Legge contro l’omofobia del Centrodestra: l’alternativa al Ddl Zan

Elisa Corpolongo

05/05/2021

05/05/2021 - 22:03

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Il Centrodestra è al lavoro per proporre un’alternativa al Ddl Zan, il disegno di legge riguardante l’omotransfobia: un testo unitario contro le violenze che si basa su una proposta della Lega, ma sarà redatto da più di un partito insieme.

Legge contro l'omofobia del Centrodestra: l'alternativa al Ddl Zan

Il Centrodestra sta proponendo e redigendo un disegno di legge per quanto riguarda l’omotransfobia da proporre come alternativa al Ddl Zan.

L’iniziativa, per quanto debba riguardare più partiti, nasce dalla Lega e trova la piena accettazione di Forza Italia. La presentazione della proposta dovrebbe essere imminente e sarà formata solo da tre articoli.

A proposito della lotta leghista contro il Ddl Zan e la proposta di un’alternativa, Matteo Salvini ha anticipato che il testo riguarderebbe l’inasprimento delle pene per le violenze ai danni degli omosessuali, ma non includerebbe la questione scuola, bambini e tutto ciò che comporta quello che per la destra è ritenuto censura e reato di opinione.

La dichiarazione di Salvini di voler presentare un nuovo testo che non vada a toccare i reati di opinione arriva a seguito del blocco al Senato del Ddl Zan voluto principalmente da Andrea Ostellari, presidente della Commissione Giustizia del Senato.

Il Centrodestra si dichiara a favore dei diritti degli omosessuali

Mariastella Gelmini, Ministra forzista degli Affari regionali che ha tenuto le redini insieme a Matteo Salvini per avere un disegno di legge contro l’omofobia come alternativa al Ddl Zan, dichiara:

Non c’è nessun Centrodestra contrario ai diritti degli omosessuali, non c’è nessun Centrodestra su posizioni retrograde.

Per l’appunto, il problema non sembra essere la tematica sociale in sé, sulla quale anche il Centrodestra sembra accogliere la necessità di un disegno di legge. Il punto su cui si è in disaccordo è ciò che viene definito all’interno del Ddl Zan, la proposta di disegno legge presentata da Alessandro Zan che è già stata discussa alla Camera, ma che è stata bloccata prima dell’arrivo in Senato.

La reazione di Alessandro Zan all’alternativa del Centrodestra

Il singolare intervento di Matteo Salvini ha provocato la reazione del deputato Alessandro Zan, il quale ha risposto direttamente all’esponente della Lega su Twitter. Nel tweet, il deputato ha messo in dubbio la serietà della Lega.

Proprio a proposito della legge a tutela della violenza omofoba, l’esponente della Lega aveva anche risposto all’intervento che Fedez aveva fatto sul palco del concerto del 1° maggio.

Nonostante l’intento di mandare avanti la questione per la tutela contro l’omofobia, il testo alternativo ancora non è stato presentato. Le dichiarazioni di Matteo Salvini avevano comunque lasciato intendere che la proposta di legge alternativa al Ddl sarebbe stata intravista sui tavoli del Governo già dal 5 maggio.

Le critiche al Ddl Zan: perché il Centrodestra propone un’alternativa

Le critiche rivolte alla proposta di legge del Ddl Zan riguardano l’interpretazione del testo stesso. Infatti, nel testo che introduce i reati di omofobia, transfobia e lesbofobia c’è il rischio di “interpretazioni difformi, fuorvianti e addirittura definite liberticide”.

Tra i punti più problematici del disegno di legge c’è il comma d) dell’articolo 1, secondo cui “per identità di genere si intende l’identificazione percepita e manifestata di sé in relazione al genere, anche se non corrispondente al sesso, indipendentemente dall’aver concluso un percorso di transizione”.

Andando a vantaggio dell’autopercezione individuale, questa norma cancellerebbe lo storico dualismo uomo-donna e non richiederebbe nemmeno la presenza di una stabilità nella condizione della percezione personale.

Inoltre, c’è il problema della sovrapposizione di termini tra sesso e genere. Secondo la Costituzione, infatti, il primo dei due termini è parametro per l’assegnazione dei diritti, ma il secondo no. Bisognerebbe, quindi, secondo la visione che critica il Ddl Zan, fare chiarezza sui termini.

Inoltre, un’altra problematicità si verificherebbe all’articolo 1, comma a). Infatti, il disegno di legge vorrebbe punire con una reclusione fino a un anno e sei mesi e multa fino a 6 mila euro coloro che istigano a commettere o commettono “atti di discriminazione per motivi [...] fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere o sulla disabilità”. Tuttavia, non si chiarisce, nel testo, in cosa debbano o non debbano consistere queste condotte giuridiche. Potrebbe, dunque, “essere tutto o niente”.

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