Lavoro come badante: cosa sapere

Come funziona il rapporto di lavoro delle badanti: orario, inquadramento, retribuzione, ferie, riposi, adempimenti.

Lavoro come badante: cosa sapere

La lavoratrice inquadrata come badante fa parte della categoria dei collaboratori domestici: parliamo di rapporto di lavoro domestico quando il lavoratore, anche straniero, presta la propria opera, a qualsiasi titolo, per il funzionamento della vita familiare. Le mansioni dei lavoratori domestici coincidono con le normali incombenze familiari, e devono essere rese con continuità nell’abitazione del datore di lavoro.

Per quanto riguarda la badante, le sue mansioni consistono nell’assistenza di un componente del nucleo familiare: la categoria in cui deve essere inquadrata la lavoratrice dipende dalle specifiche mansioni e dall’esperienza.

La badante, così come qualsiasi collaboratore domestico, ha gli stessi diritti che spettano alla generalità dei lavoratori dipendenti: diritto a una retribuzione commisurata alla quantità ed alla qualità del lavoro prestato, diritto ai riposi ed alle ferie, tutela delle assenze per malattia e infortunio, etc.

Facciamo allora il punto sul lavoro come badante: cosa sapere, come deve essere inquadrata e retribuita la lavoratrice, qual è l’orario lavorativo, quali sono le tutele spettanti.

Come funziona il rapporto di lavoro della badante?

Le mansioni della badante consistono nell’assistenza di un componente del nucleo, che può essere autosufficiente o meno.

La prestazione di lavoro della badante può essere resa in regime di convivenza, a servizio intero o ridotto, o di non convivenza, a tempo pieno o parziale.
Prestare servizio ridotto, in base alle previsioni del contratto collettivo per i lavoratori domestici, è però possibile soltanto se la badante è inquadrata nei livelli contrattuali C, B e B Super, oppure se si tratta di una studentessa di età compresa fra i 16 e i 40 anni.

La badante può essere assunta anche per sostituire, durante i giorni di riposo, uno o più lavoratori a tempo pieno addetti all’assistenza di persone non autosufficienti.

Come deve essere inquadrata la badante?

A seconda delle mansioni assegnate e delle competenze, il personale domestico è così inquadrato:

  • livelli A e AS: sono inquadrati nei livelli A e A superiore i collaboratori familiari generici, non addetti all’assistenza di persone, sprovvisti di esperienza professionale o con esperienza sino a 12 mesi; rientrano in questi livelli anche i lavoratori con maggiore esperienza che, tuttavia, svolgono le mansioni indicate a livello esecutivo e sotto il diretto controllo del datore di lavoro; la badante, dunque, in quanto addetta all’assistenza di persone non può essere inquadrata in questi livelli;
  • livelli B e BS: sono inquadrati in questi livelli i collaboratori familiari che, in possesso della necessaria esperienza, svolgono con specifica competenza le proprie mansioni, anche se soltanto a livello esecutivo; può essere inquadrata nei livelli B e B superiore, ad esempio, la badante che assiste persone autosufficienti;
  • livelli C e CS: sono inquadrati nei livelli C o C superiore i collaboratori familiari che possiedono conoscenze di base sia teoriche che tecniche, relative allo svolgimento delle mansioni assegnate; i lavoratori devono essere in grado di operare con totale autonomia e responsabilità; può essere inquadrata nel livello CS, ad esempio, la badante non specificamente formata che assiste persone non autosufficienti;
  • livelli D e DS: si tratta di collaboratori familiari che, in possesso dei necessari requisiti professionali, svolgono mansioni che richiedono responsabilità, autonomia decisionale o coordinamento, come l’assistenza specifica di persone non autosufficienti; è inquadrato nel livello D, ad esempio, chi lavora come maggiordomo, governante o capo cuoco, e nel livello DS la badante appositamente formata che assiste persone non autosufficienti.


Se la badante è assunta per sostituire, durante i giorni di riposo, uno o più lavoratori a tempo pieno addetti all’assistenza di persone non autosufficienti, inquadrati nei livelli CS o DS, deve essere a sua volta inquadrata nel livello CS o DS.

A quanto ammonta la paga della badante?

Per quanto riguarda lo stipendio della badante, il contratto collettivo dei lavoratori domestici prevede una paga minima, che dipende dall’inquadramento e dall’anzianità di servizio della lavoratrice.

