Metaforum Lugano 13 giugno. Riccardo Esposito: «Metaverso e cryptocurrency? Siamo soltanto agli albori»

Sara Bracchetti

27/05/2022

27/05/2022 - 12:52

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Tre sale e una giornata intera per parlare di gamification, NFT, DeFi, smart contract e di futuro. Un evento da non perdere.

Metaforum Lugano 13 giugno. Riccardo Esposito: «Metaverso e cryptocurrency? Siamo soltanto agli albori»

Criptovalute e non solo. Cresce a Lugano l’attesa per MetaForum, l’evento in calendario per il 13 giugno organizzato per parlare di futuro e molto altro ancora con i maggiori esperti internazionali.

Una giornata di conferenze, tavole rotonde, dibattiti su quel che verrà. Il domani ormai prossimo, fatto di visioni che oggi solo si intravedono nei loro contorni indefiniti, è il protagonista della prima edizione di un evento che vuole portare a Lugano - Canton Ticino, Svizzera - i nomi più illustri della blockchain e del mondo crypto.

Il 13 giugno, gli esperti più quotati si riuniranno al Lac sotto l’egida del Metaforum, per provare a dare un senso compiuto a definizioni altrimenti vaghe.

Che cos’è, o quali applicazioni imprevedibili può avere, la blockchain? Dove va il mondo crypto? Che cosa c’entrano l’arte e la creatività con tutto questo?

Tre sale per parlare di gamification, NFT, DeFi, smart contract e c’è da star sicuri che non basteranno: il programma è in continua evoluzione e aggiunge speaker alla sua lista, richiamando un pubblico di addetti ai lavori proveniente da tutta Europa e non solo (qui il codice sconto riservato ai lettori di Money.it e Moneymag.ch).

Ha avuto dunque ragione FinLanter, società leader in Svizzera e in Italia nella gestione di una community di professionisti della finanza, a lanciarsi nell’organizzazione di una manifestazione che prova a dare voce alle esigenze di un pubblico sempre più coinvolto dal “meta”: «In Svizzera siamo stati pionieri diversi anni fa, con una presentazione sul bitcoin in tempi quasi non sospetti», spiega il fondatore Riccardo Esposito, «In ogni evento finanziario che organizziamo c’è sempre stata una sezione dedicata al mondo crypto e alla blockchain. Siamo ormai anche all’undicesima edizione di Lugano Finance Forum, a novembre, che ha portato qui premi Nobel dell’economia e governatori della banca centrale, come Jean-Claude Trichet».

Fra tanti eventi, perché Metaforum? Che cosa porta di nuovo in un panorama già ricco di appuntamenti dedicati?

«Il fatto di essere a capo di una community dà indicazioni preziose. Questi eventi sono un’occasione per incontrarsi nel mondo reale, una necessità molto sentita, specie dopo due anni di Covid. Non sono io che decido cosa fare: è la community. Il mio compito è ascoltare. Ascolto il mercato, ascolto i suoi bisogni e creo eventi ad hoc per rispondere a un’esigenza».

Quella che accompagna la nascita di Metaforum qual è?

«Sta nascendo un mondo della finanza parallelo a quello classico, governato dalle banche. Mi riferisco non solo alle cryptocurrency e a un sistema monetario svincolato dalla banche centrali, ma per esempio anche alla DeFi, la decentralised finance: è in atto una rivoluzione che potrebbe portare a una disintermediazione degli istituti di credito. Il mondo e gli investitori hanno il dovere di essere attenti sulle possibilità che il mercato offre. In questo senso la blockchain è una rivoluzione, al pari di quella che ha rappresentato Internet vent’anni fa».

Di blockchain si parla però da parecchi anni. Che cosa è successo nel frattempo e perché siamo a un punto di svolta, ora?

