Magistratura: la ministra Bongiorno propone test psicologici ai giudici

Secondo la ministra Bongiorno occorre cambiare i criteri di reclutamento dei magistrati. La preparazione nozionistica va affiancata da test psicologici.

Giulia Bongiorno, ministra della Pubblica Amministrazione, ha dichiarato la volontà di voler sottoporre a test psicologici gli aspiranti magistrati e stravolgere il tradizionale metodo di selezione.

Infatti, secondo la Bongiorno, i magistrati sono troppo legati ad un sapere nozionistico, spesso lontano dalle concrete complessità della carriera in magistratura.

I test psicologici dovrebbero essere funzionali a verificare la stabilità emotiva, l’empatia ed il senso di responsabilità, caratteristiche imprescindibili della professione.

Test psicologici per i magistrati

La ministra della Pubblica Amministrazione Giulia Bongiorno, noto avvocato italiano, ha espresso la volontà di voler riformare il percorso di accesso alla magistratura, in particolare di voler dare più attenzione all’aspetto psicologico dei giudici.

La decisione è arrivata durante il suo intervento presso la Scuola di formazione politica della Lega, a Milano, e ha provocato indignazione da una parte e consensi dall’altra.

Per la Bongiorno, i magistrati dovrebbero essere sottoposti ad accurati test psicologici, volti a stabilire se l’aspirante giudice possiede o meno l’empatia, la responsabilità e la stabilità mentale per coprire il ruolo.

Dunque, per la ministra l’attuale metodo di selezione dei giudici è antico e poco funzionale: si tratterebbe di un percorso eccessivamente lungo che porta i candidati ad acquisire una conoscenza di tipo nozionistico, lontana dalla realtà dei fatti e dalla complessità del mestiere.

La risposta dell’Associazione nazionale dei magistrati

La proposta della ministra della Pubblica Amministrazione non ha raccolto molti consensi, soprattutto da parte dell’Associazione nazionale dei magistrati. Infatti solo la parte più moderata - e minoritaria - ha accolto con entusiasmo l’idea del test psicologico.

Antonello Rancanelli e Giovanna Napoletano (alla guida di Magistratura indipendente) hanno dichiarato di essere d’accordo con la Bongiorno e che è necessario riformare le modalità di accesso alla magistratura. Pare che il percorso di studi per diventare magistrato, lungo, articolato ed estremamente nozionistico, non sia al passo con le attuali esigenze della professione.

L’altra sponda dell’Associazione nazionale dei magistrati, tuttavia, si mostra perplessa se non completamente contraria.

Test psicologico magistrati: i tentativi precedenti

La proposta della ministra Giulia Bongiorno potrebbe sembrare azzardata ma, in realtà, non è la prima volta che viene avanzato un simile criterio di valutazione.

Nello specifico, ci aveva già pensato l’ex ministro Castelli (in carica dal 2001 fino al 2006), il quale aveva proposto di sottoporre i magistrati a test psico-attitudinali periodici, ma la riforma non venne mai applicata.

In seguito, Clemente Mastella, guardasigilli del governo Prodi, nel 2007 eliminò definitivamente le modifiche operate da Castelli, compreso il test psico-attitudinale.

Anche qui, la ratio dell’introduzione del test non voleva essere un’offesa all’ordine dei magistrati ma, piuttosto il riconoscimento della delicatezza del loro ruolo, per il quale empatia e stabilità mentale sono necessarie.

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