La retribuzione della badante è composta dai seguenti elementi:

  • il minimo contrattuale, che viene rivalutato ogni anno;
  • gli scatti di anzianità: questi maturano ogni 2 anni di servizio presso lo stesso datore di lavoro, possono essere al massimo 7 e sono retribuiti in misura pari al 4% del minimo (Art.36 Ccnl per i lavoratori domestici);
  • un’eventuale indennità sostitutiva di vitto e alloggio;
  • un eventuale superminimo.

La retribuzione, a seconda del tipo di contratto di lavoro e dell’inquadramento, può essere mensile o oraria.

Nello specifico, lo stipendio minimo mensile della badante (e della generalità dei lavoratori domestici) varia a seconda del livello d’inquadramento:

  • Livello A: per il livello A la paga minima ammonta a 629,15 euro mensili; le badanti non possono però essere inquadrate in questo livello;
  • Livello AS: per il livello AS la paga minima ammonta a 743,55 euro mensili; le badanti non possono però essere inquadrate in questo livello;
  • Livello B: per il livello B la paga minima ammonta a 800,74 euro mensili;
  • Livello BS: per il livello BS la paga minima ammonta a 857,94 euro mensili;
  • Livello C: per il livello C la paga minima ammonta a 915,15 euro mensili;
  • Livello CS: per il livello CS la paga minima ammonta a 972,33 euro mensili;
  • Livello D: per il livello D la paga minima ammonta a 1.143,91 euro mensili;
  • Livello DS: per il livello DS la paga minima ammonta a 1.201,11 euro mensili.

Qual è la paga oraria minima della badante?

Anche la paga oraria minima della badante cambia a seconda del livello d’inquadramento:

  • Livello A: per il livello A la paga minima ammonta a 4,57 euro all’ora; le badanti non possono però essere inquadrate in questo livello;
  • Livello AS: per il livello AS la paga minima ammonta a 5,39 euro all’ora; le badanti non possono però essere inquadrate in questo livello;
  • Livello B: per il livello B la paga minima ammonta a 5,72 euro all’ora;
  • Livello BS: per il livello BS la paga minima ammonta a 6,06 euro all’ora;
  • Livello C: per il livello C la paga minima ammonta a 6,4 euro all’ora;
  • Livello CS: per il livello CS la paga minima ammonta a 6,74 euro all’ora;
  • Livello D: per il livello D la paga minima ammonta a 7,78 euro all’ora;
  • Livello DS: 8, per il livello DS la paga minima ammonta a 12 euro all’ora.

Quanto è pagata la badante per l’assistenza notturna?

La paga per le badanti che prestano assistenza notturna varia, ugualmente, a seconda del livello d’inquadramento:

  • per l’assistenza notturna di persone autosufficienti, se la lavoratrice è inquadrata nel livello BS; 986,62 euro mensili;
  • per l’assistenza notturna di persone non autosufficienti, se la lavoratrice è inquadrata nel livello CS: 1.118,18 euro mensili;
  • per l’assistenza notturna di persone non autosufficienti, se la lavoratrice è inquadrata nel livello DS: 1.381,30 euro mensili.

Per l’assistenza a persone non autosufficienti, con prestazioni limitate alla copertura dei giorni di riposo dei lavoratori titolari:

  • se la lavoratrice è inquadrata nel livello CS: 7,26 euro all’ora;
  • se la lavoratrice è inquadrata nel livello DS: 8,78 euro all’ora;
  • la retribuzione della sola presenza notturna è pari a 660,61 euro mensili.

Qual è l’indennità di vitto e alloggio della badante?

Nei casi in cui non sia possibile fornire alla badante vitto e alloggio, pur avendone diritto, la lavoratrice ha diritto all’indennità sostitutiva di vitto e alloggio.

Quest’indennità è pari a 5,53 euro al giorno (i valori sono rivalutati annualmente), così suddivisi:

  • 1,93 euro per il pranzo;
  • 1,93 euro per la cena;
  • 1,67 euro per l’alloggio.

Qual è l’orario di lavoro giornaliero della badante?

