L’Italia ha il secondo debito pubblico più alto dell’Unione Europea e un debito privato in assoluto tra i più bassi.
Ossia tutto il contrario di quanto accade nelle principali economie del Centro e del Nord Europa, dove a un debito pubblico generalmente basso si accompagna un livello di indebitamento delle famiglie in media molto più elevato. In effetti, le famiglie italiane risultano tra le meno indebitate d’Europa, recentemente a un livello di indebitamento mai stato così basso negli ultimi dieci anni.
Eppure, bisogna considerarla una notizia positiva solo in parte, perché l’indebitamento di solito risulta più alto soprattutto nelle economie avanzate, che offrono maggiori possibilità di accesso al credito e alti livelli di welfare.
Debito pubblico vs debito privato: cosa dicono i dati?
Il rapporto tra debito e reddito delle famiglie italiane continua a mantenersi su livelli relativamente bassi rispetto alla media europea. Secondo gli ultimi dati Eurostat, nel 2023 il valore si è attestato al 57,2%, in calo rispetto al picco del 63,7% registrato nel 2020. Questo indicatore misura la quota di reddito destinata al pagamento dei debiti, come mutui o rate per beni di consumo.
A livello europeo, però, il quadro è ben diverso: in molti Paesi, l’indebitamento delle famiglie è significativamente più elevato.
La classifica dei Paesi europei in base al rapporto debito/reddito delle famiglie mostra alcuni trend interessanti:
- Svizzera: 192,8%
- Paesi Bassi: 184,9%
- Lussemburgo: 175,1%
- Danimarca: 172%
- Svezia: 144,5%
- Cipro: 133,9%
- Irlanda: 125,6%
- Portogallo: 119,3%
- Finlandia: 117,6%
- Regno Unito: 116,3%
- Spagna: 101,9%
- Francia: 95,3%
- Germania: 78,1%
- Austria: 70,2%
- Italia: 57,2%
- Grecia: 53,3%
Bisogna notare che, salvo qualche eccezione, i paesi con le retribuzioni più elevate sono anche quelli nei quali i cittadini tendono a essere maggiormente indebitati. Solo per fare un esempio, si può citare il caso della Svizzera, che a fronte di uno stipendio mediano mensile di circa 7 mila euro netti, risulta il paese con la popolazione più indebitata in Europa, con un rapporto debito/reddito di oltre il 192,8% e un debito pubblico notoriamente molto basso.
In Italia e Grecia, invece, il discorso è completamente diverso: il debito pubblico è alto mentre quello privato si mantiene abbastanza contenuto, in buona parte anche a causa della sfiducia nella crescita economica dei rispettivi paesi e della conseguente maggiore propensione ad accumulare risparmio.
Dove sale l’indebitamento delle famiglie italiane?
Secondo i più recenti dati della Banca d’Italia (riferiti al 2022), è indebitato il 26% delle famiglie italiane, in particolare quelle delle regioni del Nord (28,9%) e del Centro (28,6%) e meno al Sud e nelle isole (20%). Contrarre debito è strettamente legato al reddito: la metà delle famiglie italiane con redditi più elevati detiene infatti circa l’85% dei prestiti complessivi erogati da intermediari finanziari.
L’indebitamento è diffuso soprattutto nei nuclei i cui capofamiglia (da intendersi come la persona che percepisce reddito all’interno della famiglia) hanno tra i 31 e i 50 anni. Le meno indebitate sono invece le famiglie più anziane, rappresentate da un componente over 65: solo il 10% risultava avere debiti nel 2022. Nonostante per loro il debito sia poco diffuso, le famiglie più anziane indebitate sono praticamente raddoppiate negli ultimi vent’anni: nel 2002 solo il 5% dei nuclei over 65 aveva un debito.
Allo stesso tempo, poco indebitate sono anche le famiglie con capifamiglia under 30: solo il 27,7% è risultata indebitata nel 2022, mentre in passato le famiglie giovani avevano maggiore propensione a contrarre debito (quasi il 40% ne aveva uno nel 2008). Il 13,9% delle famiglie italiane è indebitata per comprare casa, il 10,2% per l’acquisto di beni di consumo, il 4,6% per scoperto di conto corrente o su carta di credito, il 2,5% per ragioni professionali e l’1,4% nei confronti di parenti o amici.