La crisi di Boeing è l’emblema del declino USA

Roberto Vivaldelli

05/11/2024

Fino a vent’anni fa, Boeing era una delle aziende più celebrate a Wall Street. Oggi una serie di errori di governance hanno portato la compagnia al collasso.

La crisi di Boeing è l’emblema del declino USA

Nel 1997, Boeing era una delle aziende più celebrate a Wall Street. Dopo aver superato ostacoli normativi, si era fusa con McDonnell Douglas, diventando il più grande produttore di aerei e il secondo maggiore appaltatore della difesa al mondo, con oltre 200.000 dipendenti e numerosi stabilimenti sparsi negli Stati Uniti.

Questo, però, è un lontano ricordo. Oggi, infatti, una delle aziende più importanti per l’industria aeronautica e l’economia americana, sta affrontando una crisi profonda che mette in dubbio il suo futuro. Per recuperare, dovrà riconquistare la fiducia di viaggiatori, compagnie aeree, regolatori, investitori e dipendenti, un compito difficile reso ancora più complesso dai recenti problemi tecnici, scioperi e difficoltà finanziarie. Ma i problemi sono tanti e riguardano gli Usa come sistema Paese.

La crisi di Boeing

Oggi la reputazione di Boeing è crollata a causa di una serie di disastri legati a errori di progettazione e ingegneria frettolosa che hanno provocato incidenti mortali. Quest’anno, come ricorda il Wall Street Journal, l’azienda ha dovuto fare i conti con una serie di fatti che ne hanno minato la credibilità: un pannello della fusoliera di uno dei suoi aerei si è staccato in volo, la capsula spaziale Starliner ha lasciato due astronauti bloccati in orbita, e uno sciopero del suo principale sindacato ha interrotto la produzione. La compagnia si trova anche a dover affrontare una causa legata a due incidenti mortali e potrebbe vedere il suo rating creditizio ridotto a livello “junk".

La crisi di Boeing deriva da diversi fattori: una cultura aziendale che ha privilegiato la finanza rispetto all’ingegneria aerospaziale, la ricerca verso fornitori più economici, l’attenzione ossessiva sugli obiettivi produttivi a discapito della sicurezza e una leadership distante dalla realtà quotidiana dell’azienda. Insomma, profitto su tutto a scapito della qualità e della sicurezza, una strategia aziendale suicida che ha portato la compagnia sull’orlo del collasso. Questo ha portato molti a chiedersi se Boeing possa fallire e quali sarebbero le conseguenze per un’azienda così simbolica per gli Stati Uniti. Le difficoltà dell’azienda sono in gran parte legate al 737 MAX, un modello che, per ridurre i costi, ha sofferto di gravi errori di progettazione, contribuendo a due disastrosi incidenti. L’azienda, sotto la guida dell’ex CEO Dennis Muilenburg, aveva minimizzato i problemi di sicurezza, compromettendo ulteriormente la fiducia del pubblico.

La ricetta della compagnia? Licenziare

La governance di Boeing sembra essere tutt’altro che lungimirante e per limitare le perdite fa quello che le aziende in crisi solitamente fanno: licenziano. Secondo il piano di ristrutturazione annunciato la scorsa settimana, nota il giornalista Ken Klippenstein, Boeing intende raccogliere circa 15 miliardi di dollari attraverso l’emissione di azioni e obbligazioni convertibili. Questa decisione precede un piano per licenziare 17.000 dipendenti, pari al 10% della forza lavoro. Tuttavia, i problemi con i lavoratori sono tutt’altro che risolti. Circa 33.000 dipendenti sindacalizzati hanno scioperato il mese scorso, insoddisfatti per i salari stagnanti e la riduzione dei benefici. I membri del sindacato International Association of Machinists and Aerospace Workers hanno rifiutato un’offerta iniziale di aumento del 25% in quattro anni. E le tensioni aumentano.

Una crisi per la sicurezza nazionale

Boeing, come già accennato, sta pagando il prezzo salatissimo di errori di governance interni e di una cultura che ha privilegiato i risultati finanziari rispetto all’eccellenza ingegneristica, che era il suo marchio di fabbrica. Questo declino di una delle aziende simbolo degli Stati Uniti rappresenta non solo una crisi per gli azionisti, ma una potenziale minaccia per l’economia e la sicurezza del Paese, soprattutto nel contesto della competizione geopolitica con la Cina. Tale declino preoccupa molto gli analisti americani, infatti, per via per della tecnologica degli Stati Uniti, soprattutto se Pechino dovesse - prima o poi - prendere il controllo di Taiwan, principale produttore di semiconduttori avanzati. Sarà uno dei principali dossier a cui dovrà lavorare la prossima amministrazione americana.

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