In base a quanto previsto dal contratto collettivo dei lavoratori domestici, l’orario giornaliero di lavoro di colf e badanti non può superare:

  • 10 ore (non consecutive), se la badante (o la colf) è assunta come convivente a servizio intero;
  • 10 ore non consecutive al giorno su 3 giorni settimanali, se la badante è assunta come convivente a servizio ridotto, oppure le ore lavorative devono essere collocate dalle 6 alle 14 o dalle 14 alle 22;
  • 8 ore (non consecutive) distribuite su 5 o 6 giorni se la badante è assunta come non convivente.

Qual è l’orario di lavoro settimanale della badante?

In base a quanto previsto dal contratto collettivo dei lavoratori domestici, l’orario settimanale di lavoro della badante, così come quello della colf, non può superare:

  • 54 ore, se assunta come convivente a servizio intero;
  • 30 ore se assunta come convivente a servizio ridotto;
  • 40 ore se assunta come non convivente.

A quali riposi ha diritto la badante?

La badante, come la generalità dei lavori dipendenti, ha diritto a un riposo giornaliero di almeno 11 ore consecutive.

Se la badante è convivente, spettano anche 2 ore al giorno non retribuite (le ore spettano nel caso in cui l’orario giornaliero non sia interamente collocato dalle 6 alle 14, o dalle 14 alle 22), durante le quali la lavoratrice può uscire dall’abitazione del datore di lavoro.

Se la badante ha un orario giornaliero pari o superiore a 6 ore, nel caso in cui sia concordata la presenza continuativa sul posto di lavoro, ha diritto a una pausa per la fruizione del pasto, al pasto stesso, o ad un’indennità pari al suo valore convenzionale. Il tempo necessario alla consumazione del pasto è concordato tra le parti e non viene retribuito.

Per quanto riguarda il riposo settimanale della badante, deve essere almeno pari a:

  • 36 ore, di cui 24 ore di domenica, e 12 ore in altro giorno della settimana (concordato tra le parti), nel quale si deve prestare attività per un numero di ore non superiore alla metà della durata normale giornaliera, per le conviventi a servizio intero;
  • 24 ore di domenica (o in un’altra giornata, nel caso in cui la lavoratrice professi una fede religiosa che prevede la solennizzazione in giorno diverso dalla domenica), se la badante non è convivente; il riposo settimanale domenicale, nella generalità dei casi, è irrinunciabile. Se per esigenze imprevedibili vengono richieste prestazioni di domenica, il datore di lavoro deve concedere un pari numero di ore di riposo non retribuito nel corso della giornata seguente, oltre alla maggiorazione per lavoro festivo;
  • i riposi possono essere variabili in base alla distribuzione dell’orario settimanale, se la badante è convivente a servizio ridotto.

Com’è pagato il lavoro notturno della badante?

Se la badante lavora tra le ore 6 e le 22, ha diritto a una maggiorazione pari al 20% della retribuzione globale di fatto oraria. La maggiorazione non è dovuta se la badante è stata assunta specificamente per prestazioni discontinue assistenziali di attesa notturna o di presenza notturna.

In questi casi, però, è assicurata una retribuzione specifica.

Com’è pagato il lavoro straordinario della badante?

Il lavoro straordinario della badante corrisponde alle ore che eccedono la durata giornaliera o settimanale massima (salvo il prolungamento concordato per il recupero di ore non lavorate).

Lo straordinario può essere chiesto sia di giorno che di notte, salvo giustificato impedimento. Deve essere richiesto con almeno un giorno di preavviso, salvo casi di emergenza o particolari necessità impreviste, e non deve pregiudicare il diritto al riposo giornaliero.

Il lavoro straordinario è retribuito con le seguenti maggiorazioni:

  • se diurno (dalle 6 alle 22): spetta una maggiorazione del 25% della paga oraria;
  • se notturno (dalle 22 alle 6): spetta una maggiorazione del 50% della paga oraria;
  • se festivo: spetta una maggiorazione del 60% della paga oraria;
  • per le ore prestate da lavoratori non conviventi, eccedenti le 40 ore settimanali e fino alle 44 ore settimanali, se eseguite tra le 6 e le 22, spetta una maggiorazione oraria del 10%.


Per le conviventi a servizio ridotto, deve essere corrisposta, qualunque sia l’orario osservato nel limite massimo delle 30 ore, la retribuzione contrattuale. Eventuali prestazioni lavorative eccedenti l’orario effettivo di lavoro concordato per iscritto devono essere retribuite con la retribuzione globale di fatto oraria se collocate temporalmente all’interno della fascia oraria concordata, e come lavoro straordinario se collocate al di fuori di tale fascia.

