Letta, “trappola” a Siena: così Renzi può rientrare nel PD

Alessandro Cipolla

4 Agosto 2021 - 09:56

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Letta rischia a Siena dove è candidato alle suppletive: la vicenda MPS agita il segretario, in caso di sconfitta Bonaccini è pronto a scalare il PD con Renzi che così potrebbe rientrare nel partito.

Letta, “trappola” a Siena: così Renzi può rientrare nel PD

Ci risiamo. Il futuro politico di Matteo Renzi sembrerebbe essere di nuovo legato a quello di Enrico Letta, ma questa volta sarebbe Siena a fare da scenario a questo thriller e non più Palazzo Chigi.

In questa ridda di machiavellici retroscena, è bene fare un piccolo passo indietro riannodando i fili di una storia che a breve potrebbe portare a una nuova rivoluzione in seno al Partito Democratico.

Dopo il salvataggio di MPS da parte dello Stato a cavallo tra il 2016 e il 2017, quella della banca senese è da tempo una sorta di “bomba” nelle mani del Governo pronta a deflagrare in ogni momento.

Lo scorso 17 luglio Enrico Letta ha ufficializzato la sua candidatura alle elezioni suppletive a Siena, dove si vota per il seggio lasciato vacante alla Camera da Pier Carlo Padoan, incassando dopo non poche polemiche anche il fondamentale sostegno di Matteo Renzi, considerando che Italia Viva può contare su un buon tesoretto di voti nella città del Palio.

Negli ultimi giorni la notizia della possibile acquisizione di MPS da parte di Unicredit sta però agitando i sonni del segretario del PD, visto che la possibile perdita di posti di lavoro a Siena complicherebbe la sua corsa per il seggio a Montecitorio.

Se perdo ne trarrò le conseguenze” ha dichiarato Enrico Letta al momento dell’ufficializzazione della sua candidatura alle suppletive, con una eventuale sconfitta a Siena che di fatto andrebbe a spalancare la strada a una scalata al partito da parte di Stefano Bonaccini, conditio sine qua non per un possibile rientro di Matteo Renzi nei ranghi del PD.

Renzi, Letta e la questione Siena

Uno dei tanti retroscena che stanno circolando nelle ultime ore, è quello di un Enrico Letta che, prima di sciogliere le sue riserve sulla corsa a Siena alle suppletive, avesse ricevuto delle rassicurazioni di Palazzo sul fatto che una possibile acquisizione di MPS non sarebbe partita prima delle elezioni.

Con la vicenda MPS-Unicredit esplosa invece in piena estate, il Partito Democratico starebbe ora chiedendo al ministro dell’Economia Daniele Franco di garantire la piena stabilità occupazionale a Siena nel caso l’acquisizione vada a buon fine.

Il timore di Letta è infatti quello di essere finito nel mezzo di un “trappolone”, con un possibile caos a Siena che potrebbe avvantaggiare alle suppletive Tommaso Marrocchesi Marzi, l’imprenditore candidato del centrodestra.

In caso di una clamorosa sconfitta, a Enrico Letta non resterebbe che dimettersi dalla guida del Partito Democratico, con Stefano Bonaccini che a quel punto diventerebbe il grande favorito per la successione.

Non è un mistero che il Presidente dell’Emilia Romagna sia in buoni rapporti con Matteo Renzi, tanto che in molti parlano di un possibile riassorbimento di Italia Viva nel caso Stefano Bonaccini dovesse diventare il prossimo segretario del PD.

Uno scenario questo che allontanerebbe i dem da quella alleanza organica con i 5 Stelle ipotizzata inizialmente da Zingaretti e portata avanti adesso da Letta. Anche per quanto riguarda l’elezione del prossimo Presidente della Repubblica, ci potrebbe essere una virata verso figure moderate gradite anche al centrodestra come Casini.

Un graduale rientro nei ranghi da parte di Italia Viva risolverebbe molti potenziali problemi per Matteo Renzi, che in qualche modo deve garantire un futuro politico ai suoi: per i sondaggi i renziani al momento sarebbero sotto la soglia di sbarramento, ma rientrando in una coalizione di centrosinistra sarebbero diversi i posti garantiti anche dopo la sforbiciata del referendum.

Le elezioni suppletive a Siena potrebbero così diventare uno snodo decisivo per il futuro politico del Partito Democratico: se Letta alla fine dovesse veramente cadere in un “trappolone”, a quel punto anche l’alleanza con il Movimento 5 Stelle di Giuseppe Conte sarebbe a rischio.

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