Mantenimento figli maggiorenni: quando spetta e cosa comprende

In caso di divorzio continua a gravare sui genitori l’obbligo al mantenimento del figlio anche dopo il raggiungimento della maggiore età; esistono tuttavia delle eccezioni a questa regola e dei requisiti che il figlio deve possedere.

Mantenimento figli maggiorenni: quando spetta e cosa comprende

I figli maggiorenni hanno diritto al mantenimento da parte dei genitori proprio come i minorenni: a sancirlo è l’articolo 30 della Costituzione e gli articoli 147 e seguenti del Codice Civile.

Il principio su cui si basa è quello per cui il figlio debba mantenere lo stesso tenore di vita precedente il raggiungimento della maggiore età sempre che il suddetto non inizi a svolgere un’attività lavorativa che gli consenta di ottenere l’indipendenza economica.

Il figlio maggiorenne ha quindi la possibilità di intentare un’azione autonoma per ottenere il riconoscimento del diritto al mantenimento da uno o entrambi i genitori. Interessante per figli e genitori a questo punto è capire quando spetta e cosa comprende questa forma di mantenimento.

Mantenimento: Cosa comprende?

Si parte quindi dal presupposto che il figlio maggiorenne possa mantenere lo stesso ambiente, le stesse abitudini e consuetudini familiari anche dopo il compimento dei 18 anni di età, qualora non percepisca un suo stipendio in modo che non sia costretto a subire gli effetti di un eccessivo divario tra la condizione attuale e quella precedente la separazione.

Così come nel caso dei figli minorenni il mantenimento ha un contenuto che comprendere sia le spese ordinarie della vita quotidiana che quelle che hanno come obiettivo l’istruzione e addirittura quelle relative allo svago e alle vacanze.

Determinazione della cifra

Per determinare il mantenimento dei figli maggiorenni bisogna far riferimento al loro tenore di vita nel periodo di convivenza con ambo i genitori. Bisogna comunque tenere conto di altri diversi fattori per la determinazione della cifra:

  • redditi e altri elementi di ordine economico in grado di incidere sulle condizioni delle parti;
  • tempi di permanenza presso ciascun genitore;
  • esigenze attuali del figlio: aspetto abitativo, scolastico, sportivo, sanitario, sociale, morale e dell’opportuna predisposizione di una stabile organizzazione domestica.

Se è vero che il figlio maggiorenne può intentare una causa per il riconoscimento di questo diritto esiste un aspetto ambiguo della questione che riguarda la possibilità per il figlio di intervenire nel giudizio di separazione o divorzio pendente tra i propri genitori.

Alcune sentenze della Cassazione hanno ammesso la possibilità di questo tipo di intervento; nonostante ciò l’orientamento che attribuisce legittimazione al coniuge convivente ad intentare un processo contro l’altro genitore per richiedere il versamento dell’assegno resta maggioritario.

Requisiti

Esistono due eventualità fondamentali che si devono verificare perché il figlio maggiorenne possa richiedere il mantenimento:

  • la coabitazione;
  • il mancato raggiungimento dell’indipendenza economica.

La richiesta fatta al giudice di ottenimento dell’assegno suddetto presuppone la coabitazione ossia un collegamento stabile con l’abitazione del genitore: non è indispensabile che quotidianamente il figlio viva con i genitori ma è anche ammessa l’eventualità di spostamenti per motivi di studio o di lavoro. Il figlio però non può trasferirsi in un’altra città e quindi risultare non più convivente: in tal caso perde il diritto a richiedere l’assegno.

Se il figlio raggiunge l’indipendenza economica cessa l’obbligo di mantenimento. Non basta che il figlio trovi un impiego: è necessario che il soggetto trovi un’occupazione tale da consentirgli un reddito corrispondente alla sua professionalità e ad un’appropriata collocazione nel contesto economico-sociale di riferimento.

Attenzione però perché, se il mancato raggiungimento dell’autonomia è causato da negligenza e dipende da fatti di cui è colpevole, l’obbligo di mantenimento cessa: in tal caso è il genitore che deve dimostrare l’inerzia del proprio figlio.

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