Com’è pagato il lavoro festivo della badante?

Le festività retribuite, per colf e badanti, coincidono con quelle riconosciute alla generalità dei lavoratori.

Se la festività infrasettimanale coincide con la domenica, la badante ha diritto:

  • al recupero del riposo in altra giornata;
  • in alternativa, al pagamento di 1/26 della retribuzione globale di fatto mensile.

Nei rapporti di lavoro a ore le festività nazionali sono retribuite sulla base della normale paga oraria ragguagliata ad un 1/6 dell’orario settimanale. Le festività da retribuire sono tutte quelle che cadono nel periodo interessato.


La maggiorazione per lavoro festivo è pari al 60% della retribuzione globale di fatto oraria.

Com’è pagato il lavoro della badante nella giornata di riposo?

Se per esigenze imprevedibili viene chiesto alla badante di lavorare di domenica, o nel giorno di riposo da lei prescelto, il datore di lavoro deve concedere un pari numero di ore di riposo non retribuito nel corso della giornata seguente, oltre alla maggiorazione, pari al 60%.

Se alla badante è chiesto di lavorare nelle 12 ore di riposo non domenicale, spetta la retribuzione globale di fatto (che comprende indennità di vitto e alloggio se dovute) maggiorata del 40%, salvo quando il riposo è recuperato in altro giorno della stessa settimana

In caso di emergenza, comunque, le prestazioni effettuate negli orari di riposo notturno e diurno, purché siano occasionali e imprevedibili, danno luogo soltanto al prolungamento del riposo stesso.

Quali sono le ferie della badante?

Per ogni anno di servizio presso lo stesso datore di lavoro, la badante ha diritto ad un periodo di ferie pari a 26 giorni lavorativi, indipendentemente dalla durata e dalla distribuzione dell’orario di lavoro.

Il diritto al godimento delle ferie è irrinunciabile come previsto per la generalità dei lavoratori dal D.lgs. 66/2003; le ferie devono normalmente essere fruite in modo continuativo, o frazionate in non più di due periodi all’anno. Il datore di lavoro, compatibilmente con le esigenze proprie e della badante, deve fissare il periodo di ferie tra giugno e settembre, ferma restando la possibilità di diverso accordo tra le parti.

Il godimento delle ferie deve in genere avvenire per almeno due settimane entro l’anno di maturazione e, per le due ulteriori settimane, entro i 18 mesi successivi all’anno di maturazione; la badante straniera, su richiesta e con l’accordo del datore di lavoro, può cumulare le ferie nell’arco di un biennio, per avere più tempo per il suo rientro temporaneo in patria.

Le ferie si maturano su base mensile: se in un mese risultano lavorate meno di 15 giornate (2 settimane), il rateo ferie non si considera maturato; in caso contrario, si considera maturato un mese intero. A tal fine bisogna, però, tener presente che la settimana lavorativa è considerata di sei giorni per il computo delle ferie, indipendentemente dalla distribuzione dell’orario di lavoro settimanale.

Come sono pagate le ferie della badante?

Durante il periodo di ferie la badante è retribuita normalmente, come se fosse in servizio: per la precisione, la lavoratrice ha diritto per ciascuna giornata ad una retribuzione pari a 1/26 della retribuzione globale di fatto mensile.
Se la paga è oraria, la badante ha diritto a percepire una retribuzione ragguagliata ad 1/6 dell’orario settimanale di lavoro, per ogni giorno di ferie godute.

La badante che usufruisce di vitto e alloggio ha diritto a percepire un compenso sostitutivo convenzionale se durante le ferie soggiorna in un altro luogo.

Come si calcola la tredicesima della badante?

Tutti i lavoratori domestici, quindi anche le badanti, hanno diritto a una mensilità aggiuntiva, la tredicesima, che viene liquidata a dicembre, in occasione delle feste: la tredicesima ammonta a un dodicesimo dell’intera retribuzione annua e matura mensilmente.


Ad esempio, se la badante ha prestato servizio per 10 mesi nell’anno, con retribuzione mensile pari a 900 euro, la tredicesima si ottiene col seguente calcolo:

900 x 10: 12

La tredicesima matura anche nei periodi di malattia, maternità e infortunio.

Com’è tutelata la badante in caso di malattia?

