Novità voucher in arrivo. Governo teme referendum sul Jobs Act

Novità sul lavoro in arrivo dal Governo, stretta sui voucher necessaria per evitare il tanto temute referendum sul Jobs Act.

Molte novità in arrivo per il mondo del lavoro, il Governo pronto a tutto per evitare un referendum sul Jobs Act.
Dopo che l’Inps ha pubblicato il rapporto dell’Osservatorio sul precariato, il Governo si interroga sull’impatto dei voucher sul mercato del lavoro, in particolare sui contratti di lavoro.

È tempo di cambiare, dunque, soprattutto in vista del possibile referendum sul Jobs Act proposto dalla Cgil e che rischia di cambiare in modo sostanziale la riforma del lavoro voluta dal governo Renzi.

Ci si interroga sul come calibrare nuovamente l’utilizzo dei voucher, che dall’entrata in vigore sono diventati uno strumento sempre più utilizzato dalle aziende per la remunerazione dei lavoratori, il tutto a favore di un aumento del lavoro precario.

Lavoro e voucher: dove siamo e dove stiamo andando

121,5 milioni di voucher venduti tra gennaio e ottobre 2016, dato che determina un aumento nell’uso dei voucher del 32,3%, a fronte di una riduzione delle assunzioni a tempo indeterminato del 32%.

Questi i numeri pubblicati dall’Inps con il rapporto dell’Osservatorio del precariato. Dati che non sono passati in sordina e che hanno fatto storcere il naso anche a Giuliano Poletti, attuale Ministro del lavoro e delle politiche sociali.

Lo stesso Poletti che, insieme all’ex premier Matteo Renzi, tra il 2014 e il 2015 aveva introdotto il Jobs Act e, con esso, i voucher per il pagamento del lavoro occasionale.
Un’idea, questa, che ha avuto un grande successo, forse anche troppo, visto che ora il ministro ci ripensa e decide che lo strumento dei voucher va quantomeno riformato.

Il Governo, dunque, si interroga sul come modificare l’utilizzo dei voucher, visto che la disoccupazione è ancora ferma a quota tre milioni e non c’è segno della ripresa sperata.

Non è tutto: con la fine del 2016, infatti, si dirà addio anche a indennità di mobilità, Discoll e cassa integrazione in deroga, sostituiti dalla Naspi, il sussidio unico, che però potrebbe non essere sufficiente a sostituirle in pieno, visti anche i licenziamenti collettivi del settore industriale.

E poi c’è la questione dei tre referendum abrogativi sul Jobs Act, fortemente voluti dalla Cgil che oltre a riguardare il ritorno all’art. 18 e la corresponsabiltà negli appalti, permetterebbero ai cittadini di pronunciarsi proprio sull’eliminazione dei voucher. Sull’ammissibilità del referendum si attende la Corte Costituzionale che si pronuncerà in merito l’11 gennaio del prossimo anno.

Novità lavoro, Governo teme referendum sulla riforma

Insomma, non una situazione facile quella che deve affrontare il Governo, perché il rischio è quello di perdere l’intero Jobs Act qualora i quesiti referendari fossero considerati ammissibili dalla Corte Costituzionale.

Le idee sul come agire sui voucher sono poche e ancora fumose, visto che non c’è neanche molto margine d’azione. Si pensa, allora, ad un maggior controllo, maggiori sanzioni e a una riduzione dei tetti massimi.

Prima di tutto, però, si tratterà di aspettare. Aspettare di vedere se l’obbligo da parte dei datori di lavoro di inviare una mail o un sms un’ora prima che inizi la prestazione remunerata con voucher abbia o meno un effetto di dissuasione dall’abuso.

Soprattutto, però, aspettare che la Corte Costituzionale si esprima sul referendum e sulla sua ammissibilità. E, ancora, aspettare di vedere se il quesito proposto sarà sull’intero Jobs Act (con il rischio di vederlo totalmente riformato) o solo sui voucher, che il Governo si dice pronto a ripensare a prescindere.

Ma come ripensare l’utilizzo dei voucher? Forse abbassando i tetti massimi da 7 mila a 5 mila euro (o meno); o magari prevedendo controlli più stringenti per individuare quei datori che usano i voucher per evitare di fare contratti, oppure introducendo sanzioni più alte per gli abusi.

Non è dato ancora sapere la direzione che prenderà la normativa sul lavoro, certo è che una riforma va fatta e che bisogna stare attenti ad un altro rischio: quello che il lavoro pagato con i voucher venga rimpiazzato dal lavoro in nero.

La pronuncia della Corte Costituzionale sul referendum costituirà sicuramente il punto di svolta. Ai lavoratori non resta che attendere di capire quale sarà il loro destino, sempre che l’attesa sia possibile e che non porti ad incrementare ulteriormente il continuo esodo verso l’estero (per chi può farlo) o, cosa ben più grave, la povertà delle famiglie italiane.

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