo scorso anno, sono stati 198 i minibond lanciati sul mercato, in aumento rispetto ai 170 collocamenti dell’anno precedente.

Nella sostanza, sono stati venduti titoli per 4,3 miliardi di euro, in calo rispetto ai 5,5 miliardi del 2017 a causa del minore valore medio delle emissioni, sceso al minimo storico di 22,40 milioni. Nel corso del 2018 sono quindi stati aggiunti al listino ExtraMot di Borsa Italiana ben 207 titoli, il valore più alto in assoluto.

Collocati minibond per 25,2 miliardi

«Per il 2019 le aspettative sono più conservative rispetto al passato - commenta Giancarlo Giudici, Direttore scientifico dell’Osservatorio Minibond della School of Management del Politecnico di Milano - a causa dei primi segnali negativi provenienti dal ciclo economico, dell’incertezza sulle politiche di sviluppo interne e della possibile concorrenza delle operazioni di direct lending che si vanno diffondendo sul mercato. I volumi del 2019 saranno dunque abbastanza simili a quelli del 2018. Ci auguriamo che gli Eltif riescano dove i Pir non sono riusciti, cioè nel canalizzare risorse verso le Pmi».

Gli attori che hanno sottoscritto i minibond di taglia inferiore ai 50 milioni – si legge nel rapporto italiano sui minibond - si confermano essere i fondi chiusi di private debt (il 26% degli investimenti rispetto al campione) e gli investitori esteri (25%). Ancora in aumento il ruolo delle banche nazionali (21%) e delle assicurazioni (9%), che però sottoscrivono poche operazioni di maggiore dimensione. Le finanziarie regionali sono passate dal 6 al 4%, Confidi dall’1 al 3”.

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