«La blockchain è un’infrastruttura tecnologica rivoluzionaria, che permette di registrare informazioni e renderle inattaccabili, mettendole inoltre a disposizione di tutti. Questo implica una decentralizzazione e una condivisione dell’informazione. Gli ambiti di applicazione sono i più svariati: dalla conservazione di una riserva di valore, come nel caso delle crypotocurrency, alla creazione di opere d’arte uniche, come nel caso degli NFT, o la regolamentazione di accordi tramite smart contract, congelati nella blockchain e immodificabili. O, perché no, pensiamo anche a servizi per i quali dipendiamo ancora dalle persone: una registrazione di acquisto e vendita di immobili si può fare anche tramite la blockchain, che potrebbe rendere superflua la figura del notaio».

Non solo finanza in senso stretto: le opportunità della blockchain dove sono arrivate e fin dove possono arrivare?

«Al nostro evento saranno invitate anche aziende industriali e commerciali, non solo finanziarie. Mi riferisco al mondo del fashion, del food per esempio. Sarà l’occasione per fare il punto della situazione su come usano la blockchain, che non è solo uno strumento di contatto per guadagnare nuovi clienti, ma anche un modo per ottenere una certificazione di qualità del proprio prodotto, tracciato e controllato».

«Come usano la blockchain»: ma davvero la usano? È già così diffusa?

«Siamo solo all’inizio, ma il mondo cambia sempre più velocemente. Voglio tornare all’esempio di Internet, una rivoluzione tecnologica che all’epoca venne accolta piuttosto male da determinate industrie. L’industria discografica la derideva: ne fu disintegrata. Lo stesso settore fashion non ha mai cavalcato l’e-commerce, affidando il proprio sviluppo a nuovi negozi nelle vie centrali. Quando ha capito che era fondamentale, almeno per intercettare un certo segmento di clientela, più giovane, era troppo tardi. Memori del grave errore commesso allora, oggi sono proprio questi i settori che puntano di più sul metaverso e la cryptocurrency. Siamo però ancora agli albori. La Svizzera è comunque avanti. La diffusione è al 2, 3%, cioè molto più alta che in altri Paesi».

Come se lo spiega?

«Merito di una legislazione lungimirante, che non ha visto il mondo crypto come il diavolo ma come un’opportunità. Ha creato aree di sviluppo fertili per il crypto, cioè l’evoluzione più importante, ma non unica, della blockchain e ha attirato sul territorio capitali, menti, progetti imprenditoriali».

Anche in questo caso, una rivoluzione che si fa strada attraverso la paura. Fisiologica?

«Fisiologica. Fa parte della natura umana cercare di difendere il proprio status quo e la comfort zone. Purtroppo, i cambiamenti tecnologici sono talmente veloci che non è possibile creare rendite di posizione per periodi troppo lunghi. Bisogna sapersi adattare».

Sbaglio se dico che il Metaforum vuole diffondere una cultura; ampliare il suo pubblico, l’attrazione, la fruizione?

«È così: il Metaforum va a inserirsi e a sfruttare un’onda di grande interesse per la blockchain, con l’obiettivo di spiegarne rischi e opportunità. Di fatto è un evento che ha un contenuto educational importante. Gli speaker che interverranno sono eccellenze nei loro settori e verranno a raccontare le evoluzioni che sono in atto».

È questo il solo obiettivo?

«Oggi, già il fatto aiutare le persone a comprendere meglio le sfaccettature non è qualcosa da trascurare. Sarebbe già un risultato importante se tutti partecipanti uscissero arricchiti dall’evento».

Quando parla di partecipanti, a chi pensa esattamente: qual è il target?

«Spunto di riflessione interessante. La community di FinLantern è b2b, professional. In questo caso, però, Metaforum è un evento aperto a tutti, anche a una clientela retail. L’unica discriminante è saper vedere il Metaforum come una occasione per arricchirsi ed essere disposti a pagare il prezzo del biglietto. In gran parte, chi verrà sarà rappresentante di società che hanno bisogno di essere aggiornate, appartenenti non necessariamente al settore finanziario, ma in maniera trasversale ad altri settori dell’economia: fashion, food, tech, IT».

Solo teoria o anche business?

«Il Metaforum nasce come occasione culturale, ma ci saranno anche opportunità business. Gli sponsor presenteranno le loro offerte e ci sarà anche una parte digitale dell’evento, gestito sulla piattaforma Nimeetz, dove ci si potrà incontrare nei giorni precedenti, per far networking e sviluppare magari iniziative di business».

