Lira turca sempre più giù: Erdogan trema, a giugno le elezioni

La lira turca continua a deprezzarsi ed Erdogan vede la sua leadership traballare, ma continua a opporsi a un rialzo dei tassi. Cosa aspettarsi dalle elezioni di giugno?

Lira turca sempre più giù: Erdogan trema, a giugno le elezioni

La lira turca è al centro di crescenti preoccupazioni degli investitori internazionali. I dati macroeconomici al di sotto delle aspettative hanno portato la valuta molto vicina ai minimi storici raggiunti ad aprile. Le turbolenze finanziarie sempre più forti arrivano proprio quando i partiti dell’opposizione iniziano a ridurre il gap nei sondaggi in vista delle elezioni presidenziali e generali del 24 giugno, e ora gli elettori sono sempre più preoccupati per l’economia del Paese.

La situazione è sul filo di un rasoio e il sentiment nei confronti della lira appare estremamente negativo, come anche per gli altri mercati emergenti.
Gli investitori avvertono il problema e continueranno a tenere gli occhi puntati sulla lira turca, a meno che non vengano presi provvedimenti significativi.

Con un’inflazione a due cifre, agli investitori appare sempre più evidente il surriscaldarsi dell’economia del Paese. Nell’ultimo anno, il governo ha speso miliardi di dollari per rilanciare l’economia, in un processo accelerato grazie all’avvicinarsi delle elezioni. Con i sondaggi d’opinione che indicano un’opposizione sempre più in crescita a scapito dell’attuale leadership, il presidente, Recep Tayyip Erdogan, ha annunciato che verserà un contributo di 2.000 lire turche a tutti i pensionati; operazione che avrà un costo totale di 5 miliardi di dollari.

Erdogan si batte contro un rialzo dei tassi

Gli investitori internazionali premono per un sostanziale aumento dei tassi di interesse turchi, che potrebbero così sostenere la lira e contribuire a raffreddare l’economia; ma Erdogan la scorsa settimana sembrava escludere una mossa del genere, e ha descritto i tassi di interesse come “la madre di tutti i mali”. Ha promesso che la Turchia “uscirà vittoriosa dalla sua battaglia contro i tassi di interesse” dopo le elezioni di giugno.

Erdogan aderisce infatti alla visione economica poco ortodossa che vede i tassi di interesse causare l’inflazione piuttosto che ridurla. E anche se la banca centrale turca è apparentemente indipendente, resta comunque la consapevolezza che sia il presidente ad avere l’ultima parola, come ha di recente evidenziato Erdogan stesso in un’intervista:

“Ovviamente la nostra banca centrale è indipendente, ma non può ignorare le indicazioni del presidente, che è il capo dell’esecutivo. Farà piuttosto le sue valutazioni in base a queste indicazioni, e da lì muoverà i suoi passi; credo che questo comporterà un cammino futuro molto vantaggioso”.

Secondo Inan Demir, economista di Nomura International Plc, “è sempre difficile per la banca centrale aumentare i tassi a causa dell’opposizione politica molto forte, e farlo a breve, prima delle elezioni, sarà ancora più difficile”.

Eppure Demir crede che costi molto di più lasciare che la lira continui a deprezzarsi rispetto a quanto costerebbe un rialzo dei tassi. Se non ci sarà nessun rialzo, la probabilità è che “la lira si svaluterà ulteriormente portando a un rallentamento dell’economia.”

Le possibili conseguenze del rialzo dei tassi turchi

L’economia risulta la prima fonte di preoccupazione in molti sondaggi di opinione.
Ma un aumento del tasso di interesse condurrebbe verso il disastro finanziario l’alto numero di elettori titolari di grandi debiti.

Anche l’indebitato settore edile turco, principale motore dell’economia, sarebbe colpito duramente da un rialzo dei tassi.
L’industria edile attinge ai contributi di varie industrie del Paese ed è ad alta intensità: se le costruzioni si fermano, si diffonde la recessione:
Le società del settore delle costruzioni offrono di solito il loro sostegno e i loro contributi all’AKP, partito al potere in Turchia. Per questo motivo perdere il loro appoggio poco prima di un’elezione non è una buona idea.

Un aumento degli oneri finanziari colpirà probabilmente anche la domanda di nuove abitazioni. Le società di costruzioni stanno già avendo difficoltà nel vendere i beni esistenti - molte di queste sono vicine al default sui prestiti bancari. Secondo gli analisti, i debiti delle società di costruzioni rappresentano più del 10% dei prestiti bancari turchi.

L’opposizione di Erdogan agli aumenti dei tassi d’interesse potrebbe avere un ulteriore banco di prova. Mercoledì 16 maggio infatti un tribunale di New York sarà chiamato a giudicare Hakan Atilla, un alto dirigente della Halkbank - di proprietà statale della Turchia - per accuse di violazione alle sanzioni iraniane. La condanna di Atilla apre le porte a potenziali multe milionarie ai danni di Halkbank e altre banche turche, una prospettiva che secondo gli analisti potrebbe intensificare le preoccupazioni degli investitori sulla Turchia, portando a ulteriori ribassi della valuta e una maggiore pressione per l’aumento dei tassi.

Il nodo delle elezioni di giugno

Gli investitori si concentrano sempre di più sul risultato delle elezioni di giugno e sul potenziale stallo politico a cui si arriverebbe nel caso in cui i partiti d’opposizione formassero il prossimo governo e Erdogan venisse rieletto presidente.

Quello che lo scenario di mercato gradirebbe di meno è un contesto politico scisso tra parlamento e presidenza, una situazione che porterebbe maggiori incertezze per i mercati, che comunque guarderanno ai sondaggi tenendo conto di questa possibilità.

La prossima riunione della banca centrale turca dovrebbe tenersi il mese prossimo, e l’aspettativa è che in quella circostanza si possa decidere per un modesto aumento dei tassi. Secondo gli analisti Erdogan, consapevole dei sondaggi sfavorevoli, cercherà probabilmente di stabilire un delicato equilibrio in grado di scongiurare il crollo della valuta, crollo che potrebbe arrivare in mancanza di un aumento dei tassi prima delle elezioni.

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