Lo stravolgimento della nuova direttiva sulla valutazione di impatto ambientale (VIA)

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Lo stravolgimento della nuova direttiva sulla valutazione di impatto ambientale (VIA)

Il recepimento della nuova direttiva sulla valutazione di impatto ambientale VIA segna un ritorno alle valutazioni su un livello di elaborazione progettuale ancor più carente rispetto al progetto preliminare abrogato dal codice appalti.

Il recepimento della nuova direttiva sulla valutazione di impatto ambientale ritagliata sugli interessi delle lobby autostradali e ferroviarie in particolare segna un ritorno di fatto alla valutazione di impatto su un livello di elaborazione progettuale ancor più carente di informazioni rispetto al progetto preliminare abrogato dal codice appalti.
Impermeabili Governo, Ministero dell’Ambiente e Commissione Ambiente alle sentenze della Corte di Giustizia Europea relativamente al livello di elaborazione progettuale su cui effettuare la valutazione ambientale. Il Governo del fare «de noantri» subordina l’ambiente, la partecipazione e la tutela della salute a improbabili incrementi di decimali di PIL.

Sordi alla sentenza della Corte di Giustizia UE, al Rapporto del Dipartimento per lo Sviluppo e la Coesione Economica Nucleo Tecnico di Valutazione e Verifica degli Investimenti Pubblici, al rapporto del Fondo Monetario Internazionale “The Macroeconomic Effects of Public Investment: Evidence from Advanced Economies” e a quello della Banca Mondiale “The Power of Public Investment Management”. Tutti concordi nell’identificare nella bassa qualità della progettazione la causa principale del ritardo nelle autorizzazioni. Inaccettabile una VIA su un livello di dettaglio progettuale ancora peggiore di quello del progetto preliminare della famigerata legge obiettivo definita criminogena dal Presidente ANAC. Un recepimento pro lobby.

La riprova che il business is business e prevale su tutto? Le due perle avvelenate confezionate da questo Governo delle lobby e della finta difesa dei diritti sociali. Due provvedimenti: uno riguarda il recepimento in zona cesarini della nuova direttiva di valutazione di impatto ambientale (VIA) e l’altro il correttivo al codice appalti di cui parleremo in un successivo articolo.

La direttiva da recepire è la 2014/52/UE, che ha modificato la direttiva 2011/92/UE con obbligo di recepimento entro il 16 maggio prossimo.

I punti fondamentali della direttiva sono:
a) il committente redige un rapporto di valutazione d’impatto ambientale;
b) svolgimento delle consultazioni;
c) esame da parte della commissione VIA del ministero delle informazioni, presentate nel Rapporto di VIA come di tutte le altre informazioni ricevute durante le consultazioni;
d) la conclusione motivata dell’autorità competente;
e) eventuale esame supplementare.

Quali gli obiettivi della direttiva? Rafforzare la coesione con le altre normative e politiche dell’Unione e concentrare l’attenzione nella procedura di VIA su biodiversità, cambiamenti climatici, rischi di incidenti e calamità, uso sostenibile del suolo, pianificazione territoriale. Infine porre maggiore attenzione al paesaggio, alla valorizzazione delle consultazioni nell’ambito della procedura, alla sensibilità ambientale delle aree e finalmente alla contaminazione dell’acqua in rapporto al rischio per la salute umana.

Che cosa fa invece questo Governo e il ministro dell’Ambiente rispetto a questo chiaro testo da recepire? Scrive sul sito che:

“La Commissione europea ha redatto una versione non ufficiale del testo coordinato delle due direttive, disponibile in inglese, per fornire un testo unitario utile anche ai fini del recepimento da parte degli Stati membri, sebbene il documento sia da ritenersi puramente uno strumento di documentazione che non impegna la [...]responsabilità delle istituzioni”.

Quindi ecco lo stravolgimento della direttiva nel suo recepimento adducendo questa motivazione pretestuosa:

“Allo stato attuale, da un’analisi della durata media delle procedure di competenza statale, si riscontrano tempi medi per la conclusione dei procedimenti di VIA di circa 3 anni, mentre per la verifica di assoggettabilità a VIA sono necessari circa 11,4 mesi”,

commenta il Governo in una nota stampa. Falso!

Non leggono nemmeno i rapporti prodotti da agenzie specializzate ed enti pubblici. Il Rapporto sui “Tempi di Attuazione e di Spesa delle opere pubbliche” edito due anni fa dal Dipartimento per lo Sviluppo e la Coesione Economica Nucleo Valutazione e Verifica Investimenti Pubblici identifica una pluralità di cause di allungamento dei tempi. non solo il procedimento di VIA causato dalla riduzione del 20% di una commissione già sottodotata.

Le cause del ritardo secondo il Nucleo di Valutazione sono “le carenze nella progettazioni, la complessità degli iter autorizzativi, le incertezze finanziarie per effetto principalmente del Patto di Stabilità, la debolezza della governance del progetto da parte del soggetto attuatore”.
La stessa bassa qualità dei progetti italiani evidenziata in due paper della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale, “The Power of Public Investment Management” e “The Macroeconomic Effects of Public Investment: Evidence from Advanced Economies” di cui abbiamo parlato su Forexinfo in un articolo del dicembre 2015.

Altre cause di ritardo nella VIA sono da imputare agli ultimi cinque Governi. In primis la riduzione del numero dei commissari da 50 a 40 compreso presidente e segretario. I 38 dovrebbero valutare studi di impatto ambientale di migliaia di pagine, chiedere come sovente succede documenti integrativi e valutate le decine di centinaia di osservazioni di cittadini, associazioni, comuni, province, altri enti pubblici e obbligatoriamente rispondere a ogni singola osservazione.

Inoltre nel tempo strumentalmente indicato dal Governo è compresa la verifica di ottemperanza alle prescrizioni che una sciagurata legge obiettivo obbligava a fare la VIA sul progetto preliminare. La legge, abrogata dal codice appalti, sembra di fatto riesumata dal dott. Galletti poiché la legge di recepimento della nuova direttiva vuole apporla addirittura sul progetto di fattibilità, insomma su un livello di sviluppo progettuale peggiore di quello preliminare. La VIA, se si vuole salvaguardare la salute umana e la sostenibilità, si fa sul progetto definitivo! Farla prima rappresenta un imbroglio e limita la partecipazione. Sembra che non compaia l’inchiesta pubblica e sia stata prevista una singolare, ridicola, sicuramente fuori dalla direttiva UE una fase di pre-screening.

Insomma, le lobby del fare che hanno devastato il bilancio pubblico con costi di opere abnormi, sovente inutili, senza alcuna analisi né economica e nemmeno finanziaria di certo brinderanno. Certamente questo sgorbio di recepimento genererà ricorsi che approderanno alla Corte di Giustizia, ma frattanto i progetti cari a qualche killer del debito pubblico si saranno realizzati. A nulla è valso il Dlgs 128/2010 con il quale si è provveduto a soddisfare le esigenze di semplificazione, coordinamento e razionalizzazione dei procedimenti ambientali.

Nemmeno l’art 13 del codice ambiente che dispone la VIA sul progetto definitivo e ancor più la Corte di Giustizia UE con la causa C - 156/07 chiarisce che la VIA intervenga con riferimento a un elaborato che delinei con sufficiente dettaglio l’intervento da attuare. Desta francamente stupore immenso che il presidente della Commissione e ex presidente di Legambiente e il suo vice entrambi del Pd abbiano potuto assentire a un elaborato di un ministro dell’Ambiente che sembra appartenere ad altro ministero.

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