Poi ecco il 13 giugno 2022: operativamente, come sarà strutturata la giornata?

«L’evento si comporrà di due parti: una parte espositiva, con sponsor e stand, e una parte educational, fatta di conferenze ospitate in tre sale, a dimostrazione dell’interesse diffuso e del numero importante di temi trattati. In tutto ciò, si inserirà anche una mostra di NFT, ovvero i non-fungible token, certificati che attestano l’autenticità, l’unicità e la proprietà di un oggetto digitale. Sarà organizzata a mo’ di caccia al tesoro, con totem che proietteranno NFT nelle aree del Lac, Qr code da inquadrare e premi da vincere: un modo per rendere interattiva la fiera e far conoscere anche questo mondo».

Tassativamente in presenza?

«Per chi non potrà esserci, c’è la possibilità di seguire l’evento in streaming, beneficiando anche della sinergia con il partner Nemesis, di cui utilizzeremo il metaverso. Con un avatar sarà possibile entrare in ogni conferenza in programma».

Lugano ha da poco presentato il suo «Plan B» e l’intenzione di diventare capitale europea crypto. Ora arriva il Metaforum. Coincidenza o scelta?

«La scelta non è mai casuale, in questo caso men che meno. In primo luogo, FinLantern è basata a Lugano. Qui abbiamo i nostri punti di forza e un bacino d’utenza robusto; qui, in passato, abbiamo sempre trovato terreno fertile. Vero è che l’annuncio a marzo di Plan B, che vede la città adottare il legal tender e la cryptocurrency per i pagamenti, rende questa scelta particolarmente strategica e lungimirante, sinergica».

Nel bacino d’utenza di FinLantern c’è anche l’Italia: ci sarà spazio anche per lei?

«Possibile. Pochi sanno che io ricopro anche il ruolo di ambasciatore di Genova del mondo e so che Genova sta seguendo da vicino il progetto di Lugano, con l’obiettivo di attingere da questa esperienza. L’interesse a sviluppare la tecnologia è comune, anche altre città piano piano immagino arriveranno».

Mi incuriosisce il titolo di una conferenza: «Satoshi Nakamoto is a girl». Di che si tratta?

«Allude al fatto che Satoshi Nakamoto, l’ideatore dei bitcoin di cui è sconosciuta la reale identità, potrebbe essere chiunque: anche una donna. Vuole essere un’occasione per parlare del coinvolgimento femminile nel mondo blockchain».

Lei come lo descriverebbe?

«Nel mondo del lavoro ormai c’è una commistione, non esistono più ruoli prettamente maschili o femminili. In questi settori, specie dove c’è componente artistica o estetica, la presenza femminile è importante».

Nessuna resistenza alla blockchain?

«Il responsabile blockchain di Dolce&Gabbana è donna, per esempio. Molte competenze, fra cui quelle informatiche, non sono più esclusiva maschile, come si poteva immaginare quale tempo fa».

Se la blockchain è come Internet, ci sarà da aspettare vent’anni perché sia pienamente operativa? O stavolta si va più in fretta?

«Credo che non avremo bisogno di vent’anni per sapere com’è andata. Le evoluzioni stanno avvenendo più velocemente. Ci sarà una grossa rivoluzione culturale legata al mondo del metaverso, non so dire quanto bella o quanto brutta. Molta parte delle nostre vite si trasferirà nel mondo digitale. Se non adeguatamente gestita, questa situazione rappresenterà per certi versi una minaccia; per altri, sarà una grande opportunità. Crearsi una vita parallela in un mondo digitale potrà essere una buona cosa, ma serviranno delle regole per gestire l’aspetto sociale e psicologico, accanto a quello tecnologico».

Per questo, tra i vostri ospiti, vi saranno anche avvocati?

«Con loro affronteremo le questioni della compliance e della legislazione».

Qui a che punto siamo?

«C’è ancora molto fa fare. C’è bisogno di tutto, come dicevo siamo ancora all’inizio: ma c’è già percezione che tutti occhi del mondo sono puntati su questo settore».

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