Le parole del governatore della Bce smuovono i mercati e spiazzano gli speculatori. Dopo il direttivo durante il quale si è deciso di mantenere stabile il costo del denaro, Trichet ha lasciato intendere durante la conferenza stampa, che un rialzo dei tassi al direttivo Bce di giugno è tutt’altro che scontato
La BCE «monitorerà molto da vicino tutto ciò che accadrà» ha dichiarato oggi Trichet durante un’intervista alla Bloomberg Television, a Helsinki. «In qualsiasi momento siamo pronti a fare quello che serve». Al vertice della Bce di giugno l’istituto di Francoforte rilascerà le sue nuove previsioni economiche e «a quel punto vedremo cosa dobbiamo fare».
Ieri Trichet ha evitato di utilizzare l’espressione «forte vigilanza», che sarebbe stata interpretata come premonitrice e profetica, sottintendo la seria intenzione di aprire la strada ad un nuovo aumento del tasso a giugno.
«Il mese scorso abbiamo aumentato i tassi e questo mese li abbiamo mantenuti invariati al livello attuale, rimanendo»estremamente allerta«, ha detto Trichet.»Abbiamo certamente un obiettivo primario, che è quello di assicurare la stabilità dei prezzi nel medio periodo e di essere credibili in questo impegno. Noi continueremo a farlo".
Dopo la pubblicazione dei commenti di Trichet, l’euro è salito di un quarto di centesimo prima di scendere a 1.4527 dollari alle 12:35, ora di Francoforte.
L’inflazione nell’EuroZone è salita a al 2,8 per cento il mese scorso, il rialzo più veloce negli utlimi due anni e mezzo. La BCE mira a mantenere il tasso di poco inferiore al 2 per cento.
Trichet ha accolto con favore il recente calo dei prezzi del greggio sotto i 100 dollari al barile, dicendo che è «positivo dal punto di vista dell’inflazione.» Prezzi inferiori del petrolio sono anche «migliorativi al fine di un consolidamento della ripresa, in particolare nelle economie sviluppate».
I responsabili politici si trovano ad affrontre il dilemma dell’ mpennata dei costi delle materie prime che sta alimentando le pressioni sui prezzi, mentre i governi dall’Irlanda alla Spagna stanno lottando per ridurre i disavanzi di bilancio e rilanciare la crescita economica.
A mettere sotto pressione le quotazioni delle materie prime sono una serie di dati macro americani che confermano la fragilità della ripresa negli Stati Uniti. Le nuove richieste di sussidi di disoccupazione, la scorsa settimana, sono salite ai massimi degli ultimi otto mesi, crescendo di 43mila unità a quota 474mila a conferma di un mercato del lavoro ancora lontano dalla guarigione. Il timore di una frenata della domanda dei consumi è stato poi accentuato dai dati dell’Eia che hanno rilevato un balzo delle scorte ben superiore alle attese nel corso dell’ultima settimana.
Protagonista di un vero e proprio tonfo è il petrolio Wti scambiato a New York che ha messo a segno il ribasso più marcato da due anni a questa parte precipitando, per la prima volta dal 17 marzo scorso, sotto i 100 dollari a 99,70 dollari al barile, in calo dell’8,7%. Più consistente la frenata del Brent quotato a Londra che, dopo aver aperto a 120 dollari al barile, ha chiuso a quota 109 dollari e 24 centesimi al barile (-9,89%).
Nelle sue ultime proiezioni pubblicate in marzo, la BCE prevede che l’economia della zona euro crescerà dell’ 1,7 per cento quest’anno e dell’1,8 per cento nel 2012. L’inflazione arriverà ad una media del 2,3 per cento quest’anno e dell’1,7 per cento l’anno prossimo.
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