Ma che fine ha fatto il MES? Perché l’Italia potrebbe «cedere»

Perché non si parla più di MES? Il governo Conte potrebbe traghettare l’Italia verso la richiesta di un prestito tanto necessario per sanare i conti pubblici?

Ma che fine ha fatto il MES? Perché l'Italia potrebbe «cedere»

Ma che fine ha fatto il MES? Solo poche settimana fa il Meccanismo Europeo di Stabilità era sulla bocca di tutti - esperti e molto meno esperti -, chi non sapeva cosa fosse ha trovato ormai risposta (se invece non lo sai ti conviene dare un’occhiata qui: «MES: cos’è il fondo salva-Stati, come funziona e perché se ne parla tanto»). Eppure, complici le ferie estive e chissà cos’altro, non si sente più nominare.

A che punto siamo? L’arrivo del MES in Italia è ancora una possibilità, anche dopo l’intesa trovata a livello europeo sul Recovery Fund?

Che fine ha fatto il MES (e perché nessuno ne parla più)

Chiariamolo subito: il MES rimane un grande nodo da sciogliere da parte del Governo Conte. Rivolgersi al Meccanismo, scelta facoltativa, dipenderà tutto da come l’Italia riuscirà a gestire le risorse di finanza pubblica.

Lo stesso premier, nelle ultime settimane, ha spiegato a più riprese che l’arrivo del MES in Italia dipenderà dal «fabbisogno di cassa» dello Stato, ben attento a lasciare aperta ogni possibilità e al contempo non dare per scontato nulla, evitando così di danneggiare la già labile maggioranza parlamentare.

Occhi puntati, dunque, sulla NADEF - Nota di Aggiornamento del DEF, un testo che l’esecutivo deve presentare alla Camera e al Senato entro e non oltre il 27 settembre di ogni anno salvo proroghe.

Il Governo Conte si rivolgerà al MES?

Per tamponare l’ascesa del deficit, previsto al rialzo di oltre il 12% (problematica accentuata sul fronte del rapporto deficit/PIL, dato la crescita economica in ribasso per il 2020), i soldi da qualche parte bisognerà pur trovarsi.

Utilissimi i 28,5 miliardi di euro provenienti dal SURE per finanziare la cassa integrazione, ma il MES potrebbe comunque rendersi necessario per non ritrovarsi con un saldo in bilancio pericolosamente negativo.

La NADEF dovrà inoltre inserire le previsioni del governo per il debito nel 2022 e 2023, assenti nel DEF di aprile con il benestare della Commissione europea, il che potrebbe esacerbare all’istante la necessità di nuova e fresca liquidità. È vero che la BCE tutt’oggi fornisce una grossa mano in tal senso all’Italia, ma nonostante sia lei stessa a stampare denaro - potenzialmente in maniera infinita - la festa non può durare per sempre.

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