I mercati emergenti stanno attraversando la peggiore crisi degli ultimi dieci anni, dovuta principalmente alle aspettative di avvio del tapering da parte della FED, ovvero la riduzione degli stimoli monetari che negli ultimi anni avevano favorito un costante flusso di denaro a basso costo verso questi paesi garantendo investimenti e sostegno allo sviluppo economico domestico. Molti fondi di investimento stanno ritirando il denaro da paesi come il Brasile (che ha appena alzato i tassi al 9% per fermare l’aumento dell’inflazione, ndr), India, Indonesia, Turchia, Thailandia, Malaysia, Filippine, Russia, Messico e così via.
Le borse e le valute di questi paesi sono in costante calo. A destare maggiore preoccupazione è proprio il crollo di alcune monete: la lira turca e il real brasiliano sono scesi su livelli minimi, la rupia indiana ha registrato il peggior crollo giornaliero dal 1995. Molte valute stanno soffrendo la crisi generalizzata degli emerging markets, ma altre sembra siano in grado di resistere agli attacchi speculativi e ai deflussi di capitali esteri. A salvarsi dalla bufera sono per ora le valute dei paesi dell’Europa dell’Est (zloty polacco, lev bulgaro e corona ceca). Resiste anche il rublo russo, favorito dal boom del greggio.
Le valute dei paesi emergenti maggiormente sotto stress sono le seguenti:
- REAL BRASILIANO: da inizio anno ha perso circa il 20% sul dollaro americano. Il Brasile ha da poco alzato i tassi al 9% per contenere l’aumento dell’inflazione e tutto sommato presenta una situazione fiscale accettabile. Le riserve valutarie restano elevate, pari a oltre 370 miliardi di dollari. Guido Mantenga, ministro delle Finanze carioca, ritiene che il trend di crescita del paese sia ancora solido e che quella è in corso è semplicemente una «mini-crisi».
- RUPIA INDIANA: è ai minimi storici e ieri ha segnato una perdita giornaliera del 3,7%, la peggiore degli ultimi 18 anni. Il cross Usd-Inr è balzato fino a sfiorare quota 70. Questa settimana la rupia ha perso più dell’8% sul biglietto verde. Le maggiori preoccupazioni arrivano dal deficit di bilancio, che potrebbe peggiorare con il boom dei prezzi del petrolio e i nuovi sussidi per i poveri per acquistare cereali a prezzi agevolati.
- LIRA TURCA: continua a perdere valore su dollaro ed euro, aggiornando ancora nuovi minimi da inizio anni ’80. Ieri il cambio Usd-Try ha superato 2,07, mentre Eur-Try ha sfiorato 2,77. Il paese soffre le tensioni nella vicina Siria e i disordini sociali domestici. I cds sul paese sono in costante aumento e il rendimento dei bond pubblici biennali di Ankara ha superato il 10%. La Banca Centrale turca è pronta a utilizzare le riserve valutarie, che comunque da maggio a luglio sono diminuite del 12,7%.
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