La badante, in caso di malattia, deve avvertire anticipatamente il datore di lavoro, e far pervenire, entro 2 giorni, il certificato medico. Non è necessario, come per la generalità dei lavoratori dipendenti, l’invio del certificato medico telematico all’Inps, da parte del medico curante, poiché l’istituto non paga alcuna indennità di malattia.

La badante ha diritto alla conservazione del posto sino a:

  • 10 giorni, per anzianità di servizio inferiore a 6 mesi;
  • 45 giorni, per anzianità di servizio da 6 mesi a 2 anni;
  • 180 giorni, per anzianità di servizio oltre i 2 anni.

Com’è retribuita la badante in caso di malattia?

Il datore di lavoro deve pagare alla badante la metà della retribuzione, per i primi 3 giorni di malattia, e la retribuzione intera per i giorni successivi, sino a:

  • 8 giorni, per anzianità di servizio inferiore a 6 mesi;
  • 10 giorni, per anzianità di servizio da 6 mesi a 2 anni;
  • 15 giorni, per anzianità di servizio oltre i 2 anni.

Com’è tutelata la badante in caso di infortunio?

Se la badante subisce un infortunio durante lo svolgimento dell’attività, il datore di lavoro deve denunciarlo all’Inail, è tenuto a corrispondere la retribuzione globale di fatto per i primi 3 giorni di assenza, ed a conservare il posto per:

  • 10 giorni, per anzianità di servizio inferiore a 6 mesi;
  • 45 giorni, per anzianità di servizio da 6 mesi a 2 anni;
  • 180 giorni, per anzianità di servizio oltre i 2 anni.

Com’è tutelata la badante in caso di maternità?

Durante il periodo di congedo obbligatorio per maternità previsto dalla legge (2 mesi prima del parto e 3 mesi dopo, oppure 1 mese prima e 4 mesi dopo), la badante ha diritto alla conservazione del posto, all’astensione dal lavoro e ad una indennità sostitutiva della retribuzione.

Il licenziamento, entro tale periodo, è permesso solo per mancanze gravi che non consentono la prosecuzione, neanche provvisoria, del rapporto.

Durante il periodo di congedo, la lavoratrice ha diritto all’indennità di maternità pagata dall’Inps: l’indennità ammonta all’80 % del salario convenzionale, su cui sono versati i contributi orari.

La prestazione, però, è dovuta solo se nei 24 mesi che precedono l’astensione obbligatoria risultano almeno 52 contributi settimanali ( anche in settori differenti dal lavoro domestico), oppure se nei 12 mesi precedenti risultano almeno 26 contributi settimanali, anche non derivanti da lavoro domestico.

In caso contrario, può spettare l’assegno di maternità dello Stato o del Comune.

Come si assume la badante?

Una volta concordate le mansioni, il livello d’inquadramento e l’orario lavorativo, il datore di lavoro domestico ha l’obbligo di consegnare alla badante, prima dell’inizio dell’attività, un contratto di lavoro (la cosiddetta lettera di assunzione) col seguente contenuto:

  • data di inizio del rapporto di lavoro;
  • retribuzione;
  • mansioni e livello di appartenenza;
  • eventuale convivenza;
  • orario di lavoro, compresa la collocazione della mezza giornata di riposo settimanale aggiuntiva rispetto alla domenica o a un diverso festivo (ad esempio, per altra fede religiosa);
  • retribuzione pattuita;
  • contribuzione di assistenza contrattuale (Cassa Colf);
  • luogo di svolgimento dell’attività lavorativa, ed eventuali previsioni di temporanei spostamenti (villeggiatura o altri motivi legati alla famiglia);
  • periodo di ferie annuali;
  • eventuale durata del periodo di prova;
  • ulteriori clausole specifiche.

Come si comunica l’assunzione della badante?

Anche per le badanti, come per la generalità dei lavoratori domestici, è obbligatoria la comunicazione di assunzione preventiva, da presentare all’Inps, a cura del datore di lavoro, entro le ore 24 del giorno precedente (festivi compresi) a quello di inizio dell’attività. La comunicazione vale anche nei confronti dei servizi competenti, del Ministero del Lavoro, dell’Inail e della Prefettura.

L’obbligo della comunicazione vale anche per il periodo di prova, a prescindere dalla durata del lavoro, della sua saltuarietà, e dal fatto che il lavoratore sia già assicurato per altre attività o titolare di pensione.

