Lussemburgo: accordi fiscali «facili» alle multinazionali. Ecco lo scandalo che rischia di travolgere Juncker

Più di 550 accordi con Fiat, Amazon, Pepsi e altre multinazionali per pagare «un’aliquota inferiore all’1%». Ecco la ricostruzione dell’inchiesta del Consorzio Internazionale dei giornalisti.

Il neo presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker potrebbe essere al centro di uno scandalo riguardante la concessione di sgravi fiscali gonfiati alle multinazionali che hanno spostato la sede fiscale in Lussemburgo, paese di cui Juncker è stato Primo Ministro dal 1995 al 2003. Lo ha rivelato oggi il Consorzio Internazionali dei giornalisti.

Secondo i documenti consultati dal Consorzio – che raccoglie 185 giornalisti d’inchiesta di oltre 65 paesi - il Granducato del Lussemburgo ha concesso negli ultimi 10 anni generosi accordi fiscali ad una lunga lista di multinazionali. La pratica incriminata è quella del «tax ruling», che permette a un’azienda di chiedere in anticipo come le sua situazione sarà trattata dalle autorità fiscali di un Paese e di ottenere garanzie giuridiche che non cambi. Secondo quanto si legge:

“In alcuni casi, i documenti mostrano che le società hanno pagato sui profitti trasferiti in Lussemburgo un’aliquota inferiore all’1%”.

In particolare, i giornalisti hanno analizzato più di 28mila pagine di documenti riservati e hanno puntato i riflettori su 550 accordi fiscali, che comprenderebbero anche quelli con Fiat e Amazon emersi nelle settimane scorse e sulla quale indaga già commissaria alla concorrenza Margrethe Vestager. Tra le altre società coinvolte ci sarebbero anche Pepsi, IKEA, FedEx e Accenture. Quasi tutti gli accordi, inoltre, sarebbero stati portati a termine grazie alla società di consulenza Pwc.
In particolare le aziende:

«si appoggiano sul Lussemburgo e le sue norme fiscali morbide, ma anche sulle deficienze delle norme internazionali, per trasferirvi utili al fine di non vederli tassati, o tassati in misura molto esigua»

In realtà, come ben specificato dall’inchiesta, tutti gli accordi sono perfettamente legali, anche se indubbiamente controversi. Il tema fiscale è ancora molto delicato in Europa, poiché ogni Stato ha un suo sistema, diverso dagli altri. Questo genera una concorrenza fiscale, cioè la possibilità di far pagare meno tasse, che sta favorendo alcuni paesi come l’Irlanda, e sfavorendo i paesi più grandi, come Francia e Italia, dove però le aziende generano la maggior parte dei profitti. E’ un problema molto complesso, da anni sul tavolo di trattativa della commissione e dei consigli europei. Se quanto emerso dall’inchiesta fosse confermato, il neo presidente Juncker perderebbe ogni credibilità di fronte agli altri leader continentali.

Anche perché negli anni in cui Junker è stato Primo Ministro del Granducato, il paese si è trasformato da piccola ma importante realtà agricolo-industriale a centro finanziario di portata mondiale e, secondo alcuni, in un paradiso fiscale a tutti gli effetti.

Le reazioni
Interrogato ieri sull’inchiesta in corso, Juncker ha glissato:

“Non bloccherò l’indagine. Sarebbe inaccettabile. Ho alcune idee sulla questione, ma le terrò per me”.

La Pwc ha reagito alla pubblicazione dell’inchiesta affermando che gli articoli si basano su:

“ informazioni e notizie ormai superata e rubate”,

Il dirigente della società parapubblica lussemburghese Nicolas Mackel ha detto:

“Gli accordi non sono generosi. Il Lussemburgo ha un sistema fiscale competitivo. Non c’è nulla di ingiusto o immorale”.

Proprio domani, infine, i ministri delle Finanze dell’Unione Europea si riuniranno qui a Bruxelles per discutere di temi fiscali. Sul tavolo c’è anche una controversa tassa sulle transazioni finanziarie che 11 paesi della zona euro vorrebbero adottare. Il Lussemburgo, guarda caso, non è tra questi.

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