Mercati ancora sotto pressione. Il FMI taglia le stime di crescita

Violetta Silvestri

06/10/2021

06/10/2021 - 08:38

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I mercati scambiano al ribasso, confermando tutte le preoccupazioni del momento: inflazione in rialzo, prezzi energetici in rally, crisi Evergrande. Intanto, il FMI ha peggiorato le stime mondiali.

Mercati ancora sotto pressione. Il FMI taglia le stime di crescita

Mercati: l’Asia scambia in territorio negativo anche oggi, con azioni e futures USA in calo.

I rendimenti dei titoli del Tesoro avanzano nel pieno dell’impennata dei costi energetici che minaccia di alimentare pressioni inflazionistiche. Il dollaro si rafforza e il prezzo del petrolio corre, con il Brent che supera gli 80 sollari al barile.

Intanto, il FMI prevede che la crescita economica globale nel 2021 scenderà leggermente al di sotto della previsione di luglio del 6%. Debito elevato soprattutto nei Paesi in via di sviluppo, distribuzione disomogenea dei vaccini, prezzi del cibo alle stelle non stanno sostenendo una ripresa stabile nel mondo.

In questo contesto, che succede oggi nei mercati?

Mercati oggi: Asia sempre in rosso

Alle ore 8.20 circa, gli indici asiatici viaggiano in territorio negativo. Il Nikkei perde l’1,05% e Hong Kong è in calo dello 0,54%.

Il nervosismo del mercato asiatico è evidente. Con gli scambi della Cina ancora fermi per festività nazionale, Giappone e Hong Kong guidano le perdite, evidenziando tutta l’incertezza legata alla vicenda Evegrande, il cui titolo resta sospeso. Intanto, nella giornata di ieri anche un altro sviluppatore immobiliare cinese ha mancato il pagamento di una obbligazione.

Secondo le indiscrezioni di alcuni media, inoltre, ci sarebbero due agenzie immobiliari di Hong Kong pronte a denunciare Evergrande per i mancati pagamenti.

Inflazione e USA restano sotto i riflettori

Negli USA, il rendimento dei Treasury a 10 anni e quello a 30 anni hanno raggiunto entrambi i massimi da giugno.

L’attività più rapida del previsto nel settore dei servizi negli Stati Uniti e le pressioni sui prezzi dovute all’aumento vertiginoso dei costi del petrolio greggio e del gas naturale si aggiungono alle ragioni per una riduzione dell’acquisto di obbligazioni della Federal Reserve.

Si attendono i dati sull’occupazione questa settimana per ulteriori indizi sulle prospettive della politica della Fed. In Nuova Zelanda, intanto, la banca centrale ha alzato i tassi di interesse per la prima volta in sette anni e ha segnalato un ulteriore inasprimento.

A pesare sul sentiment c’è anche lo stallo politico a Washington sul tetto del debito della nazione. Non c’è ancora accordo per sospenderlo o aumentarlo. In più, l’agenda economica del presidente Joe Biden in bilico sta contribuendo a gravare l’incertezza.

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