L’assunzione può essere comunicata tramite:

  • sito web dell’Inps, utilizzando l’apposita procedura Internet di compilazione e invio on-line, se si è in possesso delle credenziali per l’accesso ai servizi;
  • call center Inps, al numero 803.164 da rete fissa, o al numero 06164164 da rete mobile;
  • intermediari abilitati o patronati.

Come si calcolano i contributi della badante?

I contributi della badante, diversamente da quanto avviene per la generalità dei lavoratori dipendenti, si calcolano sulla paga oraria, e non sulla retribuzione mensile.

La paga oraria da considerare ai fini del calcolo dei contributi, in particolare, è composta dai seguenti elementi:

  • retribuzione oraria concordata;
  • valore convenzionale di vitto e alloggio, frazionato ad ore, ove dovuto;
  • tredicesima mensilità, frazionata ad ore.

Quindi, per trovare la paga oraria effettiva, da utilizzare come base per il calcolo della contribuzione, bisogna sommare:

  • la paga oraria contrattuale;
  • il rateo orario di tredicesima (quota oraria diviso 12; ad esempio, per una paga oraria di 9 euro, il rateo di tredicesima da sommare sarà pari a 0,75);
  • l’importo orario di vitto e alloggio, se dovuto (che si ricava in questo modo: valore convenzionale giornaliero Inps di vitto e alloggio, per il numero delle giornate lavorate, diviso il numero di ore lavorate).

Dalla paga oraria si ricava il contributo orario utilizzando le tabelle Inps dei contributi, pubblicate annualmente: le tabelle contengono le diverse fasce di retribuzione oraria effettiva, a ciascuna delle quali è collegato il contributo orario corrispondente.

Per approfondire: Contributi 2018 di colf e badanti.

Come si pagano i contributi della badante?

Il termine per il pagamento dei contributi, che avviene su base trimestrale, è:

  • per il primo trimestre: 1-10 aprile;
  • per il secondo trimestre: 1-10 luglio;
  • per il terzo trimestre: 1-10 ottobre;
  • per il quarto trimestre: 1-10 gennaio.

I contributi possono essere versati utilizzando i bollettini Mav disponibili nel portale web dell’Inps, precompilati con gli importi dovuti; i bollettini possono anche essere pagati online con carta di credito.

Gli importi possono essere cambiati, in caso di variazioni dell’orario lavorativo, tramite i servizi telematici dell’Inps.

Qual è il preavviso per dimissioni e licenziamento della badante?

Datore di lavoro e badante sono liberi di cessare il rapporto lavorativo, con preavviso di:

  • 15 giorni, sino a 5 anni di anzianità di servizio;
  • 30 giorni, oltre 5 anni di anzianità di servizio.

Se l’attività non supera le 24 ore a settimana, il preavviso è pari a:

  • 8 giorni, sino a 2 anni di anzianità di servizio;
  • 15 giorni, oltre 2 anni di anzianità di servizio.

I termini sono dimezzati se è il lavoratore a dimettersi.

Se il datore di lavoro non rispetta l’intero periodo di preavviso, deve corrispondere un’indennità pari alla retribuzione spettante nel periodo di preavviso restante; se è il lavoratore a non rispettarlo, e a non effettuare la prestazione nel periodo di preavviso, l’importo che sarebbe spettato in tale periodo deve essere trattenuto dalla liquidazione.

A quanto ammonta il Tfr della badante?

La badante, come la generalità dei lavoratori, ha diritto al Tfr, il trattamento di fine rapporto, o liquidazione, che deve essere corrisposto in ogni caso di cessazione del rapporto di lavoro.

Ecco come si calcola il Tfr: la retribuzione annua, comprensiva dell’eventuale indennità di vitto e alloggio, viene divisa per 13,5, con rivalutazione annuale delle somme accantonate.
Le quote annue accantonate sono incrementate dell’1,5% annuo, mensilmente riproporzionato, e del 75% dell’aumento del costo della vita, accertato dall’Istat, con esclusione della quota maturata nell’anno in corso.

La liquidazione, dietro accordo, può essere anche pagata ogni anno, ma non mensilmente; non si considera maturato alcun rateo Tfr nei mesi con meno di 15 giorni lavorati (valgono le stese osservazioni esposte per i ratei ferie).

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